Alex Fornari: Di tutte le ferite

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Avevamo già parlato da non molto della meritoria ristampa da parte della Spittle, del mitico Blue Agents, album della band new wave Pâle uscito nel 1981. Il frontman Alex, di cui avevamo menzionato il notevole carisma, dopo anni passati dedicandosi a numerosi progetti in svariati campi artistici, sceglie oggi, in assoluta autonomia e con lo spirito indipendente che ha sempre caratterizzato le sue attività anche all’interno dei Pâle, la strada della carriera solista. Ecco dunque Di tutte le ferite, in circolazione da qualche giorno, interamente scritto e prodotto da lui, che contiene dieci tracce i cui testi sono in parte in inglese ed in parte in italiano. Alex si avvale fra l’altro della collaborazione delle ex compagne di gruppo Blue Niagara e Whip – quest’ultima al basso in due occasioni – ma non si allinea con quelle che erano le tendenze musicali dei Pâle, molto più inclini alla sperimentazione: le atmosfere appaiono di certo meno ‘nevrotiche’ ed improntate ad un rock lineare ed elegante. Si consideri, per esempio, la prima traccia, “Apnea”, ed il suo esordio tutto basso e chitarra: il ritmo è sostenuto, il canto incalzante ed il clima ‘rockettaro’ gradevole. Subito dopo, “La Voglia Cos’è”, ancora caratterizzata da una chitarra pregevole, suona più appassionata ed emozionale, mentre in “Negare la Luce” la parte vocale, fra i repentini cambi di ritmo, è addirittura impetuosa ed è brava anche Blue Niagara alla tastiera. Si apprezza sempre la chitarra di “In Tutto Quello che non Sei”, poco dopo, ma uno degli episodi migliori è  il primo dei brani in inglese, “Jesus of Stone”, una sorta di dolorosa e struggente ballata scandita cupamente dalla batteria e resa fluida da liquide note di chitarra. Delle restanti vale segnalare soprattutto l’energica ed incisiva “The Loser” e, in chiusura, la nostalgica “The Smell of The Water” impreziosita all’inizio da morbidi arpeggi e, più in là, da suggestivi passaggi alla tastiera. Di tutte le ferite presenta, dunque, un lato inedito di Alex che sembra essersi abbastanza affrancato dalle istanze post-punk degli esordi a favore di uno stile cantautorale di qualità orientato al rock, un po’ la scelta che, da diversi anni, ha fatto anche Federico Fiumani con i suoi Diaframma. Così, se il livello musicale rimane indubitabilmente alto, non mancherà comunque chi, confrontando la sua attuale produzione con quella degli ’80, forse proverà delusione.

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