Tuxedomoon: Pink Narcissus

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Subito dopo aver assistito allo splendido  live dei Tuxedomoon a San Giovanni Valdarno, eccoci a parlare della loro ultima uscita discografica che è stata uno degli eventi del Record Store Day lo scorso 19 aprile. Ci riferiamo a questo come ad un evento per molte ragioni, dal momento che Pink Narcissus esce dopo un silenzio che dura da un po’ – l’ultimo vero e proprio album, Vapour Trails, risale infatti al 2007 – nonostante i nostri non siano certo andati in ‘pensione’, viste la varietà e molteplicità degli interessi che hanno coltivato, insieme alla musica, nella loro lunga carriera. Parlare di Pink Narcissus senza accennare a quanto è avvenuto prima apparirà limitativo, ma raccontare un’avventura così affascinante ed esemplare come quella dei Tuxedomoon richiederebbe un libro e tanti altri più titolati della sottoscritta si sono presi la briga di scriverlo. Basti dire che questo gruppo, considerato fra le pietre miliari del postpunk/new wave negli anni ’80 sembra essersi posto come obiettivo il non lasciarsi mai etichettare, il non rientrare mai nella ‘massa’, inaugurando un sound che, da sempre, appartiene a loro soltanto e non è stato imitato se non per l’attitudine creativa o la generica inclinazione alla sperimentazione. I Tuxedomoon hanno saputo inventare con eleganza la propria leggenda, caratterizzata poi da una passione ‘a tutto tondo’ per l’arte e la cultura che si può considerare un altro dei loro ‘marchi’. Nessuna meraviglia, quindi, che Pink Narcissus nasca come colonna sonora dell’omonimo film ‘culto’ – pochissimo conosciuto, per altro – diretto nel 1971 dal regista gay americano James Bidgood: il legame fra musica dei Tuxedo e immagine è cosa ormai assodata. La pellicola, che pare sia stata girata interamente nell’appartamento del suo regista, ha carattere erotico ed è la storia di un prostituto gay – interpretato da Bobby Kendall –   e della sua relazione con il proprio corpo. Brown & Co. hanno proposto la loro ‘soundtrack’ nel 2011, durante una proiezione al Centre Pompidou di Parigi in occasione de ‘L’Etrange Festival’: si tratta di un’opera strumentale, una sorta di suite molto impegnativa, impostata in modo strutturato e rigoroso, ma un ascolto, oltre che di altissimo livello, anche estremamente piacevole, come si è ben visto durante l’esecuzione dal vivo di alcuni brani inseriti nella scaletta del recente tour. Un valido esempio è “Dorian”, pezzo pacato e malinconico, giocato fra piano, violino e fiati generosi che poi, nella seguente “Toreador del Amor”, attraggono il massimo dell’attenzione disegnando linee sinuose e seducenti. “Vanity”, invece, aggiunge un’aura più cupa e drammatica sottolineata dal piano struggente che, sul finale, sembra prendere insolite direzioni. Da segnalare, poi, la bellissima “Willie”, uno dei brani dall’atmosfera più ‘densa’ ed oscura e ricco di sonorità inusitate: la chitarra ha tonalità decisamente cupe, rispecchiate anche dagli splendidi fiati in estrosa ‘dissonanza’. C’è inoltre il basso penetrante di “Hassidic Pizza” che, insieme ai fiati, apre scenari di decadenza o “The Storm” in cui sono di nuovo i fiati a suscitare emozioni davvero forti, come pure “Triumphant Procession”, introdotta da una tastiera che, per tutto il tempo, conferisce una suggestione speciale : in realtà, ogni traccia del disco attesta una creatività che sembra in piena fioritura e fa di Pink Narcissus un’esperienza da non perdere.

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