Fitz James O’Brien: La lente di diamante

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Nuova imperdibile uscita in casa Hypnos. Questa volta tocca al secondo volume dedicato ai racconti dello scrittore irlandese (ma ha vissuto a lungo negli Stati Uniti) Fitz James O’Brien, considerato il “trait d’union” fra la geniale fantasia macabra di Poe (che indaga le aberrazioni della mente umana) e l’attitudine verso l’horror cosmico di Lovecraft. In effetti la sua importanza è stata quella di aver innestato una base scientifica nel “weird tale”. La sua produzione è originale e mischia diversi generi come l’horror, il fantasy e la fantascienza. Ci troviamo di fronte a un vero scrittore che purtroppo non è conosciuto come meriterebbe. Eppure in molti casi le sue invenzioni risultano geniali. La prima raccolta (Sogni a occhi aperti) era interessante in quanto presentava al pubblico italiano molte storie inedite appartenenti alla sua prima fase creativa mentre in questo La lente di diamante – titolo derivato da uno dei suoi racconti più significativi – troviamo invece il meglio di Fitz James O’Brien. “La lente di diamante” (“The Diamond Lens”) è ancora oggi considerato il suo capolavoro: uno scienziato, tramite una particolare lente fatta di diamante, osserva al microscopio una goccia d’acqua attraverso cui ha la “visione” di una silfide. Il fascino  del disvelamento di questo universo “infinitesimale” è ancora oggi qualcosa di unico e irripetibile. La tematica sarà poi sviluppata in seguito da molta fantascienza. Un altro racconto molto influente è poi “Cosa è stato?” (“What Was It?”) che narra dell’esistenza di una creatura extraterrestre invisibile. La storia servirà da modello a Guy de Maupassant per il suo celeberrimo “Le Horla”. Ma è forse con “Il forgiatore delle meraviglie” (“The Wondersmith”) che O’Brien scrive, a mio avviso, la sua opera migliore. Di sicuro ci troviamo di fronte a un must del “weird tale”. La storia narra di come una banda di zingari, che si riunisce nella bottega Herr Hippe (il forgiatore di meraviglie), cerchino di vendicarsi dei cristiani uccidendone i figli. Per far questo Hippe costruisce un esercito di soldatini in miniatura (sorta di omuncoli) a cui infonde la vita tramite la negromanzia (il racconto rimane così in bilico fra soprannaturale e fantascienza come in molti suoi testi) dotandoli di armi avvelenate. Ancora una volta il genio di O’Brien ha anticipato quello che sarà un tema ricorrente della fantascienza ovvero quello del robot. “Jubal, il campanaro” è un altro piccolo classico che si avvale di  un’efficace e potente atmosfera maligna. Da ricordare anche “Dalla mano alla bocca”, un vero e proprio incubo surrealista (“From hand To Mouth”). Anche “La stanza perduta” (“The Lost Room”) è di livello altissimo. La tematica è quella della casa stregata ma il labirinto di corridoi e passaggi, le stanze che scompaiono e i sogni deliranti del protagonista trasportano realmente in una dimensione al di là del tempo e dello spazio. “Il bambino che amava una tomba” (“The Child That Loved A Grave”) è poi una struggente storia macabra e molto malinconica. Chiude il libro “Come ho superato la mia gravità” (“How I Overcome My Gravity”), un’altra curiosa fantasia fantascientifica. Il volume si può acquistare presso il Delos Store.

Fitz James O’Brien “La lente di diamante” – Edizioni Hypnos – 309 pagine – Euro 21,90

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