Intervista ad Alessio Schiavi (Avant-Garde)

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Sul piatto gira l’omonimo EP (in vinile, 300 copie, la mia è la numero 69) che segnò l’esordio del gruppo di Alessio Schiavi. 1999, registrazione dell’anno precedente. Quattro brani, confezione in formato poster, uno di quegli oggetti nei confronti dei quali provi immediatamente, già a livello tattile, un impulso di armonia, di comunanza. Siamo nel 2013, ed Avant-Garde ha appena dato alle stampe, per la transalpina Manic Depression, l’ottimo Antitesi. Quasi due decenni (le prime tracce del gruppo risalgono al ’94) documentate da pubblicazioni regolari, solide nei contenuti e, seppur debitrici nei confronti delle scuole britannica ed americana, depositarie di uno stile che è riconoscibile, proprio. Ripercorriamo con Alessio la vicenda degli Avant-Garde, proiettandola in un futuro che, se per quanto riguarda il vissuto quotidiano è adombrato di foschi nembi, almeno per quanto concerne la “nostra” musica appare ancora foriero di buone nuove.

Gli Avant-Garde nacquero nel 1994, come riporta la bio ufficiale. Stai per tagliare il nastro del quarto lustro di attività, perché, domanda scontata, lo so, ma obbligatoria, decidesti di assemblare un progetto musicale? A chi ti ispiravi allora, quei modelli, che sintetizzasti con profitto nell’EP d’esordio del 1999, sono ancora validi?

Semplicemente, avevo voglia di suonare la musica che amavo e amo tutt’ora, dark-wave allo stato puro. In precedenza avevo militato in una band giovanile, e mi fu utile per sviluppare versioni embrionali dei brani successivamente pubblicati sui vari demo. “Onirica Paura” finì anche sull’EP del ’99. I modelli erano i soliti, ma istintivamente mi rifacevo alle chitarre di Robert Smith e al cantato di Nicola Vannini. In più, con la drum-machine volevo dare un ulteriore elemento di freddezza e di distacco. Riascoltando oggi quei brani, il trovo affettuosamente “naif”, ma il risultato era ciò che avevo effettivamente in testa. Oggi, senza falsa modestia, credo che la band abbia sviluppato uno stile proprio, ma le radici sono ancora quelle.

Volendo inserire il gruppo in un contesto più ampio, quella scena italiana e, nel tuo caso, precisamente romana che tante testimonianze validissime ha rilasciato negli anni, come ti poni nei confronti dei tuoi colleghi? Nel tempo, vi sono relazioni che si sono consolidate, ed altre invece che hanno subito una, che a volte può essere inevitabile, dispersione? Vi sono dei luoghi di incontro attorno alle quali si coagula l’attività dei complessi dark capitolini?

Ho un ottimo rapporto con molti, anzi direi tutti i componenti degli altri gruppi storici di Roma; con Bohèmien, Date at Midnight, A Silent Noise, Echoes of Silence c’è una amicizia vera e radicata, che va oltre il solo discorso musicale, e che spesso finisce in trattorie e bettole della Capitale o del suo hinterland! Musicalmente, ci si confronta e ci si consiglia sui propri lavori, spesso anche in fase di realizzazione, oppure dopo un live. Ci si conosce da molti anni, e ho sempre avvertito vibrazioni positive quando sono con qualcuno di loro. Locali a Roma dove incontrarci ce ne sono, ma per quanto mi riguarda, se non ho dj set da fare, preferisco incontrare i miei amici altrove, dove magari fare una chiacchierata propositiva, senza troppi decibel nelle orecchie. L’unica eccezione è un piccolo pub a Testaccio, dove anche durante la settimana ci si può incontrare per bere una birra e ascoltare gothic e post-punk in sottofondo.

Il primo album, Cyanure, è a tutti gli effetti un tuo solo: dopo la sua pubblicazione ti attorniasti nuovamente di altri musicisti, fino a giungere all’attuale line-up che vede l’ingresso di Viviana (Bellanza) alle tastiere, ed Alessandro (Conte) al basso oltre a Gianmarco Bellumori alla batteria (col quale interagisci da tempo, proprio Cyanure uscì per la sua GB Productions). Quanto l’apporto degli altri membri contribuisce alla definizione del vostro suono?

