Foetus: Soak

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J. G. Thirlwell, l’uomo dai mille nomi e, soprattutto, dai mille aspetti, torna come Foetus a sfornare l’ennesimo di una sfilza di album. Come la maggior parte delle produzioni di  Thirlwell, Soak non può essere inquadrato in un genere: le esperienze e le strade tentate dall’autore sono talmente vaste ed eterogenee da rendere impossibile relegarlo in una categoria che non sia ‘avantgarde’ intesa in senso lato. Fra l’altro, se per caso l’eclettismo del nostro non fosse già sufficientemente evidente, proprio in contemporanea con Soak, è uscito un altro disco molto diverso, ovvero la colonna sonora interamente strumentale del film  The Blue Eyes di Eva Aridjis, mai distribuito in Italia. Si tratta dunque di un personaggio la cui cultura musicale è sicuramente spropositata, che fin dagli anni ’80 ha sperimentato a volontà, spesso anticipando idee e possibilità che solo parecchio dopo hanno preso piede, e che ha ‘visitato’ tutti i ‘settori’ esistenti. Se non molto tempo fa si era accontentato di accompagnare le ‘versioni di Zola Jesus rendendole dei classici da ‘camera’, non poteva però limitarsi ad un ruolo secondario troppo a lungo: Soak dovrebbe rappresentare il sequel del lavoro del 2010 Hide, contiene undici tracce, fra le quali qualche cover, tutte  abbastanza diverse l’una dall’altra tanto che risulta davvero difficile individuare un filo conduttore nell’intera opera; fra le altre cose, il nostro si avvale anche del contributo occasionale delle cantanti liriche Abby Fischer e Natalie Galpern, nonché del batterista Jeff Davidson. Si comincia all’insegna dello stupore con la marcia militare tipicamente americana “Red And Black And Gray And White”. Segue “Pratheism”, orchestra e cori solenni da opera lirica: praticamente una follia. “Alabaster” non si sposta dalla zona ‘musica classica’ ma poi, con la cover di “Warm Leatherette”, almeno arriva qualcosa che ci è noto: la versione di Foetus, tuttavia, con il pomposo arrangiamento da film giallo e la voce d’oltretomba, in effetti mancava. A questo punto, possiamo goderci un po’ di relax, perché “Kamikaze” è una ‘canzoncina’ al piano, ampliata poi in corso d’opera, che sembra dei Beatles quando avevano alzato il gomito. “Halloween/Turbulence”, la musica scritta da Carpenter per la sua celebre pellicola, diventa un ulteriore ‘divertissement’ fra solennità lirica ed EBM, mentre “La Rua Madureira”fa una sintesi di fanfara da circo, sinfonia (!) e morbido canto in francese, tanto per disorientare definitivamente. Per non dilungarmi troppo, concludo: Thirlwell, evidentemente, sa suonare e comporre in qualsiasi genere musicale e Soak di certo lo dimostra. Ma non pensate che sia un disco semplicemente istruttivo: in realtà è anche divertente.

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