Mercury's Antennae: A Waking Ghost Inside

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Fra le ‘creature’ della Projekt Records emerge questo progetto di San Francisco costituito dalla vocalist Dru Allen (di cui ricordiamo la militanza nei mitici This Ascension) ed il polistrumentista Erick R. Scheid: Mercury’s Antennae sembra far rivivere i fasti dell’ethereal di scuola Cocteau Twins con le sue evoluzioni nel corso del tempo e dello spazio, fino ai recenti Lycia. In particolare, Dru Allen è qui una sorprendente rivelazione: pur senza possedere le doti canore di una Lisa Gerrard, riesce, soprattutto nei passaggi più spiccatamente ‘dream’, a creare atmosfere oniriche, per quanto certo non luminose, che comunque sono destinate a ‘catturare’ le nature sensibili e malinconiche. I suoni dei Mercury’s Antennae disegnano scene evanescenti qua e là ravvivate da lampi inquieti: il debut album A Waking Ghost Inside non contiene musica facile e occorre ascoltarlo con attenzione. Per esempio, l’iniziale “An Offering” include in sé questa sorta di ‘doppia’ anima fatta di lievi sonorità atmosferiche di impronta quasi ambient ma anche di sfumature inquiete. Subito dopo, “The Guides” esordisce con straordinari arpeggi di chitarra che introducono l’altrettanto straordinario – sensualissimo – canto di Dru Allen per un abbinamento di una bellezza incontestabile e “The Way You Purr” riprende il medesimo abbinamento aggiungendovi un efficace drumming ed impartendoci un’esemplare lezione sul dream pop. Di nuovo suoni vasti ed ariosi in “Serenade For Falling Stars” che comunque dura pochissimo cedendo il posto a “Agalia” che, invece, apre brillantemente alla coldwave. Ma una delle tracce più malinconiche e toccanti è “City Of Moving Clouds”, dominata da una semplice chitarra accostata all’elemento elettronico in modo discreto e misurato e dalla voce piena di pathos. Delle altre vanno poi segnalate  “Elendil”, dal titolo ‘tolkieniano’, che ci regala sei minti circa di pura ‘rêverie’, la title track che fa pensare inevitabilmente ai Dead Can Dance, “Nepenthe” con la sua limpida vastità notturna e la conclusiva “Le Chant Des Sirènes”, un tripudio di suoni visionari e sognanti che ci rende durissimo l’inevitabile ritorno alla realtà.

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