Verney 1826

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Verney 1826 è un progetto musicale tedesco, attivo da circa sei anni. Il fondatore, e unico membro fisso, che usa lo pseudonimo Lionel Verney, si è avvalso nel tempo di un ampia cerchia di collaboratori, con artisti della scena ethereal, darkwave e martial folk. La sua musica può essere definita come neoclassica con atmosfere marziali, che rendono più oscura l’atmosfera del background sinfonico delle canzoni. Una musica piena di emozioni, di ispirazioni e riferimenti all’arte ed alla letteratura, con suoni che conducono l’ascoltatore in un mondo a parte, dove l’Arte è Regina di vite ispirate e fuori dal comune, ricche di ricerca ed assetate di conoscenza ed avventura.
Un’attitudine romantica, che ha un legame emotivo con lo Sturm und Drang, con la ricerca eterna di sensazioni, significati e bellezza.
Ed una persona sensibile, aperta agli altri, agli scambi che arricchiscono, sempre entusiasta verso nuovi progetti, e con un profondo amore per la scena, tant’è che ha chiamato suo figlio Ivo, come il fondatore della 4AD Ivo Watts-Russell.
Gli abbiamo quindi fatto delle domande, per conoscere meglio lui ed il suo percorso artistico, alla vigilia dell’uscita del suo prossimo album The ghosts of Yesterday.
Domande a cui ha risposto con sincerità e profondità, dandoci una chiave di lettura del suo lavoro, del suo modo di sentire e facendoci conoscere un po’ meglio se stesso e, in qualche modo, il suo popolo e la sua storia, anche quella che, sfortunatamente, trova poco spazio nel nostri libri.

Vorrei ringraziarlo per l’impegno, la profondità e la passione che ha messo nel rispondere alle nostre domande: un grande artista e una grande persona.


Per favore, presenta Lionel Verney e Verney 1826 al pubblico italiano.

Anche se non è la mia prima intervista per l’Italia (c’era stato un articolo in una rivista musicale qualche anno fa), sono consapevole che il nome Verney 1826 sia nuovo per parecchie persone, quindi ne approfitto per salutare tutti, nella “Bella Italia”. Conosco delle persone interessanti da voi, per la maggior parte amici artisti e musicisti.

Se dovessi dire in poche parole lo scopo del mio progetto, dovrei citare il mio sito: “Far rivivere alcuni dei più sublimi momenti della letteratura, dell’arte e della storia”.

È difficile descrivere la propria musica, ma non posso che essere d’accordo con quello che hai scritto nell’introduzione. Sarebbe difficile trovare una descrizione migliore del mio obiettivo. Io sono qui e questo è il mio progetto; non si interessa di politica, né di credenze religiose, ma si occupa di arte e storia.

Il nome che hai scelto è quello di un personaggio de L’ultimo uomo di Mary Shelley, puoi spiegarci il motivo?

L’Ultimo uomo ha influenzato profondamente il mio percorso artistico. Lessi il suo Frankenstein quando avevo quindici anni e rimasi profondamente colpito dalla pura, triste bellezza della sua storia. Qualche anno dopo ho scoperto il suo racconto meno conosciuto L’ultimo uomo, in cui il protagonista vaga in un mondo condannato. Ripensandoci, penso che questo libro sia stato uno di quelli che hanno più influenzato la mia vita, e anche, tra i più influenti per la scena gotica.

So che c’erano racconti gotici scritti prima di quelli di Mary Shelley, ma molti di loro non riescono ad emozionare i lettori moderni.  Le meravigliose opere della Shelley, invece, hanno lo stesso impatto che avevano tanti anni fa. Quando ho riletto L’ultimo uomo per me è stato naturale decidere che avrei dovuto legare in qualche modo la mia musica a quel libro, così ho scelto il nome del protagonista, insieme all’anno di pubblicazione: il 1826. Questa è la storia.

Sul tuo sito web è scritto che il viaggio di Verney 1826 è iniziato nel 1991, ma il tuo promo CD è datato 2009, quindi vorrei che ci raccontassi cos’hai fatto artisticamente in quell’intervallo di tempo?

