“Solo gli amanti sopravvivono” di Jim Jarmusch: quando i vampiri amano…

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Niente bianco e nero, ma colori tetri e fumosi per Solo gli amanti sopravvivono (Only Lovers Left Alive), ultima pellicola di Jim Jarmusch e forse, in assoluto, il suo capolavoro, in quanto contiene la sua visione – pessimistica! – del nostro mondo e rivela l’attaccamento alla bellezza e all’armonia del passato cui l’umanità non ha saputo mantenersi fedele. Potrà apparire curioso che gli apostoli della cultura e dell’eleganza, nell’immaginario del regista, siano degli affascinanti vampiri: in realtà questi ultimi vengono spesso accostati ad una certa idea di raffinatezza e signorilità, per lo più poste in contrasto con la grossolanità dell’uomo che non sa apprezzare il dono di una vita vera e ‘calda’. Che poi tale raffinatezza sia abbinata alla crudeltà, questo, in Solo gli amanti sopravvivono, resta in secondo piano; infatti Eva e Adam, i vampiri di Jarmusch crudeli non sono mai e anzi, assai più sadico di loro appare il genere umano la cui mancanza di sangue non corrotto, rende difficile l’esistenza agli ultimi rimasti di quella razza. Inoltre, entro la cornice ‘horrorifica’, il nostro regista ha saputo creare una delle storie d’amore più romantiche e patetiche che il cinema abbia visto, mettendo definitivamente in ridicolo i legami insulsi ed infantili dei vari Twilight, così in voga oggigiorno: i due protagonisti, infatti, sono uniti da una straordinaria ‘affinità elettiva’ che li ha vincolati in modo totale; il loro sentimento ha ‘viaggiato’ attraverso le epoche ed è sopravvissuto indenne a secoli di storia. Eva e Adam possono entrare in contatto pur dimorando in luoghi lontanissimi e la comprensione profonda che nutrono l’uno per l’altra è al di là della passione e della stessa complicità perché sembra far parte di un settore dello spirito che trascende i limiti di tempo e spazio: un’esperienza che agli ‘zombie’ – è così che i nostri personaggi definiscono gli esseri umani – è ovviamente preclusa.

Jarmusch ha fatto dei suoi vampiri gli ultimi custodi di tutto ciò che è bellezza e arte al mondo, dei valori più importanti che l’uomo ha detenuto fin dall’antichità ma sono andati poi persi: Eva è amante e conoscitrice di letteratura e poesia, Adam compone meravigliose musiche – nella realtà opera di Jozef van Wissem! – e ad entrambi sono estranee la violenza, le brutture e la volgarità che prosperano intorno a loro. Nel piccolo universo che si sono costruito – e che rimane segreto ed inaccessibile alle creature mortali – essi hanno ‘stipato’ tutto quanto di bello hanno potuto accumulare e custodire e tuttavia… i due sono fragili, ‘esangui’ e depressi, soprattutto Adam che, da sempre, non riesce ad adattarsi all’isolamento cui è costretto dalle circostanze e neanche al contatto, sia pure sporadico, con gli zombie che in qualche modo lo riforniscono di ciò di cui ha bisogno per continuare ad esistere. Eva, persona forse più pragmatica, comunque più legata dell’amato alla realtà notturna in cui ha vissuto nel corso dei secoli, lo sorregge con la delicatezza che caratterizza la loro straordinaria relazione. Così la vediamo percepire in lui il sopraggiungere di una crisi di pessimismo e lasciare in fretta il suo oscuro rifugio privato di Tangeri per raggiungerlo il più celermente possibile nella dimora di Detroit, ove Adam vive nascosto a tutti, immerso nella sua musica e nella sua collezione di chitarre d’epoca. Qui i due ritrovano il calore e la dolcezza di un rapporto amoroso che, per alimentarsi, non ha bisogno di nulla se non di sguardi, carezze e conversazioni intime sussurrate a mezza bocca: infatti, per quanto condividano naturalmente lo stesso letto, in cui trascorrono le ore diurne,  non li vediamo mai intenti a praticare sesso e sono la vicinanza dei loro bianchissimi corpi, come anche la lentezza con cui ripetono – forse da tempo immemorabile! – quei gesti di accudimento che rappresentano il loro unico ristoro,  ad emanare una sensualità tutta particolare venata di misticismo, un fenomeno che ha quasi del sovrannaturale. Ecco che la visita della ‘scapigliata’ e ribelle sorella di lei, Ava, creatura che non crede negli stessi valori ed è votata piuttosto ad una sorta di immorale edonismo scuote ma non scalfisce quella superiore armonia, nonostante il suo comportamento dissennato costi ai nostri amanti la perdita della tranquillità così faticosamente conquistata. E, poiché un po’ di umorismo non guasta mai e, in fondo, siamo in un film di vampiri, ben venga un finale leggero e divertente che ci regala un provvidenziale sorriso.

Se la vicenda in sé potrà apparire esile, in realtà tutti gli aspetti della ‘confezione’ contribuiscono a fare di Solo gli amanti sopravvivono il gioiellino che è. La fotografia splendida, dai colori notturni ma intensi, talvolta vellutati di Yorick Le Saux, l’affascinante scenografia che trasuda estetismo decadente, le musiche bellissime di Jozef van Wissem che abbiamo già menzionato e le straordinarie prestazioni degli attori – Swinton e Hiddleston in primis – tutto questo fa della visione del film di Jarmusch un’esperienza irrinunciabile.

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