Resonance Room

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Se in Italia possiamo vantare una nutrita schiera di ottime band rivolte ad una re-interpretazione del goth-metal progressivo e decadente, lo dobbiamo in buona misura ai capiscuola Novembre. Vi sono però discepoli che non si limitano ad ascoltare la lezione dei Maestri, eppoi a ripeterla pari-pari; i Resonance Room si affiancano al Mentore, fanno proprie la sua gestualità e la sua capacità espositiva, eppoi le rielaborano, aggiungendovi i frutti di proficue ricerche. Non dei semplici osservatori, ma degli sperimentatori, sempre comunque tenendo conto della validità di dogmi sonori ben definiti. Un disco, Untouchable failure, che non mostra esitazioni e che prosegue con decisione lungo una strada tracciata, ma portando alla luce scorci di paesaggio che prima non avevamo notato. Acuti osservatori, ma pure eccellenti pittori, i loro quadri, come quelli di Salvator Rosa, esprimono un senso di decadenza gothika che va assolutamente apprezzato.

Resonance Room

Untouchable Failure potrebbe venir semplicemente catalogato come disco di gothic-metal magari debitore nei confronti di lasciti importanti (Paradise Lost, uno tra i tanti), ma così facendo si offrirebbe un quadro assolutamente parziale d’una opera ben più complessa. A chi vi siete ispirati, in questo decennio d’attività?

Sicuramente il nostro sound è stato influenzato dal gothic doom metal di metà anni novanta ma, come dici tu, il nostro progetto non intende certo limitarsi a questo… Il nostro intento quando abbiamo formato la band era di unire le sonorità gothic con l’attitudine di certe band della scena svedese, con le loro aperture prog sempre peraltro caratterizzate da un sound malinconico e decadente. Se ci siamo riusciti o meno, non sta a noi giudicare, ma a chi ascolta i nostri lavori…

Quando ascoltai per la prima volta “The Great Insomnia”, rimasi incredulo dinanzi a questo fluire di note generato dalle tastiere, così intriso di audacia progressiva, perchè tali da creare un contrasto forte, ma naturalissimo nel suo svilupparsi, con lo strumentismo goth-doom che esalta un brano degno del suo ruolo d’apertura.

Credo che tu abbia ben colto l’essenza stessa del pezzo, che riassume in un certo senso la nostra proposta musicale. Devo dire pero’ che il risultato finale è solo parzialmente esito della cosciente ricerca di una sintesi fra queste nostre due anime… In sala, durante la fase di composizione, lasciamo infatti che sia l’ispirazione a fluire liberamente. Il lavoro di rifinitura viene effettuato solo in una fase successiva.

Ascoltavo Untouchable Failure e, una volta tanto, non mi sono sorpreso a sfogliare un Byron piuttosto che uno Shelley, quanto a rimirare una riproduzione di Salvator Rosa (il celeberrimo “Il ponte rotto”). Le vostre composizioni posseggono una forte e presente valenza descrittiva, paiono davvero fissare su d’una tavolozza un senso d’incombente tragedia, di presenza tangibile d’un fato ineludibile che presto si materializzerà in tutto il suo dramma.

I tuoi complimenti sono assolutamente lusinghieri… Non meritiamo tale ingombrante paragone! Certamente riconosciamo alla nostra musica una certa qualità pittorica, come una sorta di trasposizione in note dei paesaggi piu’ decadenti dell’animo umano.

Alcuni brani ai quali vi sentite più legati, ovvero che vi hanno maggiormente impegnato in sede di composizione, quelli che magari sono nati da situazioni o da sentimenti ben definiti.

Sicuramente ‘A Picture’, un brano che, con le sue aperture quasi wave,  esce dagli stilemi tipicamente metal… Ritengo che sia il brano piu’ particolare e sentito che abbiamo mai scritto. Nessuno dei nostri brani nasce prendendo spunto da una situazione particolare; tutti i brani sono semplicemente la trasposizione in musica delle nostre emozioni.