Io scrivo e compongo dal tempo della mia infanzia, ma nulla di quel tempo è sopravvissuto, a parte, forse, alcune pagine di spartiti per pianoforte, degli “schizzi”.

Quando avevo sedici, diciassette anni, ho iniziato a registrare le mie prime canzoni in una piastra per cassette, ed allora avevo chiamato il progetto The Dorian Gray. La musica era solo una collezione di idee grezze, senza struttura e con una pessima qualità del suono, ma è interessante notare che già allora la mia musica era legata alla letteratura, infatti avevo scelto il nome dal famoso romanzo di Oscar Wilde. Questo è iniziato nel 1991, per questo ho messo questa come data di nascita della mia musica.

Naturalmente Verney 1826 non è stato creato prima del 2008. L’intervallo di tempo è stato riempito dal lavoro (sono un informatico), dal mio matrimonio e dalla nascita di mio figlio. Ho utilizzato il tempo per esplorare nuove possibilità tecniche, in modo da essere finalmente in grado di registrare digitalmente la mia musica con una qualità decente, senza bisogno di utilizzare le cassette analogiche.

Penso che la scintilla per la creazione di Verney 1826 sia stata il primo incontro con il mio amico Leif Allendorf. Ci siamo incontrati nel 2007 in una campagna di scavi archeologici ad Essen, in Germania, ed è stato uno di quegli strani eventi fortunati, in cui capisci di aver trovato un’anima gemella, con gusti letterari simili ai miei. Dopo quella settimana ho deciso di trovare un modo di esprimere in modo adeguato il mio apprezzamento per l’arte. Ho iniziato a recuperare le mie prime registrazioni, ma sono rimasto abbastanza deluso da quello che ho ascoltato. Successivamente ho tentato di rielaborare una o due canzoni, ma alla fine ho scritto un discreto numero di nuove canzoni, che hanno formato il mio primo album.

Hai delle basi di musica classica e personalmente credo che le tue opere siano un tentativo di mescolare, contaminare queste basi con un suono più oscuro, in qualche modo marziale.

Sì, questo è dovuto al fatto che io amo quasi tutti i generi musicali. Sono cresciuto con i lavori di Chopin e Beethoven e ho sviluppato un’affinità con la musica triste in chiave minore, persino nella musica popolare. Canzoni come “Always the Sun” (The Stranglers) or “Jealous Guy” (John Lennon/Roxy Music) erano estremamente affascinanti per me, come la musica di Dvorak. Successivamente ho scoperto la scena dark, The Cure, Fields of The Nephilim, Dead Can Dance, Death in June, Current 93 etc. etc. Forse questo è il motivo per cui la mia musica non è mai “strettamente martial industrial” o “strettamente goth”,  anche se ha parti di questi stili, ma spesso mischiati e mixati in un modo strano, insieme naturalmente al mio background classico. Tutto questo è parte della musica che scrivo.

Potresti dirci quali autori, sia musicali che letterari, ti influenzano di più?

A parte Mary Shelley, che è già stata menzionata, sono stati (in ordine casuale) E. A. Poe, Theodor Fontane, Georges Simenon, F. Scott Fitzgerald, Ernst Jünger, Agatha Christie, William Shakespeare, J. R. R. Tolkien, A. C. Doyle, H. G. Wells, Jules Verne… per nominarne solo alcuni. La mia biblioteca sta letteralmente scoppiando e io non esco mai di casa senza un libro in tasca, anche se ormai è quasi sempre un lettore di ebook. Per quanto riguarda gli autori nella musica, mi hanno sempre colpito i testi di Douglas Pearce, che sono stati un’importante influenza per quello che scrivo.

Se dovessi colpirti la sindrome di Stendhal, davanti a cosa pensi che potrebbe succedere?

Ho paura di non poter rispondere a questa domanda. Mia moglie lavora in una clinica psichiatrica e io sono troppo consapevole delle varie forme di malessere psicologico per rispondere bene. Non mi sento in grado di mettermi nei panni delle persone colpite.

Mi piacerebbe sapere anche cos’è per te il significato profondo dell’arte e com’è importante nella vita.

