Der Himmel Ueber Berlin: Shadowdancers

0
Condividi:

Gli schivi Der Himmel ueber Berlin pubblicano il loro secondo lavoro lungo, a distanza di due anni dal precedente “Memories never fade”. Poggiando sulla solidità della componente strumentale, e contando sulla duttile voce del nuovo cantante Teeno Vesper (come interpreta “Falling down”, ballata crepuscolare per nulla scontata nel suo sviluppo…), inanellano una serie di tracce che trasmettono all’ascoltatore la – bella – sensazione di trovarsi dinanzi ad un gruppo determinato a non lasciarsi scivolare nell’oblio, ma di resistere alle procelle del Tempo. I dieci motivi che compongono Shadowdancers emanano umori dark tipicamente brit, approfondendo però la proposta e non limitandosi alla pedissequa imitazione (anche in episodi più canonici come “Something in the dark” il quartetto triestino non teme di esprimere la propria personalità). Non ci troviamo di fronte al conformismo dei Vendemmian (R.I.P.) e simili, od alle pompose (ed autocompiacenti) riletture di classici tanto care ad Artaud Seth (leggasi i suoi ultimi Merciful Nuns, che pur un conservatore come il sottoscritto apprezza, e molto), Davide Simeon, chitarrista assai maturo e dotato, e colleghi rendono immaginifiche pieces come la meditabonda “Take me home tonight” o la più spedita “Black dress”, vera e propria hit che certi presunti maestri inglesi dovrebbero ascoltare con attenzione, coniugando il brano i verbi fondamentali del lessico post-punk, ed ove la sezione ritmica è pronta a mettersi in evidenza. “Alone in my room” (cercate il video su youtube) evoca lo spettro dei primi Christian Death, asciugando la furtiva lacrima che scende sulle pallide gote nella successiva “Shadowdancer”, piccola meraviglia che brucia veloce nei suoi tre minuti di durata. L’intro doomeggiante di “A ballad” mi ha fatto sobbalzare, presto però la possanza del primo impatto si stempera, anche se certi fraseggi di chitarra rimandano ai settanta più oscuri (e riletti poi da schiere di ossequianti fedeli); brano atipico, ma proprio per questo affascinante; come la strumentale “Split it out”, che inquieta, introducendo la piacevole (ma qualche brivido scorre ancora…) “With some leeway”, ove si possono rivelare analogie con quanto segnalato dai Moth’s Tales. Shadowdancers è disco pregevole (la citata finale “Falling down” ci congeda col suo andare compassato, ma invitandoci a ricominciare daccapo), che ben si presta alla resa live (pronte le date del tour, occhio a FB), e che sopra tutto consegna agli annali del dark un gruppo da tenere in debita considerazione.

Per informazioni: http://www.music-obscure.com
Web: www.facebook.com/pages/Der-Himmel-Uber-Berlin/152787191416864?fref=ts
Condividi:

Lascia un commento

*