Gogol Bordello: Pura vida conspiracy

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Chi si ricorda dei Pogues? Era la fine degli anni ’80 e, durante una vacanza ad alto tasso etilico, mi capitò di ascoltarne alcuni brani, in un irish pub in cui le serate finivano ballando sui tavoli, e fu amore al primo ascolto. Ma cosa c’entrano i Pogues nella recensione dell’ultimo disco dei Gogol Bordello? Apparentemente nulla: non la provenienza geografica (anglo-irlandesi i primi, americani originari dell’Europa Orientale i secondi), né l’epoca (quando sono nati i Gogol Bordello, la parabola dei Pogues si era di fatto già esaurita); ci avviciniamo già di più se consideriamo il genere musicale, un mix di folk e punk ma, laddove i primi si ispiravano alla musica di matrice celtica, i secondi si divertono a giocare con la musica zingara e balcanica. Quello che accomuna i due gruppi, direi, è l’estro nel mescolare i generi e l’attitudine fortemente punk con cui si approcciano alla materia musicale, tirando fuori una musica che sa essere divertentissima e irresistibile a tratti, ma anche profondamente malinconica in altri momenti. In comune, ancora, hanno la presenza di un frontan che, anche se per motivi molto diversi, è in grado di colpire l’audience e creare un forte legame dei fan con il gruppo; per fortuna dei Gogol Bordello, Eugene Hütz sembra avere una componente autodistruttiva molto inferiore rispetto a Shane McGowan (da sempre totalmente dipendente dall’alcool) ma ha un carisma e una simpatia innati che, uniti alla capacità di gestire il palco, lo trasformano nel simbolo perfetto del genere di cui questo gruppo è probabilmente il più famoso esponente: il gipsy punk. Per chi avesse visto il film Ogni cosa è illuminata, Hütz ha interpretato la parte di Alex, la giovane guida Ucraina che parla inglese. Prima di parlare di questo sesto album in studio del gruppo newyorkese, credo valga la pena ricordare che la loro discografia è tutta di ottimo livello, al punto che non saprei quale disco scegliere se dovessi consigliarli a qualcuno che non li ha mai ascoltati e questo Pura vida conspiracy non fa eccezione. Gli ingredienti tipici della loro musica ci sono tutti e sono elargiti a piene mani: musica slava, attitudine punk, passione per il mondo latino (spesso i loro testi hanno parti in italiano o in spagnolo; qui, si lanciano in un simpaticissimo anthem: “Malandro, malandro, malandrino – Truffaldo, truffaldo, truffaldino”), allegria e malinconia (talvolta presenti contemporaneamente come solo il cinema di Kusturica riesce a regalare). Ovviamente il mio consiglio è di cercare di conoscere questo gruppo, anche se le sonorità sono piuttosto lontane da quelle usualmente affrontate su Ver Sacrum, e questo disco può essere un ottimo punto di partenza; per chi amasse ascoltare la musica in formato analogico, ne esiste una versione in vinile bianco con CD e 7”, sempre in vinile bianco, allegati; e, per chi ci riuscirà, suggerisco anche di non perdere una delle tre date che faranno in Italia a fine novembre.

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