L’arte ci circonda tutto il tempo, indipendentemente dalla nostra ricettività, e per me è difficile focalizzare qualcosa come “il suo significato”. Per me è una ragione di vita. L’arte può arricchire la nostra vita, quando ci apriamo a lei, può essere la bellezza di un antico poema o la tecnica esplosiva di un pittore moderno. Può essere architettura. Possiamo non essere predisposti per tutti i tipi di arte, è abbastanza naturale. Ma io credo fortemente che non ci sia una sola persona sulla terra che possa dire che l’arte non l’abbia mai toccata in nessuna forma. Tutti hanno qualcosa come una melodia preferita, anche se fosse una vecchia ninna nanna, come un eco dal passato.

Se dovessi descrivere la tua musica in due parole userei emotiva ed evocativa…. Tu cosa speri che la tua musica possa dare e trasmettere, a chi ti ascolta?

Grazie davvero! Quando queste parole vengono in mente mentre si ascolta la mia musica, il mio scopo è raggiunto. È esattamente quello che voglio fare con le mie canzoni. La prima idea è sempre di scrivere musica per piacere personale, per esplorare argomenti affascinanti e trasformarli in canzoni. Può capitare dopo un viaggio in vecchi luoghi e castelli, o venire da un libro o un quadro che hanno lasciato un segno dentro di me. Non posso mai dire come si evolverà la canzone alla fine, per cui l’esperienza di chi ascolta non deve necessariamente rispecchiare le mie intenzioni. Ma emotiva ed evocativa suonano bene. Mi dice che qualcuno è stato spinto a far viaggiare la mente.

Sui tuoi lavori ho contato 22 collaborazioni con altri musicisti, finora e vorrei sapere quanto e perché questo è importante per te.

Verney 1826 è basicamente il mio progetto solista e lo sarà sempre, visto che è il mio strumento per far risaltare l’arte e la cultura. Come prima cosa, tutte queste collaborazioni non sono mai state pianificate. Il mio primo album era finito quando ho incontrato Anna Aliena e poco tempo dopo abbiamo registrato alcune canzoni insieme. Questa particolare collaborazione è durata fino ad ora, anche se è diventata in qualche modo più rara e sporadica. Ma la sua voce impostata da mezzo-soprano si è fusa estremamente bene con alcune delle mie canzoni. Negli ultimi anni i nostri gusti musicali hanno preso direzioni diverse, ma spero di lavorare ancora con lei ogni tanto. Un altro partner costante è Sven Phalanx di Schattenspiel. L’ho incontrato durante i bei tempi di MySpace, quando sembrava che la scena musicale stesse per scoppiare e tutti si connettevano virtualmente con altri musicisti. Da allora abbiamo registrato parecchie canzoni insieme e abbiamo diviso il nostro lavoro nei nostri rispettivi lavori. Per il mio nuovo album The Ghosts Of Yesterday ho registrato tre canzoni con l’olandese Miyuki Day. La sua voce riservata era la controparte ideale per alcuni dei miei nuovi pezzi.

Cerco sempre di lavorare con partner che in qualche modo condividono le mie visione e trovo spesso interessante che queste cooperazioni possono ampliare le mie stesse idee. Ho lavorato con così tanti artisti di talento che sarebbe semplicemente troppo lungo elencarli qui, ma voglio dire grazie a tutti loro. Sapete chi siete e siete sempre stati importanti per me. Le parole possono difficilmente esprimere la mia gratitudine.

Hai anche pubblicato, con la tua etichetta, due compilation, entrambe con referenze letterarie: mi piacerebbe che ci parlassi anche di queste.

Nel 2011 ho avuto l’idea di chiedere a parecchi amici di contribuire ad una compilation che avevo in mente da qualche anno. L’idea era che tutto l’album avesse qualcosa a che fare con i libri e dovesse esprimere il mio amore per la letteratura. Non sapevo come questi artisti avrebbero reagito a quest’idea, ma sono stati tutti amabili e collaborativi. E con la maggior parte dei musicisti coinvolti sono ancora connesso socialmente e ci scambiamo dei piccoli saluti di tanto in tanto. L’idea dei libri mi affascinava. Intendo dire, ci sono canzoni che parlano di libri in tutti i miei album, ma quella volta doveva essere il 100%, tutto o niente. Beyond The Mirror Of Time è stata un’esperienza meravigliosa per me.

