Caron Dimonio: Gestalt

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I Caron Dimonio sono nati a Bologna da un’idea di Giuseppe Lo Bue e Filippo Scalzo, già impegnati precedentemente in altri progetti. Dopo aver pubblicato un demo con sei brani ed un’intensa attività dal vivo hanno di recente fatto uscire il loro primo album autoprodotto. Lo stile scelto si rifà alla tradizione postpunk – new wave, con paesaggi malinconici e cupi, spesso ravvivati da suoni energici ed impetuosi. Gestalt si avvale della collaborazione di Gianluca Lo Presti della Disco Dada Label che ha investito nella produzione la propria professionalità con risultati assolutamente irreprensibili. Abbiamo così sonorità new wave vintage per “La Cura Preferita”, fresca e sbarazzina grazie anche alla tastiera spumeggiante benché il ritmo sia abbastanza incisivo; nella seguente “Sul Monitor” il ritmo si rafforza ulteriormente e dilaga la chitarra che ‘ridipinge’ l’atmosfera a tinte shoegaze. La strumentale “Tre” aggiunge alla chitarra deliziose sciabolate di basso, mentre “I Ricordi”  ci ‘ricorda’ che siamo tutti figli dei Joy Division e liberi di proporre note – e parole – depresse. Dopo l’accelerazione ‘noisy’ di “Monolito”, basso new wave a gogo e synth nervoso e sottilmente inquietante per “La Morte è il Mercoledì” cui i coretti danno un tocco gradevolmente sinistro ma con “Novembre qui sulle Onde” i giochi sono finiti ed abbiamo un assaggio di quello che è il dark secondo i Caron Dimonio: la tastiera sembra danzare sul ghiaccio, la chitarra cupa ed ombrosa e si percepisce quella lezione appresa forse dai primi Diaframma, grazie anche alla parte vocale – assai carismatica! – a cura di Giuseppe Lo Bue. La successiva “Pensavo sarei morto a 18 anni” emana un’iridescente malinconia e, ancora, “Nel tempo fuori tempo”, fra suoni elettronici e chitarra prepotente, ci regala un testo sul quale riflettere. Dopo le note desolate di “Blu Oasi” chiude, bellissima, “Caron Dimonio” che si avvale della collaborazione di Christian Rainer: poche parole di distaccato pessimismo in un mondo dominato dal caos. Niente da dire, Gestalt è davvero un ottimo inizio. 

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