Alessandro è ormai nel gruppo da dieci anni. Il suo basso è uno degli elementi fondamentali del nostro sound. Inoltre è un musicista con una sensibilità ed un gusto unici, profondo conoscitore del suo strumento. Per me, il perfetto compagno d’avventure, musicali e non. Viviana ha portato una ventata di novità nel combo, da anni incentrato su un predominante suono di chitarra, ultra effettato e ricercato. Il suo synth ci ha dato una moltitudine di soluzioni ed opportunità mai avute prima, a tal punto che non finivamo mai di lavorare sui suoni, divertendoci veramente! Gianmarco di fatto, è sempre stato il componente “fantasma” del gruppo: co-produttore in tutti gli album, chitarrista tra il 2004 e i 2005, e batterista su Antitesi. I suoi consigli sono sempre preziosi, anche se a volte le nostre vedute non sempre perfettamente allineate (ma questo fa parte del “gioco”).

Sonorità che vengono ancora etichettate post-punk, ma Antitesi è ben più complesso, vi sono dei brani, o delle porzioni di canzone, che mi hanno richiamato alla memoria (ma sono impressioni personali), addirittura i Wall Of Voodoo, altri decisamente più orientati al death-rock, anche se rimane ben nitida l’impronta wave. E’ il naturale approdo dopo tanti anni di carriera?

Credo di sì. Questa volta siamo entrati in studio senza il peso di dover dare la disco una etichetta distintiva. L’unica idea era quella di creare una atmosfera claustrofobica, cercando di tirare fuori quello che avevamo dentro e basta. Sta poi all’ascoltatore, se proprio deve o vuole, fare una attività comparativa. Ascoltando ora Antitesi in maniera neutrale e distaccata, credo abbia umore e suoni tipicamente dark, nel senso più ampio del termine.

Quali (e perché) sono i brani del passato che ritieni ancora rappresentativi degli Avant-Garde, oggidì?

“Onirica paura” è per me il vero punto d’inizio, “Senza di me”, semplice ed essenziale, “Grigio”, il primo brano degli Avant-Garde riconosciuto e riconoscibile, “Love Song?”, la mia preferita di Cyanure, “D’inverno”, la canzone più “mia”, “Leid”, dedicata a Paolo Stanco, “Epigrafe”, sunto di tutto quello che gli Avant-Garde sono, musicalmente e non. Dell’ultimo album invece tutte, legate da un filo inconsciamente logico, ma con una personale preferenza per “Dove solo tu vorrai”, “Nubi altrove”, “Livido livore” ed “Il buio su Roma”.

E se volessi tracciare una linea che sintetizza l’evoluzione del sound del gruppo, vi sono delle precise circostanze che ne hanno definito una svolta, considerando ognuno dei dischi, singoli o semplici demo pubblicati fino ad oggi?

Sicuramente i vari cambiamenti all’interno della line-up; ogni persona che ha suonato e messo del proprio, ha anche influenzato inevitabilmente il sound, e non solo! I demo ed il 12” del 1999 sono caratterizzati da un suono scarno e minimale, tipicamente dark-wave. Cyanure, essendo in pratica un lavoro solista (come giustamente sottolineavi tu) è forse quello che è la naturale evoluzione dei precedenti, ma con un suono di chitarra più rude e sporco. D’inverno EP e Iron in Flesh sono caratterizzati da intrecci esasperati di effetti, influenzati più dai compromessi personali che da una precisa linea artistica, ma alla fine il risultato è, per me, soddisfacente. L’ultimo album, invece, è probabilmente quello che da un punto di vista sonoro ha un equilibrio migliore dei precedenti. Il synth, come dicevo, è l’elemento di svolta, sia compositiva che sonora. Inoltre la batteria ha dato un calore mai avuto in precedenza.