La seconda compilation è stata creata insieme a Sven di Schattenspiel. Condividiamo un amore comune per Jules Verne (guardate i tatuaggi di Sven) e così… Non so a chi sia venuta in mente prima l’idea di un album tributo, ma alla fine abbiamo redatto il progetto, (Au Bout Du Monde) e steso una lista di artisti desiderati. Quando abbiamo creato una pagina Facebook per la compilation abbiamo fatto un piccolo errore, almeno lo vedo come un errore oggi, ma a quel tempo sembrava OK. Abbiamo invitato tutti i nostri amici del social network a mettere un like sulla pagina e questo ha portato l’intero progetto ad espandersi quasi al di là del nostro controllo. È  successo che a molti, molti gruppi sia piaciuta l’idea e hanno chiesto di partecipare. Non volevamo escludere nessuno ed infatti mi piace davvero quello che tutti hanno mandato per l’album. Naturalmente alla fine avevamo più o meno il doppio delle canzoni con le quali avremmo ragionevolmente potuto lavorare. Voglio dire, avrebbe dovuto essere una semplice compilation di collaborazioni e abbiamo ricevuto così tante canzoni da essere quasi troppe anche per un album doppio. Non potevo permettermi di stampare un doppio CD, così ho deciso di pubblicare la compilation in formato digitale, con una piccola edizione di solo 50 copie stampate (su un Data DVD) non concepite per essere vendute “ufficialmente” ma regalate come ringraziamento agli artisti invitati. Alla fine penso che possiamo essere orgogliosi dell’album. Abbiamo un’ampia gamma di stili molto interessanti, da gruppi semi sconosciuti fino a nomi famosi come Tony Wakeford o Andréa Nebel. La ricerca dei partecipanti è stata piuttosto interessante. Mentre abbiamo incontrato un interesse sincero da parte di gruppi neofolk e martial industrial,  siamo stati buttati giù con freddezza dalla cosiddetta scena “Steampunk”, perché abbiamo sempre detto a tutti che sarebbe stato un progetto no-profit. Ho chiesto a molte band steampunk di contribuire, ma ce ne sono state solo tre che hanno risposto alla mia richiesta: due di queste mi hanno detto che facevano musica solo per guadagnare e che per loro non aveva senso pubblicare gratis. Al contrario, quando ho invitato Tony Wakeford non mi aspettavo davvero una risposta, ma invece ha risposto subito: “Hooray, non un’altra maledetta compilation su Evola!” Ammetto che sono scoppiato a ridere quando ho letto la sua risposta. E niente scherzi, anche Tony deve vendere musica per guadagnarsi da vivere, ma fate un paragone: dice molto sulle motivazioni alla base delle rispettive scene. Una è solo per i soldi, l’altra per amore della musica.

Sei anche un membro di Schattenspiel….. questo potrebbe essere riassunto nella frase “un gruppo non è abbastanza per la creatività”?

Questo è stato sicuramente il motivo all’inizio. Ho incontrato Sven di Schattenspiel nei primi anni dei nostri progetti e, per pura coincidenza, abbiamo registrato un paio di canzoni insieme. Lui mi ha spedito tre delle sue prime canzoni strumentali e io ho scritto i testi e li ho cantati. A tutti e due è piaciuto molto il risultato. Poi abbiamo avuto una specie di contatto libero durante gli anni, fino a quando abbiamo registrato di nuovo una canzone insieme, questa volta per la compilation Au Bout du Monde, di cui ho parlato prima. Penso che sia stato il momento che abbiamo capito che ci intendevamo l’uno con l’altro, e dopo quella canzone mi ha chiesto di entrare a far parte di Schattenspiel. Ho accettato volentieri e non mi sono mai pentito di questo passo.

Abbiamo registrato due album insieme (Aus dem Dunkel e R/Evolution, che sta per uscire), ma ora devo ammettere che la creatività ha raggiunto un punto da cui non sono sicuro di come procedere. Voglio dire, ci sono ancora cosi tante idee nella mia mente, ma il mio lavoro a tempo pieno in una casa editrice divora molte delle mie energie, e sta diventando sempre più difficile lavorare a nuove canzoni la sera. Ma è anche duro vedere la creatività dissolversi nella cenere. Sven e io abbiamo concordato di stare un po’ da parte. Entrambi non volevamo esaurirci. E io sono positivamente convinto che questa decisione mi lascerà del tempo per comporre nuove canzoni di Verney 1826.

