Il ragazzo invisibile

0
Condividi:

Perché un film di supereroi italiano? Non so se ne sentivamo la mancanza, ma ormai è fatta. Salvatores affronta un genere al quale ci siamo sempre sottomessi da spettatori passivi e stupefatti assoggettandoci senza batter ciglio alla colonizzazione americana, spalleggiata da budget bulimici (e relativi effetti stellari) che noi poveri italiani non ci possiamo permettere. Allora tanto vale andare a verificare di persona, chissà mai che…

Mancano le trovate da capogiro, il set è però reale, anche se la stampa localissima ha esagerato nell’attribuire alla sonnacchiosa Trieste un ruolo che veste con distacco, facendo da sfondo ad una trama che sovente mostra qualche affanno, risolto col mestiere. Se questo poi è il primo capitolo di una saga più lunga (il finale offre l’ovvio aggancio), contiene tutte le portate classiche che un tal menu deve per forza presentare allo spettatore, pena lo scherno e l’indifferenza.

Un adolescente (fino a quel momento piuttosto anonimo, anche se le ragazze in sala hanno apprezzato il suo bel volto imberbe) scopre di essere dotato di un potere che lo sconvolge, ma che potrebbe rivelarsi interessante, se messo a frutto per risolvere alcune questioni in sospeso (coi bulletti che lo strapazzano e colla bella per la quale il cuore batte forte…).

Merito dell’improbabile costume acquistato per pochi euro (il cinquantone che bastava per la calzamaglia dell’Uomo Ragno se lo sono preso due bravacci, bisogna accontentarsi) dai cinesi, od ingombrante eredità? La festicciola di Halloween organizzata dalla vagheggiata si risolve in un disastro, ma da qui in avanti le parti si invertono, e sarà Michele ad assumere il ruolo del personaggio fulcro di un intrigo che è ovviamente ben più grande di lui, e che ha in una occulta organizzazione nata dallo sfascio dell’U.R.S.S. la parte cattiva.

Poi ce ne usciamo con onore, fra poliziotti da caricatura (e Salvatores dovrebbe chiedere consiglio ai Manetti Bros., loro si che in questo ci sanno fare), alcune trovate interessanti (l’esplosione dell’immarcescibile gru Ursus, da far morir di crepacuore qualche anziano triestino), qualche domanda che resta sospesa (ma come, siamo in novembre e questo poveraccio, quando non visibile, se ne gira nudo per una città che di certo non è calda, eppoi perché nessuno, dico nessuno si esprime nel dialetto che i miei ciarlieri vicini usano quotidianamente? La triestinità che fine ha fatto?), le origini che si disvelano un po’ alla volta, complice un padre che fa valere la sua presenza anche rimanendo in disparte, e che fa il suo ingresso in scena al momento opportuno.

Tutto a posto, allora? Per quanto riguarda la sceneggiatura forse anche troppo, perchè, magari, il Maestro poteva metterci un po’ più del suo, o del nostro. Invece si limita a seguire un copione già ben tracciato da chi, da Oltreoceano, detta le regole del giuoco fin dalla sua invenzione. E l’italica fantasia? Latita, o meglio vi si ricorre quanto le vettovaglie (leggasi le idee) scarseggiano. Ah, e Trieste, guai a non citarla… Silente osserva lo svolgersi della vicenda, offrendo al pubblico in sala le sue vedute più conosciute (Piazza Unità d’Italia, il Molo Audace dinanzi al quale madre e figlio cercano un confronto/conforto, e questo Salvatores poteva risparmiarselo, suvvia, proprio lì doveva farli parcheggiare!), e meno (lo stabilimento balneare ove v’è l’incontro tra Michele e la amata Stella è solo per i locali, gli squarci di Carso che offrono le uniche riprese esterne alla città, tra pietraie e doline, i fatiscenti magazzini del Porto Franco…). Bentivoglio recita “da Bentivoglio”, immobile nella sua parte, che sembra quella di sempre, la Golino è un po’ stressata, nel suo doppio ruolo di Agente di Polizia (ed alla fine è lei a guadagnarsi gli onori della cronaca come risolutrice di un caso troppo intricato per l’opinione pubblica, meglio coprire tutto…) e di madre (adottiva) di un piccolo fenomeno (come scoprirà poi), Ludovico Girardello (Michele) è bravo, così come i suoi coetanei/compagni/rivali, alla fine torna tutto come prima, nessuno ricorda più nulla delle carambole e delle esplosioni, ma da qualche parte, in Siberia, si scopre che la vera madre di Michele è ancora viva, e che c’è una sorella, dotata di super-poteri d’ordinanza pure lei…

Manteniamo calma e realismo, magari un sequel, se ci sarà, rimetterà a posto le cose, Il ragazzo invisibile merita il prezzo del biglietto e, se spogliato di attese e se si evitano confronti, il tempo che si deve dedicargli scorre pure bene. Certo è che, la prossima volta che passerò davanti alla scalinata dell’Università (utilizzata come scuola di Michele) farò attenzione a qualche eventuale movimento sospetto…

Condividi:

Lascia un commento

*