White Lies: Big TV

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Non è ancora il momento di suonare la marcia funebre per i White Lies di Harry McVeigh che, giunti infine al terzo full-length, dimostrano di essere fra i pochi gruppi inglesi assurti al successo commerciale che però non hanno ancora smarrito se stessi. Non che Big TV sia un capolavoro, per carità; ma è un disco ‘carino’, il che, di questi tempi, non è poco. Il fatto che si tratti di un concept-album che racconta di due giovani  innamorati arrivati in città dal paese fa supporre che i White Lies si sentano sicuri a sufficienza da cimentarsi con una forma più impegnativa: i testi vanno infatti tenuti presente per comprendere la sostanza di questo lavoro. Per quanto riguarda lo stile, non ci sono segni di un radicale cambiamento e le influenze sono le stesse che erano state evidenziate per i dischi precedenti; tuttavia neanche stavolta tali influenze sono sterile copiatura: parliamo di un’esperienza e di una preferenza acquisite ed interiorizzate in modo ormai professionale. Il primo singolo “There Goes Our Love Again”, era già una discreta partenza: sulla scia delle precedenti hit della band – synth in primo piano e poi chitarra – è ritmata ed orecchiabile quanto basta, ballabile quel che serve senza eccedere troppo nell’effetto ‘pop’. Ma l’opener, nonché title track, “Big TV”, forse è anche migliore: l’inizio con synth e la bella voce di McVeigh è, a mio avviso, irresistibile. “Space I” e, poco più in là,  “Space II” sono due brevissimi intermezzi strumentali che, a dire il vero, suonano un po’ ‘caramellosi’, ma “First Time Caller” è un altro pezzo anni ’80, venato di pop per quanto non in modo fastidioso. Fra le altre, ricordo “Tricky To Love”, sana e solida new wave come ai bei vecchi tempi e “Heaven Wait”, una ballata lenta e densa di malinconia, arrangiata in modo raffinato, con McVeigh in ottima forma. In sostanza non è certo il caso di gridare al miracolo e inoltre bisogna ammettere che un po’ dell’oscurità del primo album si è persa per strada, tuttavia non si può liquidare Big TV in quattro e quattr’otto, soprattutto dopo quanto si è sentito in giro ultimamente…

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