Paolo Barbieri: Apocalisse

0
Condividi:

L’ultimo libro del Nuovo Testamento, l’Apocalisse di Giovanni, deriva il suo titolo dal termine greco ἀποκάλυψις, che significa ‘rivelazione’. Ha sempre costituito una sorta di mistero che ha appassionato e coinvolto molti studiosi per il suo significato sia letterale che simbolico, ancora non perfettamente spiegato, oltre all’enigma legato al suo autore sul quale tuttora si indaga. L’opera, che ha lo scopo, appunto, di ‘rivelare’ il destino del popolo eletto, incoraggiandolo a sopportare le persecuzioni in vista della vittoria finale del bene, ha una scrittura prettamente figurativa ed è ricca di visioni e allegorie. Queste caratteristiche hanno stimolato la fantasia fervida di uno dei più rinomati illustratori fantasy italiani, Paolo Barbieri, che già si è recentemente cimentato con successo nella rappresentazione grafica di una costruzione colossale come l’Inferno di Dante.

Anche chi non è amante del genere fantasy, non può non aver mai visto le copertine dei volumi di Licia Troisi dedicati al ‘mondo emerso’. Il ritratto di Nihal, l’eroina dai capelli blu del ciclo delle Cronache del Mondo Emerso è nato dalla penna di Barbieri ed è ovunque riconosciuto, tanto da decretare la sua fama insieme a quella, meritata per altri aspetti, della scrittrice Troisi, con la quale egli ha poi continuato a collaborare. Da allora, le tavole del nostro, hanno decorato diverse versioni italiane od opere di famosi autori di fantasy e non e il suo stile inconfondibile è entrato a far parte di molti mondi immaginari. Ci voleva comunque una bella dose di genio per inventare i ‘paesaggi’ di un libro della Bibbia facendone una sorte di terra dei sogni – o incubi, a seconda dei punti di vista – e conferendogli uno spirito moderno e vicino alla nostra sensibilità estetica. Nel volume illustrato da Barbieri, ogni tavola è corredata dei versetti a cui si riferisce, rispettando la frammentarietà che già caratterizza l’opera originale.

Dei capitoli iniziali, la prima ‘visione’ di Apocalisse fa riferimento ai quattro esseri viventi che reggono il trono di Dio, uomo, aquila, bue e leone: al di là  di ciò che gli esseri simboleggiano – Barbieri, ovviamente, non si cimenta  in una nuova esegesi della Bibbia! – l’autore li ha riprodotti senza colori, in una veste sinistra e minacciosa, evidenziata anche dai numerosi occhi di cui il loro corpo è ricoperto. Le tinte restano poi sobrie nelle successive tavole che alludono ai sette sigilli, finchè non ci imbattiamo nel primo dei Cavalieri dell’Apocalisse, quello sul cavallo bianco che, secondo la maggior parte degli interpreti, sarebbe il Messia: nell’atmosfera fumosa e opprimente, il cavallo bianco irrompe come colpito da una luce intensa ma arcana. Subito dopo, del cavaliere sul cavallo rosso si nota principalmente il cavallo, aggressivo e focoso come fosse più che altro una belva. Il cavaliere nero –  lo si apprende anche dal testo – regge una bilancia: non vuole essere una battuta, se dico che, sullo sfondo oscurissimo e pauroso, ancor più degli altri ha un aspetto veramente apocalittico. Il cavaliere verde che, per la tradizione, impersonerebbe la morte, sembra in effetti avere qualcosa in comune con i Nazgûl di Sauron ne Il signore degli anelli. Tutte queste figure, sia per  le sembianze, sia per i violenti contrasti di colore, hanno un’efficacia impressionante, la stessa che, comunque, si ritrova in seguito nelle sconvolgenti figure degli angeli delle sette trombe: questi, come forse alcuni ricorderanno, simboleggiano l’esecuzione del castigo di Dio e danno l’annuncio dei flagelli che colpiscono l’umanità. Tutti quanti esprimono una forza incisiva esaltata anche dai paesaggi distrutti che li circondano ma si osservi la bellezza dirompente dell’angelo della seconda tromba: quale orrendo, mortale vortice sovrasta il mare ‘impazzito’ dove una nave quasi minuscola arranca senza speranza; fra i colori cupi emerge il rosso minaccioso che sembra preannunciare la catastrofe globale.

Continuando poi a sfogliare il volume, si noterà che le tavole divengono ancora più ricche e cariche di particolari impressionanti: Barbieri, prendendo spunto dai passaggi principali del testo apocalittico, è riuscito così a riassumere, nelle sue visioni, tormenti ed incubi che ci coinvolgono e ci inquietano. Quando infine, nelle ultime pagine, ci troviamo di fronte la rappresentazione della Gerusalemme celeste, la potenza dell’azzurro e della luce ultraterrena che quasi sfumano la maestosità dei portali ed i bianchi volatili che segnalano il cambiamento di atmosfera, hanno una valenza liberatoria, addirittura catartica. Sarei curiosa di sapere che effetto abbiano questi scorci di un mondo sovrannaturale quanto misterioso su uno studioso ‘canonico’ dell’Apocalisse

Paolo Barbieri “Apocalisse”, Mondadori 2013, pag,104, € 22,00

Condividi:

Lascia un commento

*