Lè Travo: Erring and Errant

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Abbiamo recentemente parlato della Dark Entries Records per la meritoria ristampa di Maritime Tatami dei Victrola e ora la tiriamo nuovamente in ballo per l’altrettanto meritoria riedizione del bellissimo Erring and Errant, l’album di Lè Travo, progetto belga seminale per new- coldwave, attivo negli anni ’80. Nato da un’idea di Patrick Bollen che, all’epoca, era un appassionato frequentatore, a Lovanio,  dei club in cui si suonava musica new wave ed un fan delle produzioni Factory, Lè Travo – moniker derivato dal francese ‘les travaux’ –  riuscì a pubblicare per la mitica Himalaya Records uno split e successivamente, per Working Records, l’LP che ora viene fortunatamente riproposto. Dopo di questo la carriera si interruppe di colpo, nonostante oggi si debba riconoscere che il suo sound sia stato per quei tempi davvero avveniristico, tanto da risultare ancora adesso interessante e sorprendente. Erring and Errant è uscito per la prima volta nel 1985: l’edizione di Dark Entries, giustamente fedele all’originale e rimasterizzata a cura del solito George Horn, contiene anche le tre tracce apparse nel 1984 sullo split e, oltre ad essere un ascolto gradevolissimo, è una testimonianza importante per gli amanti del genere. Apre “Arapaki”, in cui il sound anni ’80 regna sovrano: ritmo svelto, tastiera e chitarra creano quell’inconfondibile amalgama, all’epoca così rivoluzionario in cui le velleità sperimentali si percepiscono ancora oggi. Subito dopo “Something New”, così malinconica, così deliziosamente britannica e poi “Guernica” talmente concitata ed intensa dopo l’inizio proto-industrial da prefigurare i primi sintomi di ‘angoscia metropolitana’; “Hips” rallenta drammaticamente e la sua atmosfera cupissima, la sua ripetitività ipnotica richiamano alla memoria certi pezzi dei grandi Minimal Compact. Ancora disposizione ‘depressa’ ma unita a ‘guizzi’ sperimentali nella strumentale “Amarcord” e qui il pensiero va ai Tuxedomoon. Dei tre brani che originariamente non facevano parte del disco, cioè “Chiaroscuro”, “Caterwaul” e “Glow of Gnome”, la più interessante è, a mio parere, la seconda che ha un esordio freddo e spettrale con strani cori ultraterreni ‘fustigati’ da un drumming duro ed asciutto e si evolve poi in un canto dai toni impetuosi su note più ‘compiacenti’. In chiusura, “E la Nave Va” , fra ambient e new wave attesta la sconcertante originalità e modernità di un progetto rimasto sconosciuto ai più ma che oggi abbiamo l’opportunità di scoprire.

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