Già all’epoca del debut “Unspoken” il vostro nome venne accostato a quello dei Novembre: è un paragone impegnativo che sentite di condividere?

Abbiamo certamente una grande stima dei Novembre; “Arte Novecento” e “Classica” sono dei veri capolavori. Tuttavia, ritengo che il genere e il sound dei Novembre differiscano sostanzialmente dalla nostra proposta.

Vi sono dei riferimenti, stilistici, esecutivi, compositivi, che risalgono all’esperienza come Fragment?

No. Eccettuato il feeling malinconico e la vena decadente, ritengo che Resonance Room sia un progetto molto piu’ articolato, complesso e maturo rispetto a Fragment.

Tre gruppi e tre dischi del passato che hanno segnato il vostro percorso artistico.

Le nostre influenze sono tantissime, anche perché ognuno di noi viene da un percorso musicale distinto. Non mi sento di scegliere fra tutti i dischi che mi hanno influenzato, anche perché ognuno di loro gioca un ruolo altrettanto importante nella mia formazione musicale.

Provate affinità coi vari Riverside, Porcupine Tree, Pain of Salvation, nomi che spesso vengono a voi accostati?

Sono  tutte band che ammiriamo tantissimo e che per qualche aspetto ci hanno sicuramente influenzato.

Vi sentite parte di una scena di innovatori che sta cercando di superare angusti confini di genere per creare un suono, se non nuovissimo, almeno personale, ove la sperimentazione non si riduce ad esercizio fine a se stesso, ma funge da importante stimolo alla crescita, alla maturazione?

Il nostro obiettivo è proprio quello di non creare barriere alla nostra creatività. Crediamo profondamente nella necessità di creare un suono quanto piu’ possibile personale e lavoreremo su questo aspetto anche in futuro.

Essendo Untouchable Failure il vostro secondo album, ritenete di aver già raggiunto delle mete che vi eravate prefissati?

Certamente no. Ogni nuovo disco è semplicemente una nuova tappa di un percorso di crescita musicale che va di pari passo con la nostra crescita personale e artistica… La meta in sé non è importante, cio’ che conta è il viaggio musicale.

Come state promuovendo il vostro nuovo disco? Quali sono stati i primi responsi di critica e di pubblico?

Abbiamo ottenuto ottime recensioni sia in Italia che all’estero e contiamo di suonare dal vivo il piu’ possibile per portare la nostra musica a quanti piu’ fan possibile… Stiamo prendendo accordi per alcune date in estate,  ma ancora non possiamo dirti niente di preciso.

Qual è il significato della piramide effigiata in copertina? E del prevalere del colore rosso (un rosso scuro, sangue)? Chi il curatore dell’artwork di Untouchable Failure?

Dell’artwork si è occupato il batterista Sandro Galati, che è un eccellente grafico. Non saprei dirti se ha inteso veicolare qualche significato in particolare… D’altronde, penso che il significato di un’opera d’arte sia sempre soggettivo; tutte le molteplici interpretazioni fornite da ogni osservatore sono corrette e accettabili, perchè l’arte parla a ognuno di noi in maniera assolutamente individuale.

Quesito finale: è più importante, per voi come Artisti, il riconoscimento di un pubblico vasto, a costo di cedere a compromessi, ovvero di una schiera più ristretta di profondi conoscitori, in grado quindi di apprezzare con senso critico ogni singolo aspetto della vostra Opera?

Cio’ che ci interessa è sicuramente l’apprezzamento non tanto di un grande pubblico incompetente, ma di intenditori. A parte il fatto che oggi vivere di musica è diventata un’ utopia – già a malapena si riesce a vivere di lavoro… Lasciamo i compromessi agli artisti da talent show. Tutto cio’ che ci importa è di comunicare le nostre emozioni a che sappia apprezzarle.

Grazie mille per l’apprezzamento e per l’interesse dimostrato nei nostri confronti!

www.mykingdommusic.net

www.facebook.com/ResonanceRoom

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