One on one di Kim Ki-Duk: Vendetta tremenda vendetta

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È un film che non lascia vie di scampo l’ultimo lavoro del grande regista coreano Kim Ki-Duk che dopo aver vinto nel 2012 il Leone d’oro a Venezia con Pietà torna con una nuova opera improntata a una forte critica nei confronti della società e della morale del suo paese, la Corea del Sud.

È una tragedia senza speranza One on one, un circolo vizioso di vendette che si accumulano e si avvitano su loro stesse. La giustizia di stato sembra non esistere in Corea del Sud e allora sono i singoli cittadini che si alleano tra loro per vendicare il terribile assassinio di una ragazzina. Sono persone normali, oppure reietti della società e giovani senza uno scopo preciso nella vita, che si uniscono e danno vita ad una serie di vendette costruite come delle rappresentazioni teatrali in cui si fingono di volta in volta poliziotti, netturbini, agenti segreti ecc. per colpire e torturare i sei responsabili del terribile assassinio, di cui non si conosceranno mai le motivazioni, se non un generico “mi è stato ordinato”.

Ma la parte di “giusti” vendicatori prende presto loro la mano e pian piano li trasforma, facendoli diventare a loro volta aggressori mentre gli autori dell’assassinio si tramutano in vittime. La violenza genera violenza, ci dice il regista, e nessun perdono, nessun pentimento, nemmeno il rifugio nella religione costituiscono una via di uscita possibile.

Considerato da molti critici un film minore della sua notevole carriera, forse perché di minor eleganza formale e meno perfetto stilisticamente di altri, One on One è un’opera ruvida, urgente, che trasuda di una forza straordinaria che non può lasciare indifferenti.

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