Aa. Vv.: Snowflakes III

0
Condividi:

Questa volta i ragazzi di At Sea, si sono superati: un doppio CD di atmosfere neoclassiche, con in tutto 34 pezzi di artisti diversi, per la maggior parte ancora sconosciuti.

La compilation esce inoltre con un numero dedicato di Paradox Ethereal Magazine, una rivista in inglese, anche se la redazione è in maggior parte greca; una rivista stupenda di arti e musica, che fino allo scoppiare della crisi era stampata ed ora viene pubblicata come digital download dal suo sito.

Anche se verrà un piccolo romanzo cercherò di spendere qualche breve parola per tutti i gruppi, in quanto sono tutti ottimi e non sarebbe giusto escluderne alcuni a favore di altri. Poiché la compilation è scaricabile gratuitamente dal sito vi consiglio di farlo, in modo da conoscere nuovi gruppi e farvi la vostra opinione.

“Byrds of february” di Asya Sergeeva è un bellissimo pezzo neoclassico solo strumentale, dalle atmosfere struggenti e oniriche, vicine alle sonorità dei Collection d’Arnell Andrea dei migliori album.

Seguono i nostri Vostok, con “Lontano dalla luce”, un brano delicato e romantico, poesia in musica.

I Green Ashes con “She moved throught the fair” hanno sonorità celtiche, con alcuni inserti di cornamuse ed una luminosa voce femminile, che li rendono vicini a Lorena Mc Kennith.

Johanna-Adele Jüssi con “Kiiidi” esegue uno struggente strumentale con il violino in primo piano, anch’esso con reminiscenze di musiche tradizionali nordeuropee.

Lanaya con “Danny Boy”, propone un pezzo  in cui una bellissima voce femminile si staglia su delle celestiali melodie dell’arpa, con un risultato che entra nell’anima.

Gli Aurago con “To the river” eseguono una musica pregna di pathos, sulla quale si inserisce la voce della cantante, anch’essa dotata di enfasi interpretativa, una sorta di dark cabaret dallo sfondo classicheggiante.

Gli Ainulindalë con “Namarie” eseguono un capolavoro musicale ed emotivo, con uno struggente violoncello sempre in primo piano e l’alternanza di voci maschili e femminili, che fanno venire in mente i Dead Can Dance o i Rise and Fall of a Decade dei pezzi più romantici.

Gli Opium Dream Estate con “The last kiss” propongono una ballata, lenta ma dallo stile dark rock.

Stillife con “O Ladushki” propone un pezzo neofolk impregnato di sonorità malinconicamente sognanti.

Danjiel Zambo con “Never Alone” propone un’interessante contaminazione tra chitarre neofolk ed atmosfere che ricordano le colonne sonore dei vecchi western.

I Bansheerie con “Lady Forlon” presentano un pezzo valido, ma in cui si sente pesantemente l’influenza dei padri fondatori del neofolk, in particolare dei Death in June.

I Wilderhost con “The past in runes” hanno un pezzo neofolk particolarmente malinconico, in cui si inserisce stupendamente il pianoforte per amplificare l’atmosfera di mestizia; peccato che la voce, a mio avviso, non sia all’altezza del resto… ma non appare molto e il resto è emozionante e originale.

Atmosfere simili per i Kawatana con “In darkness again” che hanno in più una base ritmica più marcata ed un cantante con una bella voce… la spirale della loro melodia sa catturare e guidare il cuore nei cupi sentieri dello struggimento.

I Musk Ox con “Above the Clouds” propongono invece un brano lento, con un violino e un violoncello evocativo che dialogano tra alcuni crescendo che ne fanno un pezzo ricercato, evocativo e prezioso.

Gli Oado con “Calmness at stress” presentano un pezzo con un background ambient, dal quale emergono il violoncello, una chitarra e in un alcuni tratti un pianoforte, per un pezzo crepuscolare e inquietante.

I Friends of Alice Ivy, con “Song of the Willows”, suonano un altro dei loro piccoli capolavori, un pezzo con suoni leggeri, rarefatti ed intrisi di armonia, dolcezza e struggimento, come la voce di Kylie.

Il secondo CD virtuale è aperto dai Lambda con “Keine Antwort”, un pezzo di connotazione ambient oscuro e claustrofobico, caratterizzato dalla dolce voce femminile in contrasto con la durezza della musica.

Nicole Lefebvre, esegue “Sprial Tales”, un brano strumentale al pianoforte, di ispirazione classica e romantica.

