God's Own Medicine: Drachma

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Progetto polacco voluto da Andrzej Turaj (Andy), God’s Own Medicine – un moniker che la dice lunga sulle preferenze e l’ispirazione di questa musica! – ha già prodotto qualche album prima del recente Drachma. Se le prime cose erano apparse di impostazione più elettronica, quest’ultimo inclina decisamente al goth, con atmosfere in generale cupe, la chitarra in primo piano, una bella voce carismatica, il tutto per un insieme nel complesso non banale nonostante qualche caduta di tono. Apre “Clocks”: l’esordio dal clima ‘sospeso’ e la chitarra accattivante sfocia poi nel ritmo sostenuto di un buon pezzo goth in stile Sisters Of Mercy. Subito dopo “Down Below” con il suo basso incisivo e la chitarra divenuta ‘affilata’, spazia nel postpunk più oscuro fino alla conclusione davvero dark; “Into The Sun” si sposta in uno scenario ancora più ‘depressivo’, definito dal ritmo cadenzato e solenne e suggestive basi di synth: su questo terreno, il nostro mostra di muoversi al meglio. Infatti poi la scelta melodica di “Wrong”, che ricorda fastidiosamente gli Editors più recenti è assai meno riuscita e, fra le successive, “Glass of Jar”, dall’arrangiamento ‘orchestrale’ ed il canto ‘appassionato’, risulta decisamente melensa e “Fever”  è palesemente destinata al ballo. “Low” invece, di nuovo vicina al postpunk, suona gradevole ed originale, con il basso notevole e la parte vocale che oscilla tra passaggi ‘rochi’ ed altri più  ‘ammorbiditi’. In chiusura “Rainbows” è, a mio avviso, uno degli episodi migliori: lenta, ravvivata qua e là  da elementi quasi ‘cabarettistici’, disegna un paesaggio austeramente gotico e dai colori molto cupi, senza i barocchismi che a volte si ritrovano nel goth. Si attendono sviluppi.

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