Friends of Alice Ivy: The golden cage and its mirrored maze

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Due membri della cult band australiana Ostia hanno fondato questo nuovo gruppo “heavenly voices” che, dopo un paio di EP, ha appena pubblicato questo magico, lavoro, composto da otto pezzi che ci conducono tra rarefatte atmosfere sognanti, ricreando un’atmosfera fuori dal mondo, anche con l’aiuto di collaborazioni, che gli hanno permesso di avere, con meravigliosi risultati, un vero violoncello ed una vera arpa tra gli strumenti di questo viaggio sonoro nell’etere, forse ai confini del Paradiso. Mi viene in mente la musica delle sfere, in grado di condurre l’ascoltatore sul piano astrale, dove dimorano le emozioni e le anime elevate, e i Friends of Alice Ivy indicano proprio in certa letteratura fantastica, come Alice nel Paese delle Meraviglie, il ciclo Arturiano,  l’astronomia e opere ispirate dagli astri, alcune delle fonti di ispirazioni per la composizione, durata tre anni, di questo capolavoro. Un ascolto che scalda il cuore, e offre alla nostra anima un caldo viaggio in un mondo di dolcezza e bellezza, la rappresentazione sonora dell’estasi, perché, a mio avviso, ci sono due modi di affrontare musicalmente il mondo che ci circonda: o cantarne con disincanto e disperazione i difetti o sfuggirgli e creare un piccolo, meraviglioso mondo sonoro, dove vivere le aspirazioni di bellezza, dolcezza e tutti i più alti pensieri che albergano dentro di noi, e non trovano posto nella realtà quotidiana.

Spero di aver reso l’idea, perché in realtà (e sinteticamente) questo è un disco che colpisce profondamente a livello emotivo, e descrivere le emozioni che si provano è molto più difficile che descrivere della musica, ma ascoltandolo non si riesce davvero a restare freddi.

Il primo pezzo “The Aerial Mariners”, ispirato ad una poesia di Percy Bisshe Shelley, si apre con una stupenda intro di violoncello, sulla quale si inseriscono poi le basi elettroniche e la bellissima voce di Kilye, che narra su uno sfondo musicale etereo la storia di vagabondi nati nello spazio. “Song of Lyra”, è a mio avviso forse la migliore di un album comunque elevatissimo, con un violoncello struggente che accompagna la voce in atmosfere fuori dal tempo, fuori da questa dimensione, dando emozioni intense. “Miranda” è malinconicamente dolce e sognante, con le sue delicate pennellate di emozioni e suoni armonici. “False Fox” è come la struggente descrizione di un momento sognante, con la voce di di Kyle che aleggia su suoni struggenti, e con alcune reminescenze medievali. “The sky of the bright unfolding” evoca il ricordo della beatitudine, come se fossero andati, come Dante Alighieri, a visitare il Paradiso e cercassero di descriverne il ricordo, la bellezza e il rimpianto di essere tornati qui.”Igraine” è lenta, eterea, delicata,  un sogno che si ha paura di interrompere, la dolcezza che si vuole trattenere a sé. “Oars under glass” è il pezzo più malinconico, con un pianoforte in primo piano, che accompagna con intermezzi di altri romantici strumenti classici la voce. “Song of the willows”, il pezzo che chiude il brano, è ispirato a Cosmos di Carl Sagan, e pare davvero una rappresentazione, con strumenti orchestrali, dei suoni dello Spazio che si possono ascoltare in alcuni video di astronomia.

Un lavoro ispirato, che sembra quasi scaturire da doti medianiche che permettono di conoscere, e poi cercare di rappresentare, cose che non sono di questo mondo. Un ascolto consigliato quindi a tutti quelli che cercano nella musica qualcosa che dia emozioni, che sia capace di trasportare lontano e scaldare il cuore con un’atmosfera sognante, in un magico ambiente dove i sogni sono qualcosa di prezioso, e questa musica è la colonna sonora ideale per i sogni più belli, per i voli pindarici che addolciscono la vita.

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