I nostri Hexperos con “Diadem of the Night”, suonano un altro capolavoro composto da lente melodie struggentemente oniriche ed evocative, su cui si libra la stupenda e calda voce di Alessandra Santovito.

Gli Urlich propongono “The tide is calling” un pezzo molto atmosferico, che comincia in stile dark ambient, per poi aprirsi sul pianoforte, il violino e il violoncello che entrano successivamente, per svelare la connotazione eterea del brano, anch’esso accompagnato da una romantica voce femminile.

I Lenin con “Tired eyes” hanno delle atmosfere estremamente rarefatte, tra le quali si inserisce bene anche il delicato canto femminile.

Macrima esegue “Jenseis von Zeit und und Raum” , un pezzo strumentale degno di inframezzi carichi di pathos che pare originare dallo Sturm und Drang.

I Jaime Black con “Sands of time” creano delle atmosfere suggestive ed ipnotiche, dalle venature epiche e sovrannaturali che ricordano i Dead Can Dance.

I Mirabilis sono presenti con “Permafrost”, un pezzo dal sottofondo ambient, al di sopra del quale primeggiano delle percussioni ritmiche, quasi rituali, e una voce femminile calda ed evocativa.

Angela Litte presenta “The wind that shakes the Barley”, un pezzo con la sua voce splendidamente struggente sullo sfondo di  musica lenta e malinconica, per un insieme che ricorda le canzoni dei bardi celtici, che creano atmosfere che si perdono tra le brume.

Mathew Roth suona un pezzo per piano e violoncello, delicato e allo stesso tempo profondo e ricco di pathos, di intense emozioni crepuscolari.

All my faith lost, altri ottimi ambasciatori della scena italiana, appaiono con “Still” un grande pezzo, di musica neoclassica con delle sfumature folk, che si distingue per un immenso assolo finale di violoncello.

I Poets to their beloved, presenti con “I don’t want to know” sono tra le migliori scoperte di Axel, che li aveva già presentati sulla pagina Facebook di At Sea e dalla quale hanno iniziato a essere condivisi in gruppi di discussione musicale. La loro musica è una via di mezzo tra neoclassico e atmosfere più musicali, che possono ricordare ad esempio gli And Also The Trees, con la differenza che qui è presente una voce femminile.

Zuzanna Matuseskwa suona “Porto”, un intenso pezzo al pianoforte, crepuscolare e caloroso allo stesso tempo.

I Myristica propongono al nostro ascolto “Soul Seeker”, uno stupendo pezzo per piano e tastiere antiche, veramente coinvolgente e gravido di emozioni intense, che riescono a creare quasi delle immagini durante l’ascolto.

Segue il turno di Nave Artificial, un grande e prolifico musicista spagnolo, che compone brani strumentali della corrente neoclassica, che non ha mai pubblicato nulla al di fuori di digital download, malgrado suoni una musica stupenda ed evocativa e la sua pagina Facebook abbia più di diecimila “like”, a testimonianza di una certa, meritatissima, fama tra gli estimatori di questa musica.

I Sondra Sun Odeon presentano “Lady in the woods”, una ballata dallo stile neofolk, dal tessuto sonoro composto però da una strumentazione varia e ricercata, come il violino, che crea dei bei duetti con la voce femminile.

Yotsuki Tsutsumi propone uno struggente pezzo per pianoforte e violino, intriso di malinconia e atmosfere crepuscolari…. musica che sembra voler perpetuare la magia del magico momento in cui l’esplosione di colori del sole apre la porta ai ricordi e al mondo onirico… sensazione amplificata dal suono della voce della cantante, che ricorda Bjork o Allison Shaw, e ripete, in giapponese, una melodia cantilenante, quasi ipnotica.

Charli Chaoli Sun chiude questa raccolta imperdibile con “Dream” un pezzo sinfonico con una struttura compositiva che si avvicina ai grandi della musica classica.

Una complilation che raccoglie trentaquattro piccoli gioielli, che provano quanto è ancora viva la scena musicale wave, quanti validi gruppi ci sono nell’underground in giorni in cui è molto più facile divulgare le proprie opere ma, paradossalmente, è più difficile trovare qualcuno che si fermi ad ascoltare i gruppi nuovi, o a promuovere quelli che, a suo avviso, meritano una chance di essere conosciuti.

I ragazzi di At Sea fanno questo, con impegno, dedizione ed un buon gusto ormai riconosciuto.

TagsAt Sea
Condividi:

Lascia un commento

*