Factice Factory

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I Factice Factory sono una band Franco/Svizzera fondata nel 2013 dal cantante e scrittore di testi Francois Ducarn, Fabrice Lefebvre, membro dei Rajna, e Théotime Lefebvre (Thermafrost).
Anche se il loro album di debutto è in uscita il primo settembre hanno iniziato da alcuni mesi a promuoverlo su YouTube, Facebook e altri network di condivisione musicale come Bandcamp, così hanno già un discreto numero di fans entusiasti in giro per l’Europa (e probabilmente anche qualcuno oltre oceano). Questo è naturale, visto che la loro musica colpisce davvero: è un suono perfetto, che sembra arrivare direttamente dagli anni ’80, sonorità che mostrano le loro radici ma al contempo anche la loro personalità, visto che non possono essere paragonati ad alcun gruppo esistente.
Potrebbero essere descritti come ritmicamente oscuri, una musica evocativa, che viene dall’anima di persone che hanno dei sentimenti da esprimere con la musica, ed il risultato rapisce, cattura l’attenzione e sa dare emozioni a chi ascolta lasciando guidare i propri sentimenti da ciò che ascolta.
Ho ripreso il gusto di presentare realtà emergenti, come facevo una volta, sperando di stimolare la curiosità e la voglia di conoscere nuovi, validi gruppi, quindi li ho contattatati per la loro prima intervista per l’Italia, alla quale ha risposto Francois Ducarn.

Siete un nuovo gruppo, ma non siete assolutamente gli ultimi arrivati, mi piacerebbe sapere come vi siete uniti e come avete fondato i Factice Factory

Si, davvero, Fabrice ha suonato per lungo tempo con il gruppo Heavenly Voices Rajna insieme a sua moglie Jeanne. Anche Theotime ha un esperienza musicale con il suo progetto sperimentale Thermafrost. Ci conosciamo da molto tempo e condividiamo una passione per la musica in un senso molto ampio. All’origine io ero un fan dei Rajna e ho conosciuto Fabrice e Jeanne attraverso la loro musica. Con il tempo siamo diventati buoni amici, siamo andati insieme a molti concerti ed abbiamo viaggiato in molti Paesi. Io sono stato nella scena dark per circa trent’anni e ho sempre voluto fondare un gruppo. Visto che i Rajna erano in pausa Fabrice mi ha chiesto se volevo provare

a registrare un po’ di canzoni. Ci siamo riuniti nel 2013 e abbiamo fatto delle prove, e quello che ne è uscito è stato molto positivo per tutti noi: così abbiamo deciso di fondare un gruppo e diventare i Factice Factory.

Ho notato che, a parte nelle rassegne stampa, voi non nominate mai i vostri gruppi precedenti come se (ho avuto l’impressione), voleste essere scoperti ed amati come Factice Factory, per la musica che suonate adesso e non perché siete “i vecchi membri di…”

Penso non ci sia bisogno di referenze con i gruppi precedenti: quello che abbiamo iniziato è piuttosto unico e molto diverso dalla musica degli altri progetti, precedenti o paralleli. Penso che siamo riusciti a sviluppare la nostra identità musicale all’interno dei Factice Factory e vogliamo essere scoperti e considerati per cosa facciamo adesso.

Dite di non voler essere classificati, ma come vi ho ascoltati ho pensato: suonano come se arrivassero direttamente dagli anni ’80….. ma è anche vero che a quel tempo nella new wave erano presenti molti gruppi, con suoni diversi tra loro; proprio come il vostro, che è davvero personale, e non una referenza musicale ad un altro gruppo.

Naturalmente tutti noi abbiamo le nostre influenze musicali che possono inevitabilmente essere ascoltate in quello che facciamo.

Siamo tutti influenzati dal suono degli ottanta, dell’era post punk e anche il nome della nostra band suona simile a quegli anni, con una referenza alla Factory Records…. Comunque non vogliamo essere etichettati in una nicchia musicale, facciamo musica senza costrizioni e vogliamo rimanere liberi di fare ciò che vogliamo.

