Saigon Blue Rain: What I don’t see

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Progetto francese noto in precedenza con il nome di Stupid Bitch Reject, i Saigon Blue Rain che, come da loro stessi dichiarato, hanno scelto il nuovo moniker pensando alle atmosfere tenui ed emozionali della loro musica, non del tutto immune dall’influenza di suoni ‘asiatici’, hanno presentato quest’anno What I don’t see, il loro primo full-length. Legati al passato new wave per molti aspetti, Ophélie e Franck si esprimono attraverso sonorità ethereal, delicate ed oniriche, anche se non sempre di grande originalità; non mancano comunque momenti molto malinconici, per non dire cupi. “Queen Ephemeria”, la prima traccia, per esempio esordisce in oscurità: la voce eterea, le note ipnotiche della tastiera, la chitarra cristallina e il ritmo pacato richiamano alla memoria i Cocteau Twins, del tutto convertiti al mondo delle ombre. Bel pezzo, subito dopo, “So Cold” del quale incanta la liquida chitarra: la sua placida e sognante uniformità viene poi interrotta da inquietanti dissonanze mentre il canto pare provenire da lontano. “Corps Astral”, che vede al basso la presenza di Gilles Facquet, propone un ritmo più vivace ed un’atmosfera più leggera forse pensata per il dancefloor, che la rende un po’ convenzionale; lo stesso valga, poco più in là per “I Wanna Be You”, un grazioso motivetto orecchiabile ma nulla di più. Fra le due la malinconica e cadenzata  “Borealis” in cui l’armoniosa interazione fra le fredde tastiere e le limpide note di chitarra disegna paesaggi antichi, dai colori tenui. La title track osa variazioni ‘sintetiche’ più estrose ed originali; niente da segnalare, poi, tranne “Lovelorn”, una delle tracce in cui Ophelia dà il meglio delle sue doti vocali con toni vagamente sensuali e la conclusiva “L’Offrande” che regala un gradito momento wave con trillanti suoni orientaleggianti ad un disco piacevole che soffre però di qualche cedimento alla monotonia.

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