Musica W Festival 2013

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La presenza di The Soft Moon al ‘Musica W Festival 2013’ di Castellina Marittima (PI) aggiunge, se per caso ce ne fosse bisogno, ulteriore lustro ad una manifestazione che quest’anno si è svolta per la diciannovesima volta, confermando una popolarità ed una simpatia conquistate con impegno e dedizione mai venuti meno. Nato come una sorta di festa paesana, il ‘Musica W Festival’ è diventato nel tempo un evento estivo di richiamo, ospitando, oltre a giovani artisti italiani accuratamente selezionati, cui è stata destinata la sezione del ‘contest’, anche musicisti internazionali di notevole importanza, appartenenti a varie correnti musicali: fra questi vogliamo ricordare nomi come Teatro degli Orrori, Giovanni Lindo Ferretti, Cristiano Godano, 7 Seconds, A Place to Bury Strangers e molti altri. Se si considera poi che l’accesso al Festival è gratuito per tutta la sua durata, che la location è assolutamente deliziosa, situata com’è fra verdi colline e con il mare proprio sotto – i panorami sono davvero incredibili! – e l’organizzazione, cui collabora con entusiasmo la maggior parte degli abitanti del paese, funziona in modo ineccepibile, si potrà capire quanto la manifestazione meriti di essere visitata, al di là degli specifici interessi musicali di ognuno. C’è da precisare infine che Musica W non comprende soltanto concerti: in programma ci sono ogni volta workshops ed esposizioni di vario tipo.

Abbiamo scelto di assistere all’ultima serata dell’evento per la partecipazione di The Soft Moon, che noi di Ver Sacrum seguiamo con attenzione fin dall’inizio e che da qualche tempo sono in giro per la promozione del secondo lavoro Zeros. Ma dal momento che erano presenti più band provenienti da diverse realtà italiane, abbiamo prestato ascolto a tutte le esibizioni, che si sono susseguite a partire dalle 21,30 circa.

Black Lemmings. Foto di Mrs Lovett

Per primo ha suonato un duo italiano, i Modern Blossom da Arezzo, di cui si sa veramente poco, tranne che a ottobre 2012 è uscito il loro primo album autoprodotto, Beg For More. La musica dei due è un elettronica cupissima intrisa di post-punk e di angoscia metropolitana: ammetto di non aver mai sentito il lavoro di esordio, ma, per quanto non vi siano idee particolarmente originali, ho trovato lo show efficace e ricco di pathos, tanto che mi riprometto di approfondire. Dopo di loro è toccata ai Black Lemmings, altro progetto italiano, che si giovano delle tastiere dell’ottimo Cosimo Barberi, a noi già noto per la ‘giovane’ e assai fruttuosa militanza nei Pankow. In realtà lo stile dei Black Lemmings che, ad onor del vero, hanno vinto recentemente anche dei contest a livello locale, ha molto poco a che vedere con quello dei Pankow: si tratta infatti di sonorità elettroniche decisamente più facili e tendenti al pop e, sebbene l’impostazione non risulti affatto banale e dimostri una notevole originalità,  questo genere di musica non rientra in quello che abitualmente seguiamo. Lo stesso può dirsi del genere musicale della formazione bolognese che si è esibita subito dopo di loro, The Crazy Crazy World of Mr Rubik, caratterizzata da un sound vivace ed assai eterogeneo, con elementi punk ed etnici combinati in modo sperimentale, e da testi politicamente impegnati. In pratica l’attesa di The Soft Moon è durata fino a mezzanotte passata.

Luis Vasquez. Foto di Mrs Lovett

Dello stile di questi ultimi c’è poco da aggiungere oltre a ciò che abbiamo scritto nelle recensioni dei due full length, The Soft MoonZeros. La musica del californiano Luis Vasquez è, a mio avviso, quanto di più stimolante ed originale si sia ascoltato negli ultimi anni nel campo della darkwave figlia del post-punk. Accompagnato da Justin Anastasi al basso e Keven Tecon alla batteria, Vasquez, anche in persona, mostra di avere tutto il carisma che emana negli album. L’atteggiamento del gruppo è estremamente distaccato, per non dire riservato, ma via via che si entra nel vivo dello show non si può non apprezzare la forza che la sua esibizione trasmette: per quanto le atmosfere rimangano cupe, talvolta pesanti, non si può certo parlare di ipnotica monotonia, se non altro per la presenza scenica del nostro che, frenetico, si divide fra chitarra e tastiera e lascia anche al canto un ruolo più rilevante che sui dischi, in cui la voce spesso si percepisce a stento o in lontananza. Viene eseguito per lo più il materiale del secondo album; la title track, in particolare, risulta davvero trascinante ma anche una delle mie preferite, “Insides”, coinvolge tutto l’uditorio: in entrambi i casi i riff alla chitarra, dalle tonalità ancora più fortemente ‘shoegaze’, hanno una resa eccezionale. Grande lavoro anche la batteria, che quasi sempre pulsa nervosa ma in qualche passaggio conferisce all’insieme cupe sfumature tribali. In sostanza i tre riescono senza fatica a far lievitare la tensione, suscitando l’entusiasmo di un pubblico che, palesemente, non era quello abituale dei concerti dark ma tuttavia ha seguito lo spettacolo con calore crescente. Purtroppo il fervore generale non ha contagiato i nostri più di tanto: infatti hanno suonato in complesso meno di un’ora e, nonostante le acclamazioni, non hanno concesso che un bis piuttosto striminzito per poi congedarsi alquanto frettolosamente.Il bilancio della serata è stato comunque più che positivo da ogni punto di vista; Luis Vasquez con The Soft Moon riconferma anche dal vivo le proprie qualità, soddisfacendo le attese e mostrando di avere ancora molto molto altro da dire.

The Soft Moon. Foto di Mrs Lovett

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