Soviet Soviet: Fate

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Con Summer, Jesus avevamo dato appuntamento ai Soviet Soviet per la prova del full length: non è passato molto tempo, ma la band di Alessandro Costantini, Andrea Giometti e Alessandro Ferri, fortificata dalle esperienze internazionali, appare oggi più in forma che mai. Fate non è semplicemente un disco ‘revivalistico’, anche se i Joy Division e tutta la feconda lezione del post-punk sono solidamente presenti: è bello, maturo, ricco di personalità e sta raccogliendo apprezzamenti un po’ ovunque. Apre “Ecstasy” ed è subito sudore e sangue: la ritmica pulsa, chitarra e basso dilagano ed è la buona vecchia new wave che si impone, quella che, fra gli altri, i primi Editors ci avevano occasionalmente fatto ‘annusare’, almeno all’inizio. Subito dopo, “1990”, uscita anche come singolo, ci accoglie con il basso che tanto amiamo sul quale intervengono note affilate di chitarra, lasciando via libera a visioni oscure e cerebrali. Va subito precisato che la voce di Andrea Giometti, senza brillare per virtuosismi, ha decisamente forza e capacità di coinvolgimento: il timbro lievemente nasale ricorda – sono stati in molti a notarlo! – quella di Brian Molko ma le somiglianze con la musica dei Placebo per fortuna finiscono qui. “Introspective Trip” è, a mio parere, uno degli episodi migliori: le tenebre cedono il posto ad una malinconia plumbea da periferia industriale di cui la suggestiva chitarra di Costantini delinea i contorni. Ma “Further” ci rimette subito in riga, in quanto il ritmo torna furioso e l’atmosfera lascia il chiaroscuro scegliendo, ancora una volta, il nero profondo. “Gone Fast” è uno dei brani più melodici, ma non si può dire che l’energia venga meno: immagino la resa dal vivo! In “No Lesson”, invece, il paesaggio torna cupo, animato soltanto da fantasie angosciate che neanche le pause di silenzio possono arrestare. Segnalo in chiusura “Something You Can’t Forget”, pervasa da una rabbioso vigore ma estremamente coinvolgente e l’ultima “Around Here” che invece smussa le lame in una melodia quasi accattivante. Le premesse per una carriera in piena ascesa ci sono tutte e che i Soviet Soviet siano fra coloro che ci rappresentano fuori dall’Italia è un dato che deve davvero renderci fieri.

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