Lycia: Quiet Moments

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E’ sempre un piacere  ritrovare un lavoro targato Lycia. Nati nei tardi anni ’80, i Lycia erano divenuti ben presto un mito del mondo dark, anche se non sono mai riusciti – né forse l’avrebbero mai voluto – a rappresentare un punto di riferimento di massa. Lo sono stati però per tanti altri musicisti negli anni 2000 che, ciascuno con le peculiarità del proprio stile, si è fatto conquistare dalle atmosfere oscure ricevendone ispirazione.

Le varie vicende vissute, separazioni, ritorni e via dicendo hanno reso la loro strada più complessa di quella di altre band e l’album del 2002, Tripping Back Into The Broken Days, non era piaciuto a tutti… Oggi VanPortfleet e VanFlower ci riprovano con Quiet Moments, lavoro contenente undici tracce e, a mio avviso, ci sono buone probabilità che il loro ‘culto’ rinverdisca. Si tratta infatti di un disco di un certo rilievo: costituito da materiale nuovo, non si limita a far rivivere le esperienze del passato. In luogo del desolante senso di disperazione che emana da vari loro classici vi si ritrova una sorta di malinconico e pensoso intimismo, popolato da ricordi e rimpianti,  che si traduce in sonorità fosche ed invernali. La title track incanta subito: l’atmosfera tra il solenne ed il sognante, tastiera e chitarra che disegnano freddi paesaggi leggeri ed irreali animati dalla voce avvolgente di VanPortfleet, in pratica pura poesia. Più cupa e disperata, “The Visitor” con suoni immateriali inondati da struggenti note di chitarra e il bellissimo cantato, mentre “Antartica”evoca suggestioni ‘ethereal’ che fanno francamente concorrenza ai grandi Dead Can Dance, seppur con una maggiore, ‘sussurrata’ freddezza. Sulla stessa linea si muove anche “Greenland”, in cui però i suoni risultano più ricchi e pieni. Ma se con la strumentale “The Pier” l’afflato si fa cosmico e ci si perde nei labirinti della mente,  in “Spring Trees” un’inattesa chitarra ‘penetrante’ ci riporta in terra ‘gotica’ che la voce della Vanflower ammorbidisce con echi lontani. L’atmosfera sembra mutare con “Dead Leaves Fall” per l’introduzione di sporadici ‘rumorismi’ ed infatti subito dopo “Dead Star Cold Star” lascia indietro l’aspetto ‘ethereal’ insistendo invece sul lato ‘elettronico’ più ‘tosto’ e lasciando spazio a sonorità più ‘tese’ e sperimentali: le due ‘anime’ trovano in  “The Soil is Dead” la loro sintesi, con i ‘gorgheggi’ della VanFlower che aleggiano nel vento. Quiet Moments rispecchia, se non la quiete, almeno la maturità raggiunta e l’esperienza di un mestiere sempre condotto senza ombre; i fan dei Lycia non potranno che esserne soddisfatti.

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