Questo primo album ha certamente molte influenze degli anni ’80, ma non posso dire se i prossimi album avranno lo stesso suono e se prenderanno la stessa direzione. Vedremo, seguendo i nostri sentimenti e il nostro umore…

Secondo voi quali sono le differenze tra la scena degli anni ’80, dalla quale tutti discendiamo, e della quale la maggior parte di noi hanno un ricordo speciale nel cuore, e la scena dei nostri giorni?

Sì, tutti noi arriviamo dalla scena degli ottanta, beh, non Theotime, anche se lui è molto interessato al post punk. Abbiamo conosciuto questo periodo e lo abbiamo vissuto con le nostre vite e le nostre esperienze, ognuno di noi ha una diversa esperienza in questa scena. Io ho iniziato a sedici anni e naturalmente, come molti altri ho l’impressione che il movimento di oggi non sia lo stesso e che era meglio prima… Ma io non ho più sedici anni, per cui ho un punto di vista diverso oggi. La scena si è sviluppata in modo abbastanza grande in Paesi come la Germania, per esempio. Ci sono cose molto commerciali oggi che non mi piacciono e non affermerei di essere un gotico, perché il significato di gotico non ha niente a che fare con quello che ho conosciuto ed amato…. Oggi c’è una specie di revival, col suo carico di cose molto buone e molto cattive.

Perché avete scelto di usare tre lingue diverse per i testi dell’album?

Io sono cresciuto con tre lingue: il francese è la mia lingua madre, ma sono cresciuto in Germania, e sono sempre stato abituato a parlare anche inglese, così per me è abbastanza ovvio usare queste tre lingue. Ognuna ha una forza ed un colore particolare, così, in accordo con le strutture sonore alle quali stavamo lavorando ho deciso di scrivere ogni canzone in accordo alla lingua che pensavo si sarebbe abbinata meglio con le emozioni che volevo rappresentare.

Quali sono state le reazioni del pubblico fino ad ora e cosa vi aspettate dall’album?

Fino ad ora abbiamo avuto delle reazioni piuttosto positive alle nostre canzoni, ma stiamo solo iniziando questo progetto e non siamo molto famosi in questo momento. Personalmente non mi aspetto niente in particolare riguardo a questo album. Spero che piaccia: tutti noi pensiamo di aver fatto un ottimo lavoro e ci piace cos’abbiamo creato. E’ molto difficile per me sapere cosa penserà la gente della nostra musica perché sono troppo coinvolto e non posso farmi un’opinione distaccata. Ma a noi piace lavorare insieme e stiamo già lavorando a del nuovo materiale da far uscire.

Avete già dei video promozionali su YouTube e uno di loro è di un regista professionista: come è nata questa collaborazione?

Sì, veramente abbiamo lavorato con due registi, uno per il video di “Collide” e un altro per il video di “Kaugummi”. “Collide” è stato diretto da una mia vecchia amica ML che ha già pubblicato diversi video per gruppi ed anche corti e lavori artistici. Lei ha curato tutto l’artwork del nostro disco The white days. Per l’altro stavo navigando vari video sul web e ho scoperto il lavoro di Color Nurse, che ho trovato stupefacente. Lei è un membro del gruppo Tanz ohne Musik e ha realizzato dei video molto coinvolgenti fino ad oggi per i suoi vari progetti e per altri gruppi. Amo il suo lavoro video, amo le atmosfere, le luci, le strutture del colore… L’ho contattata e a lei è piaciuto il nostro pezzo “Kaugummi”, così ha accettato di lavorare per un nostro video. Amiamo quello che ha fatto perché ha davvero sentito l’emozione del pezzo e ha saputo perfettamente trasporla in modo visivo. Penso che probabilmente ci saranno altre collaborazioni con Color Nurse e ML in futuro, visto che il loro lavoro visivo e la nostra musica si accompagnano perfettamente.

