Fenster: The Pink Caves

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I Fenster, progetto fondato dalla newyorkese JJ Weihl e il berlinese Jonathan Jarzyna, pubblicano il secondo album dopo il debutto, Bones, che aveva destato un certo interesse. Questo vede la collaborazione anche dei francesi Remy Letournelle e Lucas Chantre e prosegue il discorso intrapreso a suo tempo: sonorità malinconiche e sognanti, passaggi più cupi ed inquietanti diluiti in atmosfere un po’ irreali, con soluzioni tutto sommato insolite e gradevoli, blanda attitudine sperimentale con l’utilizzo di suoni tratti da oggetti e situazioni dall’ambiente circostante, come animali domestici, porte che sbattono, orologi e via dicendo. Apre “Better Days”, una delle più curiose e variegate, strutturata com’è fra l’aspetto ‘rumorista’ e un’atmosfera morbida ed accattivante. Strizza l’occhio all’ethereal la seguente “Sunday Owls”, mentre In the Walls” colpisce per le curiose, per quanto aggraziate dissonanze. “Cat Emperor” è uno degli episodi migliori: se la melodia scorre assai malinconica, l’arrangiamento minimale è lievemente vivacizzato dai passaggi sperimentali ed acquista così un opportuno tocco di colore. Molta malinconia anche in “True Love” che ha suscitato grande curiosità per il contrasto fra la dolcezza dei suoni ed il contenuto un po’ macabro del testo.  In “The Light” anche Jarzyna mostra di avere una notevole capacità vocale, mentre i coretti in sottofondo contribuiscono a rendere l’atmosfera lugubremente irreale. “Mirrors” è un bell’esempio dello sperimentalismo che, come si è detto, pervade l’intera opera: di certi suoni non è affatto facile individuare la provenienza, ma si può riconoscere la validità del loro utilizzo che crea un effetto davvero suggestivo. Segnalo infine la conclusiva “Creatures”, melodia morbida ed ipnotica eseguita dalla Weihl nel solito stile trasognato:  forse l’episodio più ‘rilassato’ del disco che, comunque, vale la pena di prendere in considerazione nel suo complesso.

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