E dal punto di vista lirico? I contenuti hanno subito dei cambiamenti, nel tempo? Cosa esprimono i tuoi testi, ed a chi/cosa ti ispiri? Come componi, ti lasci guidare dall’istinto, o magari riesci meglio a concentrarti in un luogo particolare, od in un momento specifico della giornata? Subisci l’influenza del quotidiano, o da esso riesci ad isolarti?

Entrambe le cose. Non essendo io un compositore di testi nel vero senso del termine, non ho una regola di base; a volte impiego molto tempo a mettere su carta quello che ho dentro, magari facendo un lavoro anche abbastanza artificioso prima di concludere una lirica. Mi è anche capitato di scrivere di getto un testo, magari solo ascoltando il demo di un brano. Quello che cerco di fare è solo di tirare fuori un’emozione che ho dentro o liberarmi di un peso, creando l’unione ottimale tra parole e musica.

Come è avvenuto il contatto con Manic Depression? E come ti relazioni coll’etichetta francese, anche considerando che nel loro roster appaiono diversi nomi celebri della scena dark-goth?

Ho avuto un primo contatto con loro a Berlino, in occasione del Drop Dead Festival. Erano presenti con uno stand di CD, dove trovai Iron in flesh. Iniziammo a parlare, e gli dissi che eravamo in cerca di un’etichetta per pubblicare il nostro terzo album. Mi dissero quali erano le condizioni standard che generalmente propongo agli artisti che collaborano con loro. Sono state sufficienti due e-mail e una copia di Epoque EP per trovare un accordo definitivo e firmare il contratto. Sono persone molto cordiali, veri appassionati di musica e del loro lavoro. Ti fanno sentire orgoglioso di far parte della loro scuderia.

Gli Avant-Garde hanno suonato sia in Italia che all’estero, hai qualche ricordo legato a qualche esibizione particolare? E della data che teneste nel 2010 San Pietroburgo? Non è da tutti suonare nella Santa Madre Russia!

Molti. L’esperienza in Russia è stata fantastica, anche perché c’erano persone che avevano viaggiato per ventisei ore in treno per vederci suonare. Altre invece che facevano domande riguardo testi di vecchi brani, che si erano fatti tradurre da qualche familiare italiano. Mai ci saremmo aspettati un’accoglienza del genere! Personalmente, ho anche bellissimi ricordi delle date a Brussels (il primo live fuori Italia) e Londra, una delle città che amo di più.

E dei gruppi stranieri coi quali avete condiviso i palchi? And Also The Trees, Cinema Strange, Red Lorry Yellow Lorry, cosa avete appreso dallo stare accanto a gruppi così noti? Come vi siete rapportati con loro, hai qualche curiosità da condividere con noi?

Ti dico che condividere il palco con artisti che ascolti fin dall’adolescenza è a dir poco emozionante. Gli And Also The Trees, per me dei veri e propri idoli, si sono dimostrati gentilissimi ed estremamente disponibili. Abbiamo avuto modo di parlare di musica, chitarre e di… cibo! La seconda volta che abbiamo suonato insieme, sono stati loro a ricordarsi di noi. Semplicemente, persone fantastiche.
Poi la serata memorabile con i For Against in occasione del festival per il quinto anniversario di In The Night Time. Anche con loro abbiamo condiviso la passione comune per gli strumenti musicali, discutendo di modifiche apportate, effetti, soluzioni possibili… Fui particolarmente contento perché alla fine del nostro set Jeff Runnings mi venne a cercare per dirmi quanto gli eravamo piaciuti e delle sensazioni provate! Fummo semplicemente lusingati. Anche del live con i Cinema Strange ho bei ricordi, anche se un po’ annebbiati per l’elevato tasso alcolico generale!

Numerose sono le esibizioni durante le quali vi siete accompagnati invece a connazionali, vi sono alcuni coi quali provate una maggiore comunanza, non solo di stile e di esposizione?

I già citati Bohemien e Date at Midnight, sicuramente. Ovviamente l’amicizia e la confidenza reciproca aiutano molto. Ricordi particolarmente piacevoli li conservo per i festival “Obscure Fest” a Napoli e “Die Wunderkur” a Bologna, entrambi del 2006, dove erano presenti anche Chants of Maldoror e Spiritual Front. Ci divertimmo molto.

