Lydia Lunch & Cypress Grove: A Fistful of Desert Blues

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Non si ferma la frenetica Lydia Lunch e, dopo il suo ultimo album Retrovirus ed il lavoro a quattro mani con Philippe Petit Taste Our Voodoo, ci propone il frutto di un’altra delle sue collaborazioni, in effetti non del tutto inedita: l’incontro tra la Lunch e il chitarrista Cypress Grove (vero nome: Tony Chmelik) risale infatti alla pubblicazione di The Jeffrey Lee Pierce Sessions Project il progetto promosso da Chmelik in memoria dell’amico, fondatore dei Gun Club Jeffrey Lee Pierce. Per lei si tratta di un ulteriore cambiamento di stile ma la Lunch non teme affatto di sperimentare, lo ha sempre dimostrato e A Fistful of Desert Blues è decisamente una prova molto riuscita. Tutta impostata sull’abbinamento della splendida chitarra blues di Cypress e il canto cupo e coinvolgente, ma ricco di straordinarie sfumature di lei, questa musica sa evocare suggestivi paesaggi americani fatti di deserto e solitudine, di amori passionali e di infelicità con la stessa efficacia con cui sapeva farlo, per esempio, Tom Waits. I testi sono bellissimi e la Lunch aggiunge alle classiche atmosfere blues quelle tinte che fanno parte del proprio personaggio: si tratta, ovviamente di tonalità oscure e decadenti che sembrano nascere da un malessere esistenziale mai dominato e che è divenuto aspetto imprescindibile. In A Fistful of Desert Blues, tuttavia, la caratteristica della ‘scapigliatura’ ha ceduto il passo ad uno stile ben più meditativo, come se la maturità – ormai raggiunta almeno anagraficamente – avesse se non pacificato lo spirito quanto meno indotto modalità più pacate ed equilibrate. Si consideri, per esempio, l’opener, “Sandpit”: la voce roca e fumosa di lei che scandisce il testo si sposa perfettamente con la morbida chitarra ‘spagnola’ che riversa note tristissime e l’effetto è spettacolare. Subito dopo, “When You’re Better”, mentre ‘blueseggia’ procede cupa e cadenzata; le sonorità non sono certo convenzionali, se non altro per il mood ‘dark’ che aleggia nell’aria. Giunge poi una tetra ballata, “Devil Winds”, in cui la chitarra fa meraviglie accompagnando un canto sensualissimo e, di seguito, la meno riuscita “Revolver” che è la cover di un brano  di Isobel Campbell e Mark Lanegan che fa parte dell’album Ballad of the Broken Seas del 2006. Ma “Beautiful Liar” è unica e dimostra cosa può diventare, ancora una volta, una ballata lasciata alla voce di Lydia Lunch. Delle restanti segnalo “I’ll Be Damned”, di una toccante solennità eEnd Of My Rope” in cui la nostra sperimenta un efficace controcanto. A Fistful of Desert Blues così attesta di nuovo la classe di un’artista la cui carriera merita tutto il rispetto possibile.

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