L’ultimo lavoro pubblicato da Verney 1826 è un CD con 8 diversi gruppi che remixano  “Ordo Fratrum Minorum”, con il loro stile e le loro atmosfere ed è interessante! Raccontaci qualcosa su questo.

Beh, il pezzo originale è del mio secondo album Sacrow e un po’ di tempo fa ho fatto un remix kit: ero semplicemente curioso di vedere come altri artisti avrebbero trattato la canzone, come l’avrebbero fatta diventare qualcosa di completamente nuovo. Non so perché il progetto è stato rimandato, ma ci sono voluti due anni per farlo diventare un CD. Non vedo questo come un album ma come un EP, anche se dura trentotto minuti. Sono davvero contento del risultato, perché ora l’EP contiene tanti stili ed idee, e questo per me è piuttosto affascinante. Non sono sicuro se è di altrettanto interesse per degli altri ascoltatori, così ho deciso di renderlo disponibile via Bandcamp.com. Si può scaricare gratuitamente la versione digitale, ma c’è ancora qualche copia del Cdr in edizione limitata.

Cosa posso dire della canzone? Musicalmente è abbastanza semplice, contiene il campionamento di un canto gregoriano e i miei strumenti addizionali, con un corto testo criptico. Il testo parla della morte di Padre Maximilian Kolbe, che morì ad Auschwitz.

So che stai lavorando ad un nuovo album, ci puoi anticipare qualcosa?

The Ghosts Of Yesterday, il mio quinto album che sta per uscire? L’ho finito all’inizio del 2014 e sarò felice quando la mia etichetta Lichterklang lo pubblicherà alla fine di quest’anno. So che per Michael è duro mantenere i tempi, così rimango da parte e aspetto pazientemente. Chissà, forse quando l’intervista uscirà l’album potrebbe essere disponibile.

Questa volta ho cambiato l’argomento, dalla letteratura alla storia, ma non è stata una decisione presa di proposito. Ho semplicemente iniziato a scrivere canzoni su vari temi storici. Spazia dall’antica Roma alla Grecia, fino all’usurpazione del Tibet, dalla morte del Re Friedrich Wilhelm I alla fine della monarchia in Germania. Dal lato musicale credo di aver trovato il successore del mio album precedente Ex Libris. Ho sempre difficoltà quando mi si chiede di descrivere le mie canzoni. Direi è musica neoclassica con un po’ di  Dark Ambient, Martial Industrial e Gotico.

Ho avuto la fortuna di lavorare con alcune persone davvero talentuose: Anna Aliena canta “Bis zum Dach der Welt” (“Sul tetto del mondo”) con me, possiamo ascoltare Miyuki Day in tre canzoni, e il pezzo conclusivo è una versione alternativa di una canzone che ho scritto per il prossimo CS di  Schattenspiel. In più, Sven Phalanx ed io abbiamo scritto “Todesahnung” (“Presentimento di morte”), la cui versione originale è stata pubblicata sull’ultimo album di Schattenspiel.

Ho visto che i tuoi lavori hanno riferimenti culturali, o letterari, come Ex Libris, in cui ogni pezzo è dedicato ad un libro, e mi piacerebbe che ci spiegassi cosa c’è dietro ogni CD di Verney 1826.

