Bad Apple Sons: My Dear No Fear

0
Condividi:

Molto interessante la seconda uscita dei Bad Apple Sons, gruppo fiorentino che nel 2010  aveva ottenuto grandi elogi con il debut album anch’esso intitolato Bad Apple Sons. Clemente Biancalani, David Matteini, Andrea Cuccaro e Andrea Ligia sono attivi fin dal 2008 in ambito postpunk ma la loro attitudine un po’ perfida e vagamente selvaggia li rende decisamente particolari ed inconfondibili, grazie anche alla voce straordinaria del suddetto Biancalani che rappresenta un po’ il marchio di fabbrica di una musica comunque dominata da un’inquietudine estrema se non delirante. Per quanto abbiano vinto praticamente subito la XX edizione del Rockcontest nazionale di Controradio, la loro notorietà è andata avanti a piccoli passi e quest’anno, con My Dear No Fear, sono appunto alla prova del secondo lavoro. La prima traccia, “Free Neutral Enterprise”, esordisce subito con i toni aspri quanto intensi del canto con i quali, francamente, nemmeno l’energia di un Pierpaolo Capovilla al momento saprebbe competere; da elogiare anche la chitarra ‘tagliente’ e la cupissima parte elettronica. E’ da brividi  “Tempest Party”: non so immaginare l’effetto che possano fare una chitarra ed un basso del genere durante un concerto, ma credo sia una gran bella esperienza. Subito dopo, il basso di “My Dear and Fear” ci porta in scenari depressi presto squarciati dalla solita chitarra ultranoisy e “The Holliest” incalza con impeto, lasciando via libera alla voce che dà fondo a tutte le possibili sfumature fino a letteralmente graffiare. La ponderosa “Ascend”, poi, ricca di passaggi psichedelici e di toni che ricordano, per esempio, il primo Nick Cave, procede estenuante per nove minuti circa e ci lascia in verità sfibrati nelle grinfie di Biancalani che, a questo punto, in “Cowards”, sperimentando coretti e doppie voci, può fare di noi praticamente ciò che vuole. Delle restanti ci limitiamo a menzionare la conclusiva “Stop shakin’ rope” che, nonostante l’occasionale inserimento di archi, chiude con un tocco decisamente apocalittico un disco forse non perfetto ma pieno di cose ed intrigante da morire.

Condividi:

Lascia un commento

*