Life in Sodom: The World I View

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Gerrie Brand ed i suoi Life in Sodom tornano con il nuovo album The World I View, uscito alla fine dello scorso anno, dopo una carriera ormai ultraventennale che, tuttavia, non ha mai conosciuto la grande fama internazionale. Il progetto americano persegue da sempre uno stile ‘gothic’ pervaso di malinconia, ricco anche di elementi neofolk  e di passaggi acustici: musica gradevole nel complesso, benchè occasionalmente i toni appaiano esageratamente uniformi e scivolino nella monotonia. Tali caratteristiche appartengono anche a quest’ultimo lavoro: esso contiene undici tracce abbastanza diverse l’una dall’altra e non tutte interessanti. La prima, la title track, è, a mio avviso, una delle migliori: il ritmo è moderato, il canto di Gerrie Brand assorto ed intenso, sostenuto da un classico accompagnamento alla chitarra e il risultato è davvero suggestivo. Gradevole anche, subito dopo ,“Idle Eyes”, in cui la presenza elettronica è più rilevante. In “Frightened”, il ritmo diviene più serrato ma il brano risulta decisamente  più anonimo; bisogna comunque aspettare “Don’t Bother Me”, la cover di un vecchio pezzo dei Beatles scritto da George Harrison nel 1963, per trovare qualcosa di veramente poco riuscito: la versione elettronica, con la voce di Virginia Fuillerat – che in alcune tracce si alterna con Brand al canto – dal timbro quasi ‘robotico’ in certi passaggi, produce un effetto straniante che ‘snatura’ il senso dell’originale. Da questo momento l’elettronica prende definitivamente piede, con velleità pseudo synth-pop, e gli esiti appaiono poco entusiasmanti, a parte “All But Love” una ballata che ritorna alle sonorità del neofolk con l’efficace utilizzo degli archi.  In conclusione, l’atteso ‘salto di qualità’ ancora non c’è stato.

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