Potreste parlarci di alcuni degli artisti che vi hanno maggiormente influenzato (musicisti, scrittori o altro?)

Penso che la lista sarebbe davvero troppo lunga! Da parte mia, divisi per lingua, direi: per l’inglese Joy Division, The Sound, The Wake, The Names, Pink Turns Blue;  per il tedesco DAF, Grauzone, Nico; per il francese artisti come Daniel Darc, Alain Bashung, Noir Desir.

Anche Fabrice ha molte referenze, come i Trisomie 21 o i Cabaret Voltaire. A Theotime piace molto il post rock, la musica sperimentale e i drone sounds.

Il titolo del vostro album è The White Days e voi parlate di riferimenti dei colori alle stagioni e agli stati d’animo…. L’ultima canzone, “Lazward” significa azzurro in persiano. Abbinate quindi colori diversi a diverse emozioni? E cercate di rappresentarli musicalmente?

The white days è ispirato al silenzio, al vuoto e alle domande interiori. È un concetto freddo e grigio, dove le parole sono inghiottite dal rumore della pioggia. Sì, penso che in senso ampio io lego sempre suoni ed emozioni ai colori, e in questo album ce ne sono parecchi: nero, grigio, bianco ed anche del blu alla fine. Ogni giorno è sempre legato a molte emozioni e colori, ed ogni giorno ho melodie e parole che mi ronzano in testa.

Tutto l’album e i testi sembrano dedicati ad un grande amore rimpianto.

Lo è certamente: tu metti sempre molto di te stesso quando inizi a scrivere e anche se tu inventi storie c’è sempre un grande lato autentico in loro, di sicuro.

C’è una canzone che mi ha colpita particolarmente, ed è “Hour Glass”. È come un racconto di disperazione che porta vicino alla follia, ed è così piena di pathos….. Ci puoi dire qualcosa su questo?

“Hour Glass” è la storia di un uomo che si trova da solo alla fine della sua vita e che vive con i suoi ricordi e le sue emozioni, con tutto quello che lo rende forte. Dà uno sguardo alla sua vita, a cosa è stata e cos’è ora davanti a lui. Guarda dentro se stesso e vede cosa è racchiuso dentro di lui, così non lo lascia scivolare via, ma prega e crede in quella che è stato la parte migliore della sua vita e che ancora lo è. Non si arrende nella ricerca e cerca giorno dopo giorno.

State già progettando cosa verrà dopo? E sarà un seguito o qualcosa di nuovo?

Sì, stiamo già lavorando a nuove canzoni, ma è troppo presto per dire cosa sarà il nuovo album; di sicuro ci sarà continuità con The White Days e l’identità musicale che abbiamo sviluppato nel primo album.

Avete in programma dei concerti nel futuro?

Penso che sia un po’ prematuro rispondere concretamente a questa domanda. Ci piacerebbe fare dei concerti ma fino ad ora abbiamo lavorato nel nostro studio e un set dal vivo è qualcosa di completamente diverso, che richiede molto lavoro addizionale e molte prove se vogliamo dare al pubblico qualcosa di buono. Stiamo già lavorando a nuove canzoni, così vedremo: non escludiamo apparizioni dal vivo, ma ci saranno quando penseremo di essere pronti ed avremo trovato un locale adatto alla nostra musica.

Un’ultima domanda: volete dire qualcosa di particolare agli italiani che leggeranno?

Sfortunatamente la scena italiana non mi è molto familiare ma ho scoperto un sacco di buona musica e buoni gruppi dall’Italia di cold e minimal wave, come gli Intelligence Dept. o i Weimar Gesang, che sono tra i miei preferiti, anche se sono dei gruppi molto vecchi. Spero che al vostro pubblico piaccia quello che abbiamo fatto e magari un giorno avremo la possibilità di suonare da qualche parte in Italia.

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