Wanda Wulz: Manifesto Intrepido

0
Condividi:

A poco più di un anno da Coloremetico, Ludovico Padovan, rimasto da solo al timone del progetto, ritorna con questo secondo album, che si avvale della produzione sonora di nomi storici del panorama wave italiano.
Quest’opera è stata preceduta da un paio di mesi dal video poeticamente emozionante di “Domani”, che ha la dignità e l’intensità di un vero cortometraggio.
Manifesto intrepido è un opera ancora più profonda e drammaticamente intensa del cd precedente, come un ideale sviluppo, mediante suoni e parole poetiche, della tematica della celebre poesia “Foglie di Autunno” di Montale: lo stesso senso di caducità e fragilità dell’esistenza umana, di tragedia imminente e di disperata rassegnazione.
“Nuvole e alberi”, riflette il tempo dilatato dell’attesa, di un cuore che non sa per quanto batterà ancora, mentre i ricordi si offuscano, sfumando nell’abbandono, nell’oblio.
“Domani” brilla di una luce fredda, quella che accompagna gli ultimi, inutili passi, dell’esistenza, quella delle domande sulla vita che prendono il posto dei sogni.
“Il battito” è un pezzo che mette i brividi, pieno di angoscia, descritta dai suoni in loop, come i pensieri, le paure che non vogliono lasciare la mente… Un pezzo in cui incombe, quasi palpabile, il senso di fine imminente.
“Perché” è pieno di malinconia, di ricordi, di volti di persone da cui non ci si vuole distaccare, ma dai quali si sarà strappati via, come sembrano ricordarci i giri di chitarra, che scandiscono, come lame taglienti, i versi poetici di Ludovico.
“Sguardi d’inchiosto nero” evoca l’amore, che riesce a squarciare la rassegnazione ed allo stesso tempo a rendere il distacco ancora più lacerante, come suggerisce la musica di questo pezzo, e il desiderio di scriverlo, di fissarlo con l’inchiostro in un ricordo immortale.
“Giorni ed ore” è un altro pezzo intenso e dolente… con la prima parte che descrive una debolezza estrema, che sfuma in una seconda parte, un cui Ludovico sembra immaginare un futuro senza di lui… la dolcezza di un volto femminile che riempie un futuro a lui negato… e l’oblio a cui si riferisce il testo sembra poter diventare un rimedio contro la sofferenza.
“L’effetto che fa” ha un’atmosfera rarefatta… gelida come il suono dei sintetizzatori che fanno da sfondo alle parole… che crescono di volume, per enfatizzare la sensazione di angoscia di disperazione… merita una citazione anche il loop finale che sembra rappresentare sonoramente l’ebbrezza delle menzogne che offrono riparo da una realtà dura da accettare.
“Il tempo del silenzio”, pur essendo uno dei pezzi dal testo più oscuro, ha una musica più ritmata, in qualche modo più positiva, quasi ad enfatizzare il concetto che, a volte, la morte può essere un sollievo.
“Di notte” , come suggerisce il titolo, descrive le paure, i pensieri più oscuri, che privi degli ostacoli, delle distrazioni che offre il giorno, nella solitudine, nell’oscurità del silenzio tornano a riempire i pensieri e a tormentare l’anima.
“Passerò”, con il testo di Cesare Pavese, si apre con una melodia evocativa e celestiale, sulla quale si inserisce però la voce remota, triste, di Ludovico, che ci ricorda che la strada di cui parla il testo, è quella dell’ultimo viaggio.
“Un ballo immobile” rispecchia l’agitazione che dilania l’anima quando sta per partire… l’abbandono del corpo che ha tradito i sogni con la sua fragilità, con la sua infinita, fatale debolezza, (“il mio fantasma di uomo”) e la paura dell’ignoto, del viaggio verso un orizzonte che, forse, offre liberazione, ma dove si stagliano anche i nostri timori.
“Exit” è uno stralcio di un’intervista di che parla delle leggi della vecchiaia, delle “leggi della morte”, accompagnata da un suono di pianoforte che sfuma e viene sopraffatto dal rumore del volo delle mosche… le mosche che si radunano sui corpi in putrefazione, probabilmente.
Per concludere, non è certamente un lavoro di facile ascolto, ma se non spaventa un viaggio in emozioni profonde, e soprattutto autentiche, se si è pronti ad ascoltare la rappresentazione sonora dei più intimi, ancestrali timori della specie umana, questo disco ha introspezione e capacità evocativa.
Se si considera l’arte un mezzo per esprimere e descrivere le emozioni, amplificandole e cercando di farle rivivere agli altri, rendendole talmente intense da poter consentire a qualcuno di immedesimarsi, di riviverle attraverso un’opera, allora questo CD è arte allo stato puro.

Condividi:

Lascia un commento

*