All My Faith Lost...: Redefine My Pure Faith

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All My Faith Lost…, gruppo italiano che abbiamo sempre seguito volentieri, si cimenta in un’operazione forse un po’ insidiosa ma, a mio avviso, straordinariamente ben riuscita: la reinterpretazione di una serie di brani dei mitici Black Tape For a Blue Girl di Sam Rosenthal come omaggio alla storica band del fondatore della Projekt, L’album, Redefine My Pure Faith, contiene dunque sei tracce tratte dal repertorio dei Black Tape ‘rifatte’ nello stile degli AMFL che, in ogni caso, ne rispettano sostanzialmente lo spirito limitandosi a rivederle alla luce della loro sensibilità e delle loro scelte musicali: scenari intimi e malinconici tra wave e folk dal sound ‘antico’, spesso dominati dalla chitarra e da parti vocali eteree ed avvolgenti. Del resto, anche la produzione dei Black Tape è caratterizzata da atmosfere cupe e ‘nebbiose’, forse un pelo più ‘drammatiche’. Apre “Redefine Pure Faith”, da Remnants of a Deeper Purity, la cui melodia risulta straordinariamente valorizzata dal suono ‘medievaleggiante’ ed al pathos contribuisce la voce limpida ma accorata di Salvador. Di “Dulcinea”, uno dei pezzi più intensi ed ‘eterei’ dei Black Tape, ricco di echi di arcane distanze (As One Aflame Laid Bare by Desire) viene accentuato l’aspetto spirituale fino a trasformarla in una sorta di inno di mistica purezza, con il canto bellissimo di Viola Roccagli sorretto da note di chitarra struggenti. “The Broken Glass”, dal sapore tipicamente neoclassico è invece ‘ridefinita’ in senso ‘folk’: indescrivibile la magia della parte vocale mentre il lavoro di chitarra e tastiera è di qualità altissima. “The Rope”, brano anch’esso di stampo classico che risale agli esordi dei Black Tape viene riprodotto dagli AMFL marcandone lo ‘spleen’ gotico con il cupissimo violino: grazie al suggestivo canto ‘doppio’ dei due vocalist la tensione emotiva e lirica giunge qui davvero all’estremo. “Russia”, il cui arrangiamento, incentrato sul piano, nell’originale dei Black Tape emanava una tristezza desolata, qui viene rivista spostando la chitarra acustica stupendamente in rilievo; così, con gli archi e la vellutata voce di Viola il brano diviene un gioiellino dalle tonalità malinconiche ed autunnali. In chiusura, “Again, To drift (for Veronica)” ci accoglie nuovamente con toccanti arpeggi alla chitarra e colori crepuscolari: un’indicibile armonia. Con questo lavoro, gli AMFL si misurano con un mito e vincono la sfida,  ponendo le potenzialità degli originali in una luce insolita ed affascinante e contribuendo ad alimentare il mito di una band ‘seminale’ e, ovviamente, anche il proprio. Il disco esce in edizione limitata, naturalmente a cura della Projekt: un oggetto prezioso, cui la splendida foto di Kristamas Klousch in copertina conferisce il pregio supplementare che occorreva.

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