Tuxedomoon – San Giovanni Valdarno (AR)

0
Condividi:

Sentire suonare  dal vivo uno dei gruppi che più ha segnato la tua vita fin dalla giovinezza è sempre un’emozione indescrivibile e a me è capitato ben due volte in meno di un anno: lo scorso luglio con i Depeche Mode e sabato 5 aprile con i Tuxedomoon, due band musicalmente e culturalmente lontane anni luce. L’esibizione di questi ultimi a San Giovanni.Valdarno si è rivelata una degli eventi più significativi ed entusiasmanti cui mi sia recentemente capitato di assistere. Ma forse è meglio procedere con ordine.

foto di Mrs.Lovett

Location del tutto nuova: la Stazione Ceramica è una struttura sorta sui locali di una ex fabbrica di ceramica nel centro del paese, che è stata in parte risistemata ad adattata come centro culturale e punto di riferimento per iniziative di interesse artistico. Onore al merito, l’organizzazione dell’evento –  a cura dell’Assessorato alla cultura e dell’Assessorato alle politiche giovanili del Comune di San Giovanni Valdarno, insieme a Casa Masaccio, centro per l’arte contemporanea, Betadue e Materiali Sonori, nell’ambito del progetto  ‘Lavorare con lentezza  GiovaniSì Factory’ – è ineccepibile: sono anche manifestazioni come queste, in un paese bellissimo ma di dimensioni limitate, che mi fanno amare la Toscana. Il sito, per altro, ha una notevole suggestione e si è mostrato straordinariamente all’altezza dell’importanza di questo momento. Nello spazio più grande è stato allestito il palco per il mitico gruppo,  mentre in un locale laterale un po’ più piccolo si potevano vedere foto e video, in una sorta di mostra a lui dedicata. Il pubblico – la cui età media mi ha fatto sentire perfettamente a mio agio – è giunto alla chetichella, diversi anche da fuori; ma fino alle 22, l’orario stabilito per l’inizio dell’evento, non è stato possibile rendersi conto di quanto fosse numeroso: in verità c’era un bel po’ di gente. E’ logico: i Tuxedomoon sono praticamente al completo, con Steven Brown, Blaine L. Reininger, Peter Principle, Luc Van Lieshout e Bruce Geduldig e, in così tanti anni di carriera, si sono guadagnati un cospicuo, ‘irriducibile’ seguito di fan. La serata ha lo scopo di promuovere Pink Narcissus, il nuovo l’album dei nostri in uscita il 19 aprile per Materiali Sonori; a quanto si sa, dovrebbe trattarsi di brani strumentali ispirati da immagini cinematografiche ma pare – lo si sa da Bologna! –  che la band intenda regalare ai suoi ‘fedeli’ anche qualche classico. Dopo una breve presentazione con i ringraziamenti di rito, eccoli apparire sul palco e la magia inizia.

foto di Mrs.Lovett

A Bruce Geduldig, responsabile della parte visuale – i Tuxedomoon, ricordiamo, sono stati tra i primi ad introdurre come accompagnamento per la loro musica video o altre forme di comunicazione artistica – il compito di ‘rompere il ghiaccio’ con l’impetuosa quanto bizzarra lettura di un testo in italiano con un accento assolutamente ‘spassoso’ ma i colleghi sono già al lavoro, per produrre quel sound talmente particolare da rendere i Tuxedomoon, oggi come ieri, inconfondibili e inimitabili, un faro nel mare infinito dei vacui ‘stereotipi’. I quattro suonano in un modo incredibile: Steven Brown si affanna su tastiere e strumenti a fiato (sax, clarinetto e Dio solo sa che cos’altro: io stessa non li so distinguere), Reininger ‘tortura’ il violino traendone effetti bellissimi ma si impegna anche alla chitarra elettrica con risultati ugualmente unici, mentre Van Lieshout si occupa normalmente della tromba ma, all’occorrenza, sostituisce Steven alla tastiera quando quest’ultimo ha da fare altrove; Peter Principle, infine, non si ‘schioda’ dal basso che, del resto, nel sound dei Tuxedo è assolutamente fondamentale e, con la sua cupa durezza – il nostro è uno di quelli che ha fatto scuola nel genere! –  determina l’intero andamento ritmico. La coesione del gruppo e l’armonia che sa creare mi ha fatto pensare – e ci sono vari esempi che preferisco non menzionare! – ad altre esibizioni live cui mi è capitato di assistere, dove le basi registrate la fanno da padrone e sul palco ci si limita a premere qualche tasto, perché tanto si tratta di elettronica, come se la musica dei Tuxedomoon non lo fosse. Al canto si alternano Reininger e Brown a seconda dei brani, spesso duettano in modo straordinario: voci dense e corpose, più impetuosa quella di Blaine, più ricca di ombre quella di Steven. La ‘performance’ di Bruce si ripete poi nel corso dello show e inoltre, alle spalle dei nostri, sono proiettate su di un maxischermo le immagini di un film di cui oggi saprei dire pochissimo, tanto i suoni della musica hanno calamitato la mia attenzione. Appare chiaro che la scaletta non prevede solo brani del nuovo album ma molto altro. Steven, Blaine & Co.vanno avanti per quasi due ore con energia e dedizione meravigliose e sembrano consapevoli fino ad un certo punto della propria grandezza, poiché sfoggiano la modestia e la simpatia dei veri geni; l’assenza del grande Reininger durata vari minuti per sostituire una corda della chitarra che si è spezzata subito all’inizio del concerto diventa l’occasione di una battuta ammiccante perchè – testuale – deve fare tutto lui, loro non hanno ‘sklaven’. Tra i numerosi classici, riconosciamo le indimenticate “Nervous Guy” e “Seeding the Clouds” alla fine, “Muchos Colores” da Vapour Trails con le tipiche sonorità ‘messicaneggianti’, “A Home Away” e anche “Time to lose”, cantata stupendamente da Reininger. Lasciamo San Giovanni Valdarno poco dopo mezzanotte e… siamo al settimo cielo.

foto di Mrs.Lovett

Condividi:

Lascia un commento

*