Salvatore Coccoluto: Desiderio del nulla – Storia della New Wave italiana

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Sull’onda del revival postpunk/new wave cui si assiste da un po’, quest’anno è uscito un libro che ha l’ambizione di raccontare la storia della new wave italiana, tirandone in qualche modo le fila: si tratta di Desiderio del nulla – Storia della New Wave italiana di Salvatore Coccoluto, edito da Stampa Alternativa. L’autore è noto per la sua attività di pubblicista e giornalista, su Il Fatto Quotidiano e sul Web e, pur essendo cultore di questa come di tante altre materie, sembra aver nutrito per il movimento un interesse di vecchia data che lo ha spinto a ricercarne le fonti e a redigere una ‘guida’ che – stando alle sue dichiarazioni riportate in web – non pretende di essere esaustiva ma di servire da stimolo ad approfondire un periodo musicale e culturale di grande intensità. Copertina molto accattivante: “Desiderio del Nulla” è un brano storico dei Diaframma di una bellezza sconvolgente, uno di quelli che, insieme anche a “Siberia” ha meglio simboleggiato lo spirito ed il significato del movimento; il titolo ‘campeggia’ su un’emblematica foto che ritrae in controluce proprio Federico Fiumani. Dopo l’introduzione ad opera di Ghigo Renzulli – poche righe con osservazioni generiche insieme a qualche ricordo personale – Coccoluto esordisce con il racconto dell’irruzione della polizia negli studi di Radio Alice a Bologna, nei giorni della morte dello studente Lorusso: un resoconto, questo, che tutti conoscono perché riportato da così tante fonti da essere divenuto un pezzo di storia del costume italiano. E’ qui che, a suo avviso, andrebbero ricercate le radici di uno degli ultimi fenomeni di rottura germogliati nella nostra cultura. La sua esposizione prende dunque il via proprio da Bologna, per spostarsi poi a Firenze, con un criterio per così dire ‘geografico’ che cerca di ‘fissare’ i semi di novità gettati sulla scia della nuova musica inglese o – perché no? – di un fermento autenticamente italiano. Da quella che si ritiene essere l’area più interessata dal movimento,  il volume allarga la visione, prendendo in esame anche altri ‘eventi’ con i loro protagonisti. E’ una scelta corretta, pensando a quanto l’atmosfera di quel periodo fosse densa e feconda di stimoli. Di tutto quel che successe allora, si doveva comunque fare una cernita, facendo emergere quanto di valido è stato trasmesso al futuro. Si può però presumere che la selezione sia stata effettuata usando come parametro principale il gusto e le preferenze dell’autore.

Coccoluto non omette di accennare alle radici della new wave in generale, offrendo brevissime sintesi dello scenario inglese ed americano, per poi entrare nel ‘vivo’: come si diceva, siamo in Emilia ed ecco allora il dovuto tributo ai Gaznevada e ai Central Unit, due band seminali per il nostro paese alle quali, soprattutto per quanto riguarda i secondi, i riconoscimenti sono arrivati in ritardo. Nulla quaestio anche in merito alle scelte seguenti benchè la lunga cronaca della carriera dei CCCP e le successive evoluzioni appaia sbilanciata rispetto ad argomenti altrettanto interessanti liquidati assai più rapidamente. Anche ai Kirlian Camera viene concesso ampio spazio con ben due interviste: giustificabile se si pensa che questi ultimi sono stati fra quei pochi che hanno potuto acquistare notorietà all’estero, diversamente da altri che forse l’avrebbero meritato di più, tuttavia una storia della new wave italiana, a mio avviso, non dovrebbe solo raccontare di quei musicisti che sono riusciti in qualche modo a diventare famosi. Passando poi a Firenze, lo stesso atteggiamento si rileva nella grande importanza data ai Litfiba, dei quali sappiamo praticamente tutto; non che manchino i Diaframma, i Moda, i Neon o i Pankow, per carità, ma, forse, analizzare in modo un po’ più ampio l’atmosfera di animazione connessa alla new wave fiorentina avrebbe potuto risultare interessante. In ogni caso, il volume ha il deciso merito di non trascurare altre ‘scene’ nate in città italiane di cui normalmente si parla abbastanza poco: la nuova musica non fu legata infatti unicamente ad Emilia e Toscana. Ben vengano allora i capitoli dedicati ai Frigidaire Tango o agli Underground Life, come pure ai fermenti artistici sorti a Torino, a Genova, a Milano e Roma. Belle le interviste con alcuni dei protagonisti di quegli anni che fa piacere ritrovare ora, in età ‘matura’, ma resta il fatto che diverse realtà a mio parere rilevanti non sono presenti oppure vengono appena menzionate. In compenso, risaltano figure come Enrico Ruggeri e Garbo dei quali – ma è certo una lacuna dovuta alla mia formazione ‘fiorentina’ – ammetto di ricordare solo le apparizioni a Sanremo.

Desiderio del nulla va in sostanza accettato come un piccolo manuale utile per coloro che del passato abbiano un’idea soltanto vaga e vogliano approfondire: con l’intesa che, dopo averlo letto, si impegnino ad andare ancora più a fondo.

Salvatore Coccoluto, “Desiderio del nulla – Storia della New Wave italiana”, Stampa Alternativa, pag.256, € 16,00

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