Secret Side Project: KAH DRE GAH

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A testimonianza di quanto, ultimamente, l’underground musicale italiano sia vitale, ecco un altro progetto di Torino che, nato solo l’anno scorso, comprende personaggi in circolazione da tempo,  già membri dei The Ghost Effect, band di stanza nella stessa città. I Secret Side Project – Laura Agerli, Andrea Cannella, Gianluca Pelliciari e Claudio Vernetti – vedono la presenza di una vocalist di notevole classe come Laura, che conosciamo per la militanza negli Yabanci, e che, per la qualità della sua ‘ugola’, imprime il suo inconfondibile marchio su qualunque cosa faccia. Il gruppo tende a non darsi un’identificazione precisa e, a detta degli stessi componenti, è aperto a tutte le possibilità che le loro esperienze in altri progetti musicali possono offrire. Negli otto brani dell’album, che porta il criptico titolo di KAH DRE GAH, sono innegabili le influenze post-punk, percepibili soprattutto nei toni del basso e della tastiera, e goth, come si nota in certi passaggi alla chitarra e, principalmente, nel canto di Laura. Apre “Secret Side” con suoni ingannevolmente ‘atmosferici’ che confluiscono poi in una ritmica pacata; l’arrangiamento è ampiamente elettronico, con forme musicali ricche, forse soltanto un filo ‘barocche’, ma la parte vocale è impeccabile. Subito dopo, in “Privacy”, uno degli episodi che preferisco, emerge la pregevole chitarra ed irrompono cupi, gotici scenari con la nostra vocalist in grande spolvero mentre in “No One Outside” le tinte divengono ancora più drammatiche; le voci registrate all’inizio di “Spoiled for Choice”, poi, introducono ad un ambiente fortemente ‘sintetico’ che il veemente canto di Claudio Vernetti, qui in alternanza con Laura, sa ben ‘animare’. Ma “Afraid to Dance”, uno dei brani dalla melodia più orecchiabile, sembra introdurre un clima un po’ più ‘disteso’ che permane fino alla fine; così ecco la gradevole “Stop Motion”, caratterizzata da sonorità vagamente ‘vintage’ dal sapore wave e la curiosa “Body Is The New Frontier”, forse la traccia più estrosa, definita da un vivace ritmo ‘mediterraneo’ che non cela una vena leggermente ironica. In chiusura “Europe” opta per suoni più ‘onirici’ ed ‘ammiccanti’, sottolineati anche dai curiosi coretti e le note di piano in fondo. KAH DRE GAH è dunque un disco piacevole e non privo di spunti interessanti, ma soffre un po’ di una mancanza di omogeneità cui forse una produzione più puntuale avrebbe potuto ‘ovviare’.

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