Mantus: Portrait aus Wut und Trauer

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Un nuovo lavoro di Mantus, il progetto tedesco voluto da Martin Schindler ed in auge dal 1997 circa, non è più evento miracoloso visto che le sue produzioni si susseguono con una certa regolarità e costituiscono una sorta di ‘certezza’, anche se in nessun caso un’esplosione di fantasia. Neanche il recente Portrait aus Wut und Trauer rappresenta del resto una novità: confermata la partecipazione di Chiara Amberia come vocalist femminile al posto della sorella di Schindler ‘Thalia’, le quattordici tracce dell’album rispettano in pieno i canoni del ‘gotico’ mantenendo un livello sufficientemente rispettabile; bisogna tuttavia riconoscere che, pezzo dopo pezzo, l’ascolto diviene un po’ monotono. Dunque, dopo i due minuti scarsi del gradevole brano strumentale “Solstitium” che propone un’introduzione solenne ma efficacemente ‘gotica’, ecco “Tränenpalast”, altalenante tra passaggi acustici ‘medievaleggianti’ e ‘riffoni’ di chitarra ‘cavalcati’ dalla vocalist con notevole disinvoltura.  Non si cambia musica con la successiva “Egoman” in cui però emerge anche la tastiera, oltre che la parte vocale a cura di Schindler,  ma poi “Freund Hein” rallenta il ritmo a favore di una specie di ballata dominata dal piano, molto cupa e romantica, in ripresa nel finale ‘roboante’: decisamente graziosa. Sempre sonorità medievali in “Glücklich”, ‘rinforzate’ tuttavia da ritmi ben sostenuti e ‘schitarrate’ possenti che tendono palesemente al ‘metallo’, come appare più chiaro, per esempio, in “Mars”. Gli altri episodi interessanti, poco più in là, sono “Ulysses”, che incede lenta e cupa ed è cantata da Schindler in modo intenso e vigoroso e, infine, la conclusiva “Egal Wohin”, dalla sontuosa orchestrazione ricca di sfumature drammatiche. Ricordo che di Portrait aus Wut und Trauer è uscita anche un edizione limitata arricchita di un secondo CD bonus con altre dodici tracce: gli estimatori siano avvertiti!

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