Quali responsi hai ricevuto ad oggi a proposito di Antitesi? E rispetto ai tuoi precedenti lavori, puoi rilevare se l’attenzione nei confronti della tua opera ha subito un incremento da parte del pubblico? Pur suonando un genere ben definito, cerchi di allargare la platea dei fruitori, o ti appagano i risultati già raggiunti?

Antitesi ha avuto un notevole riscontro positivo della critica sia in Italia che all’estero. La Manic Depression ha svolto un buon lavoro promozionale presso la stampa specializzata e le recensioni sono arrivate velocemente. Devo ammettere, pur essendo consapevole del buon valore del disco, che non mi aspettavo commenti esaltanti come quelli che ho letto, anche perché ritengo quest’album meno immediato dei precedenti, soprattutto se confrontato con Iron in flesh. Ovviamente, ci piacerebbe allargare il nostro pubblico al di fuori della scena gotica, ma non credo che Antitesi sia il disco ideale per farlo; troppo intimista, scuro, malinconico e sofferto. Inoltre manca, ad eccezione di “Epoque”, di brani da dancefloor, quelli cioè che ti fanno guadagnare l’attenzione dell’ascoltatore “medio”. Detto tra noi, la cosa mi preoccupa affatto, anzi…

Da più parti si levano requiem a suggellare la morte del cosiddetto mercato discografico. Ritieni invece che, soprattutto per le entità più piccole (ma non per questo minori) ci sia ancora un futuro non necessariamente segnato dalla dematerializzazione della musica? Pubblicasti come noto il tuo primo EP in vinile, formato tutt’ora in auge, lo rifaresti, magari in tiratura limitata?

Sicuramente! Per le realtà come la nostra il supporto fisico è ancora importante, se non fondamentale. Da collezionista, non amo il download o il non possedere un’opera in formato fisico; lo trovo dispersivo ed inoltre poco rispettoso per chi suona, chi pubblica, chi vive la musica come un’espressione della propria persona. Il progetto iniziale per Antitesi era di pubblicare, oltre il CD, anche una edizione limitata in vinile, cosa non possibile però con Manic Depression. Avremmo dovuto quindi appoggiarci ad una seconda etichetta, ma sia per i costi che per gli aspetti logistici, la cosa sarebbe diventata un po’ complicata. Per il 2014, anno del nostro ventesimo anniversario, stiamo pensando però di far uscire un album in vinile, con inediti e rarità. Stiamo già raccogliendo un po’ di materiale e speriamo di riuscire a fare un bel lavoro.

Comporre nuovi brani, provare, suonare dal vivo, mantenere i contatti con gli appassionati, colla label e con la stampa, come ti organizzi, tenendo conto che la musica non rappresenta una professione? Quanto tempo dedichi agli Avant-Garde, nell’arco di una settimana?

Molto, considerando che, oltre all’aspetto puramente musicale, tutto ciò che riguarda promozione e booking avviene tramite contatti diretti e per via privata. Fortunatamente, la rete ti permette di organizzare e gestire ogni aspetto ed attività della band. Spesso pensiamo di doverci affidare ad una booking agency o ad un ufficio stampa, ma mi piace avere a che fare con chi ci segue, con gli organizzatori… Fa comunque parte del mondo musicale, e lo trovo piuttosto divertente.

Uno sguardo sul futuro degli Avant-Garde: progetti che si concretizzeranno o che vorresti portare a termine? Anche tu serbi un sogno in un cassetto che vorresti prima o poi aprire?

Al momento ci interessa continuare a suonare dal vivo il più possibile e promuovere Antitesi come si faceva un tempo, quando la musica era più suonata e meno scaricata. Abbiamo appena terminato la prima serie di concerti e già sentiamo la mancanza dei live. Il mio personalissimo desiderio sarebbe, senza strani propositi o voli pindarici, ristampare tutti i nostri dischi in vinile, singoli compresi, e raccoglierli in un box. E non è detto che prima o poi questo non avvenga…

http://www.avant-garde.org.uk

http://www.manicdepressionrecords.com

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