Non c’era nessun concetto dietro il mio primo album Nebelland. Il titolo significa “Terra della nebbia” ed è preso dalle mie vecchie registrazioni su cassetta; queste sono le primissime canzoni che ho registrato con il nome Verney 1826. Ma già in questa forma primitiva puoi trovare delle canzoni ispirate alla letteratura, come “Ligeia” (ispirata ad E. A. Poe) o “Lionel” (ispirata a “L’Ultimo Uomo di Mary  ShelleyI. Il secondo album Sacrow aveva una cornice concettuale: avrebbe dovuto rappresentare il tempo nella Germania dell’Est nel periodo 1949 – 1989, un tempo di oppressione politica ed anche il tempo della mia infanzia. Sacrow è il nome di una cittadina (che ora è stata assorbita dalla città di Potsdam) che ebbe la sventura di essere situata nella zona morta del muro di Berlino e così diventò una città fantasma. Fortunatamente ora è di nuovo possibile visitarla, con la sua bellissima chiesa. Il terzo album Silence Du Tombeau è iniziato come una collezione di canzoni sulla storia Prussiana (“The Death Of Innocence”, “Fiat Iustitia”, “Suum Cuique”, “Caputh, Sommer 1932”), ma in qualche modo non sono riuscito a seguire quel concetto con forza sufficiente, così si trova inframmezzato da canzoni su racconti gotici ed altri argomenti. Ma va bene, dato che il tema Prussia è solo la cornice concettuale. Il quarto album,  Ex Libris è davvero il mio primo tentativo di successo di seguire un concetto particolare.

La prima canzone del tuo primo album era sul movimento della Rosa Bianca, un movimento di intellettuali tedeschi che si opponevano al nazismo, che è una cosa quasi sconosciuta al di fuori della Germania… Ed io penso che questo sia un po’ legato a come a volte solo una parte della storia finisca sui libri: potresti dirci qualcosa su questo?

Ah, prima di tutto, la canzone “Il nome della rosa” non è sul movimento della Rosa Bianca, ma sul mio libro preferito di Umberto Eco. Naturalmente il testo è così criptico che lo puoi leggere in un contesto piuttosto differente. Chissà, forse il mio subconscio è riuscito a combinare diversi argomenti qui. Ma c’è davvero una canzone particolare di  Verney 1826 sul Movimento della Rosa Bianca: è “Sophie” dal mio EP  Orpheus, che è dedicata a Sophie Scholl. La canzone è stata ripubblicata anche sul mio terzo album, questa volta con la voce addizionale di Anna Aliena.

Non sapevo che il movimento della Rosa Bianca fosse sconosciuto al di fuori della Germania. Penso che molte persone in Germania conoscono i nomi di Sophie e Hans Scholl, due membri di questo gruppo della resistenza contro Hitler. Il gruppo fu fondato nel 1942 e i dirigenti furono giustiziati nel 1943. “Sophie” è un ricordo della breve vita di Sophie Scholl. Sarei felice se la mia canzone potesse risvegliare l’interesse in qualche ascoltatore. Sì ci sono state davvero cose come queste, un coraggio civile e resistenza, durante la II guerra mondiale. Forse qualche persona in più conosce il nome di Graf Stauffenberg? (n.d.r. è stato un ufficiale tedesco che svolse un ruolo di primo piano nella progettazione e successiva attuazione dell’attentato del 20 luglio contro Adolf Hitler, e nel successivo tentativo di colpo di stato). Io non sono fiero delle parti oscure della storia del mio Paese, ma non credo a cose come una “colpa collettiva” per la terza generazione nata dopo questi eventi. Ma forse è più facile e confortevole condannare un intero popolo invece di vedere gli eventi come una serie di tragici avvenimenti storici?

Comunque, dico che la mia musica parla di storia e non di politica. Ma come vedi non è sempre semplice separare i due argomenti. Specialmente quando riguardano un tempo passato, la sua cultura, la sua arte, il suo popolo. Così sembra che mi devo correggere: tutta l’arte è politica. Ma di sicuro non mi metterò a dire a qualcuno come deve pensare o cosa deve sentire. Scrivo di tempi passati e le mie canzoni sono solo ricordi. Io posso solo dire: fate di loro cosa vi piace, indipendentemente dal colore della vostra pelle o dal vostro credo religioso o politico. Questa è moralità wiccana: fai quello che vuoi.

Un’ultima domanda: vuoi dire qualcosa in particolare agli italiani che leggeranno questa intervista?

Non è sicuramente una coincidenza se mi sento legato alla vostra terra e alla vostra gente. Come non è una coincidenza che il primo braòo del mio nuovo album The Ghosts Of Yesterday sia intitolato “Roma aertana est”. Semplicemente amo l’Italia. La sua ricca cultura e la sua storia. Un grande grazie ai miei ascoltatori italiani. Spero di vedervi di nuovo presto!

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