Monuments: Age

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Altra ristampa di un gioiellino di casa nostra, Age dei Monuments fa onore al catalogo della Mannequin che ha come sempre il merito di rimettere in circolazione musica di valore che rischiava di cadere nel dimenticatoio. I Monuments – Mauro Tavella e Andrea Costa – erano originari di Torino e furono attivi fin dai primi anni ’80. Influenzati dai fermenti della new wave, soprattutto quella proveniente da Inghilterra e Germania, hanno rappresentato la versione più nobile – e tipicamente italiana, nonostante i testi in inglese e tedesco! – del synth pop quando ancora produceva uno stile fresco ed autentico. I due hanno poi proseguito la loro attività musicale in ambito teatrale o cinematografico, applicando in altri campi l’esperienza di quegli anni.  Age risale al 1984 ed i brani originari vengono oggi riproposti insieme a due bonus tracks anch’esse tratte dal repertorio dello stesso periodo. L’opener, la deliziosa  “Oblivious”, è un buon esempio di elettronica agile e flessuosa ma, nel contempo, densa ed incisiva. Subito dopo, “Herz Von Samt” scorre vivace e colorata fino alle spigliate variazioni finali mentre “S.A.L.T” procede addirittura frenetica, incalzando febbrilmente fino alla ricchissima chiusa. “The Seals”, il primo dei brani ‘bonus’, è in effetti uno fra i più melodici e meno cupi. Il lato B inizia con la bellissima “Clock’s Room”, decisamente pervasa di un’attitudine drammatica, mentre nella successiva “Ice Age”, strumentale,  il sound si amplia in un respiro molto più ‘kosmisch’. Poi “Geisteskrankheit”, intensamente ritmata, ‘apre’ all’electro anticipando ossessioni industriali. Infine la seconda bonus track “Veiled Lady” chiude in bellezza suggerendo misteriosi collegamenti con i ‘robots’ Kraftwerk. E gli amanti vecchi e nuovi della new wave possono ritenersi ‘serviti’.

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