Wanda Wulz: Colorermetico

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Wanda Wulz è un progetto italiano nato un paio di anni fa ad opera di Ludovico Padovan e Filippo Spadoni. Interessati alla musica ma anche alla poesia, i due hanno dato vita ad un vero ‘casus’ nella produzione nostrana, poichè il loro modo di esprimersi appartiene ad entrambe le suddette forme di arte ed ha generato un linguaggio così raffinato e affascinante che è difficile trovare un termine di paragone: mi  viene in mente quella meteora di disumana e troppo breve bellezza che furono gli Engel der Vernichtung oppure, per fare un nome dei nostri tempi, gli Autunna et sa Rose di Saverio Tesolato, che però hanno una formazione musicale molto più classica rispetto ai Wanda Wulz, più legati a sonorità dark/ coldwave. Il moniker scelto da Spadoni e Padovan è un omaggio alla famosa fotografa di Trieste vissuta a metà del secolo scorso, nota per la sua passione sperimentalista: conosciamo tutti la sua immagine “io+gatto” ottenuta dalla sovrapposizione di due negativi, uno del suo viso e l’altro del muso del suo gatto, con cui ha creato un ritratto unico ed indimenticabile. L’obiettivo dei due, in verità,  più che l’avanguardia, paiono essere le grandi ‘altezze’ e dunque ecco Colorermetico, il debut album uscito un paio mesi fa. L’opener “Ritorno”, con l’inizio elettronico ed ‘atmosferico’, prefigura paesaggi gelidi ed oscuri che le pacate note di chitarra non rendono affatto più accessibili; le parole, più recitate che cantate, rispecchiano i versi del poeta toscano del primo novecento Giorgio Caproni – ‘Sono tornato là / dove non ero mai stato. / Nulla, da come non fu, è mutato. / Sul tavolo ammezzato / ho ritrovato il bicchiere / mai riempito. Tutto / è ancora rimasto quale / mai l’avevo lasciato’- e sanno suscitare sensazioni indescrivibili. Segue la title track, gioiellino a metà fra darkwave ed ambient, in cui il testo malinconico pronunciato dalla voce unica di Padovan evidenzia solitarie distanze. Poco più in là, “Lontano” incede lentissima ed inquietante mentre l’attenzione si tende, concentrandosi sul recitato di parole musicali quanto i suoni nel loro echeggiare misterioso. “Ombre” sembra pervasa da un tormento indicibile raccontato, oltre che dalla voce, dalla freddissima tastiera. “La Mia Tristezza” è un trionfo di scenari ghiacciati che, alla fine, prevalgono sui bellissimi versi; poi ancora ci sono la sognante ed evocativa “Il Bambino”e la sconsolata “L’equilibrista” dove le note alla tastiera hanno la solennità di certe musiche sacre. In chiusura la splendida “Miraggio”, una perla di oscurità che lascia con il cuore pesante. Nell’apprezzare la scelta coraggiosa della label svizzera SwissDarkNights, che ha deciso di mettere in circolazione un prodotto lontano mille miglia dalla cultura di massa, posso solo indicare Colorermetico come un ascolto imperdibile, sicura che, se Spadoni e Padovan non riempiranno mai gli stadi, chi si avvicinasse alla loro musica saprà amarla di amore profondo.

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