VNV Nation: Transnational

2
Condividi:

Attivi fin dagli anni ’90, i VNV Nation – ‘Victory, not Vengeance’ è il significato della sigla del loro nome –  sono oggi molto più vicini alla scena tedesca che a quella inglese. La loro carriera, finora, è sempre stata orientata in avanti e, nel novembre 2012, insieme ai Blutengel e ai Staubkind, hanno avuto la soddisfazione di esibirsi al ‘Gothic meets Klassik Festival’, a Lipsia, accompagnati da una vera e propria orchestra sinfonica. Il duo ha rilasciato da poco il nuovo album per il quale i giudizi non sono stati concordi; personalmente ammetto di averlo trovato deludente e decisamente inferiore anche allo stesso Automatic del 2011. Fedeli al loro stile elettronico, per lo più molto orecchiabile, i nostri non sono attratti dal rischio e dalla novità; visto che, inoltre, scarseggiano in Transnational i pezzi memorabili, ecco che questo lavoro finirà, a mio avviso, ben presto nel dimenticatoio. Apre “Generator”, traccia strumentale ariosa e gradevole, il classico inizio promettente. Subito dopo, però,  “Everything”, spiazza immediatamente per l’inattesa attitudine pop che vi si ritrova: melodia e canto romantico fanno pensare agli attuali Editors o giù di lì. Per fortuna “Primary” almeno accelera il ritmo e, tutto sommato, ha sonorità gradevoli, anche se il rischio ‘canzonetta’ è proprio a poca distanza. “Retaliate”, con maggiori influenze EBM e suoni più duri, è, alla fine, uno degli episodi migliori, con beats trascinanti ed effetti elettronici efficaci, ma la traccia seguente, “Lost Horizon”, scivola nuovamente nel pop ‘a buon mercato’, con l’ulteriore svantaggio che è strumentale, monotona, e dura oltre cinque minuti. I due brani intitolati “Teleconnect”, il secondo dei quali conclude l’album e, con i suoi otto minuti di durata sembra non finire mai, rappresentano l’anima più   languida e morbida del gruppo ma qui la noia viene ben più che sfiorata e non si può non pensare che questa dimensione sia quella che ai VNV Nation decisamente si addice di meno. Anche “Aeroscope”, che appare più vivace e meno convenzionale, risulta, alla fine, deludente come il resto. Vogliamo concedere ai VNV Nation una tranquilla fase di riflessione?

Condividi:

2 comments

Lascia un commento

*