The Twilight Sad: Nobody Wants To Be Here And Nobody Wants To Leave

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Gli scozzesi Twilight Sad hanno fatto uscire di recente il loro quarto full length e, dopo aver colpevolmente taciuto dei precedenti tre, vogliamo ora rendere loro giustizia in quanto Nobody Wants To Be Here And Nobody Wants To Leave è certo degno di essere preso in considerazione. Formatisi  nel 2003 per volontà di James Alexander Graham, Andy MacFarlane e Mark Devine, i Twilight Sad hanno pubblicato il primo lavoro nel 2007 (Fourteen Autumns & Fifteen Winters), riscuotendo giudizi molto positivi. Oggi, dopo le prodezze shoegaze degli inizi e la fase ‘industriale’ superata da poco, i nostri hanno sviluppato il loro suono più maturo: le atmosfere malinconiche ed introspettive dall’anima decadente non disdegnano derive shoegaze anche di notevole forza; qua e là passaggi vagamente irreali sembrano alludere a luoghi astratti e color pastello che la voce di Graham popola facilmente di emozioni. Così ecco l’opener “There’s a Girl in the Corner”, che apre uno scenario appartato ed umbratile grazie alle note tormentate che la chitarra diffonde tuttavia con grazia. Subito dopo “Last January”, uscito anche come singolo, è decisamente uno dei brani più belli: sarà per la melodia deliziosamente introspettiva o il basso dal suono ’80 o comunque per l’atmosfera così malinconicamente ‘vintage’, non ci si stanca di ascoltarlo. Dopo le sonorità più facili di “I Could Give You All That You Don’t Want” giunge la piccola perla synth-pop, “It Never Was The Same”, e, poco dopo,  “In Nowheres” fonde il pathos del canto con una chitarra un po’ hard: molto, molto efficace! Altro bell’episodio la title track: l’inizio pulsante anticipa l’abbinamento davvero originale fra suoni shoegaze e la voce lirica e sognante che crea un irresistibile contrasto; prevale invece il romanticismo nostalgico in “Pills I Swallow” che si manifesta comunque in forme eleganti ed esangui. Questa vena così sottilmente dolorosa si estende anche alle ultime due tracce, “Leave The House” e soprattutto la tristissima “Sometimes I Wish I Could Fall Asleep” cui le desolate note di piano conferiscono una solennità semplice, quasi ingenua: il clima scorato influenza profondamente – e pericolosamente! – gli stati d’animo per cui… meglio evitarlo nelle serate malinconiche.

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