Elegia, Canto Notturno – Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna

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Roma Amor. Foto di Mrs.Lovett

“Elegìa, Canto Notturno” è il secondo evento organizzato nel corso del 2014 da Opera Sublime, nata come spin-off di Decadence ad opera di Carlo Valentine e Alessia Marchi: lo scopo del progetto è proporre delle iniziative culturali in ambito goth e dark collocandole in contesti di particolare suggestione, allo scopo di creare esperienze estetiche di alto livello, costruendole nei dettagli perché rimangano uniche. Il primo evento si era svolto il 12 luglio 2014: “Notturna – concerto per notte sola” aveva visto la presenza di artisti come Sieben e Spiritual Front, chiamati ad esibirsi nella cornice del Cimitero Monumentale della Certosa a Bologna, scelto per la sua bellezza ed il suo valore artistico. L’idea ha suscitato tale interesse da indurre gli organizzatori a riprovarci, mantenendo la medesima location ma, ovviamente, rinnovando la proposta musicale con altri nomi di prestigio. Così, in occasione della festività di Ognissanti, l’appuntamento era, ancora una volta, a Bologna in un luogo dal fascino quasi irreale eppure pervaso di quella malinconia che non può non portare all’introspezione. Fra le memorie di persone passate, proprio quel giorno dell’anno in cui le loro vite vengono commemorate ovunque da chi le ha amate e le ricorda, si sono avvicendati, sui palchi collocati all’interno dei chiostri del Novecento, alcune figure importanti del panorama musicale dark, unendo all’attrazione del posto l’emozione dell’esibizione live. Il pathos era palpabile fin dall’ingresso, camminando lungo il percorso evidenziato da file di candele che, naturalmente, non potevano far dileguare le ombre profonde del luogo: l’impressione era quella di stare vivendo una sorta di magia in un sito fuori dal tempo e dallo spazio, abitato da una schiera di eletti in abiti scuri. In un’occasione del genere, la redazione di Ver Sacrum non poteva non essere presente.

The Frozen Autumn. Foto di Mrs.Lovett

La serata era organizzata in modo tale da far alternare i musicisti sui due diversi palchi, consentendo di poter partecipare ad ognuno degli spettacoli spostandosi da un ambiente all’altro, con sovrapposizioni di non più di qualche minuto.Lo spettacolo è iniziato con i suoni dei Musici dell’Accademia allineati nella galleria del Chiostro IX: sobrie e dense note classiche – Verdi, Alfeo Gigli, Riz Ortolani – scaturite dall’orchestra di quindici elementi che hanno predisposto il clima all’ascolto intimo. Nell’altro vano – la galleria del Chiostro VI – prendeva intanto il via il concerto di Bad Sector, progetto incentrato sul solo Massimo Magrini e le sue ‘elucubrazioni’ elettroniche di impronta ambient dalle tinte fortemente sperimentali che ha inondato le vecchie mura di suoni potenti, spesso sinistri ed angoscianti ma di grande efficacia.

Dopo di lui, uno degli episodi più attesi, cioè la performance dei mitici Roma Amor, che hanno eseguito con il pathos che li ha sempre contraddistinti alcuni dei loro pezzi forti, come per esempio “17.3”, “Occhi Neri”, “Scared” e la cover di “Amsterdam” di Jacques Brel. Il contesto malinconico ha reso l’impatto della musica del gruppo veramente incisivo e la partecipazione emotiva di Euski e Co. era tangibile. A pochi metri di distanza, partiva poi l’esibizione di  The Frozen Autumn, perfettamente adeguati alla situazione con la loro poetica ombrosa e decadente. Già prima dell’evento, i due avevano reso noto di aver preparato un programma ad hoc, con la rivisitazione di alcuni loro classici in chiave elettronica/ambient: il risultato è stato infatti pregevole. La musica del duo, liberata dagli aspetti più ‘facili’ e dalle derive dance che avevano caratterizzato, per esempio, alcuni momenti di  Chirality ha saputo regalare un piacere sincero, disegnando scenari sempre freddissimi e dai colori spenti, ma di grande suggestione ed armonia, tali da indurre un senso di romantico languore, incoraggiato anche dalle frasi struggenti proiettate sulle mura dietro di loro, tratte dalle iscrizioni più significative della Certosa di Bologna. Ci hanno infine pensato i Clock DVA a dare al pubblico la scossa che serviva: accolto da fan alcuni dei quali ormai più che ventennali, il mitico Adi Newton ha proposto la sua elettronica/industrial severa e potente, dipingendo le antiche pietre della tinta grigio ferro di un’oscurissima e minacciosa metropoli; esibizione impeccabile ed affascinante che mostrava proprio la padronanza del mestiere che ci si attendeva da lui e, nella ‘cornice’ ipnotica delle immagini che si susseguivano alle sue spalle, ha suscitato belle emozioni. Il bilancio della serata è stato dunque assolutamente positivo, come attestato del resto dalla generale risposta da parte dei presenti. La speranza è, ovviamente, che Opera Sublime prosegua la sua attività, magari ideando spettacoli in altre location altrettanto ‘magiche’.

Clock DVA. Foto di Mrs. Lovett

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