Vidi Aquam: Fog Vision

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Fog Vision è l’ultimo album di un progetto italiano che si è ormai fatto un nome nel panorama darkwave nostrano: uscito inizialmente in vinile in edizione limitata, è disponibile in questi giorni anche in CD. I Vidi Aquam, attivi fin dal 1994, fanno capo principalmente al fondatore Nikita che, simultaneamente, è l’anima della webzine Rosa Selvaggia, un punto di riferimento ormai stabile per il mondo dark in Italia. Il primo lavoro ufficiale dei Vidi Aquam, The World Dies, risale al 2010 ed aveva ricevuto un’accoglienza più che soddisfacente. Le sonorità di oggi sono, come è ovvio, ben legate a quelle di tre anni fa e comunque palesemente ispirate dalla lezione wave e post-punk; come allora, la produzione è assai curata e la parte vocale, che si deve ancora una volta a Nikita, sembra aver acquistato in padronanza e in mestiere, mostrando un notevole ascendente. L’opener “The Puppets Show”, dopo un bizzarro inizio da circo equestre e l’elegante ed ammiccante presentazione a cura di Lady in Black, ci ‘immerge’ subito in un paesaggio oscuro ed opprimente, in balia di basso e chitarra impetuosi e trascinanti: l’impatto dal vivo deve essere di certo notevole. Subito dopo, “Forest Shout” non ammorbidisce certo la situazione e da dietro le spalle del nostro carismatico frontman spunta l’ombra di Peter Murphy. La title track, episodio davvero pregevole e tutt’altro che convenzionale, si apprezza per l’ottimo basso e l’attitudine sperimentale; poi, dopo il ‘divertissement’ di “She Says and Does Not Say” in cui si ‘schitarra’ a volontà, ecco uno dei pezzi forti, la lenta, quasi funerea “10 Agosto ‘44”, di cui giova elogiare anche il bel testo in italiano, dedicato ad un episodio della Resistenza, di Daniele Viola: tastiera, chitarra e basso evocano una sorta di lugubre danza macabra. Impossibile, infine, non segnalare “We Bare The Light”, gotica e disperata ma composita nel suo unire tastiera struggente e chitarra vigorosa e, in chiusura, “Fosca”, ispirata dal noto romanzo dello ‘scapigliato’ Tarchetti, dall’atmosfera drammatica e decadente mentre la voce sembra declamare più che cantare. Fog Vision è dunque la prova soddisfacente di un percorso decisamente orientato in positivo.

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