Zoom: S​/​T EP

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Sardegna, gennaio 2014, tre ragazzi, tutti con trascorsi in altri gruppi locali, fondano un gruppo…. con il nome ispirato ad un tipo di obiettivo… che idealmente hanno puntato in direzione di Firenze… e, cercando di regolare il “Diaframma”… hanno azionato una macchina del tempo, un’illusione sonora, anziché ottica, che ci conduce “Altrove”, idealmente nella scena che si era appunto sviluppata nel fertile humus intorno a Contempo ed al Tenax.
Dopo un anno di prove, hanno pubblicato questo ep di cinque pezzi, disponibile in digital download su Bandcamp e Soundcloud, per far conoscere la loro musica, che ha colpito me e altri amanti della prima wave, tra cui l’amico, e fanzinaro storico, Ottavio Chiodo, che voglio ringraziare per avermeli fatti conoscere.
I pezzi di questo grande debutto, che meriterebbe davvero un degno supporto fisico, magari in vinile coerentemente con il periodo storico al verso il quale gli Zoom mostrano fortissime referenze musicali, sono cinque, cantati in italiano, come era spesso usanza agli esordi della nostra scena. In tutti si mette in risalto il basso cupo, poderoso, cuore pulsante di un ritmo sonoro carico di inquietudini, sui quali si inserisce la voce, in perfetto equilibrio tra grida, canto ritmato e potenza vocale, con un risultato che si fonde perfettamente alla musica, conferendogli enfasi, e una narrazione lirica degna del suono di sfondo.
“L’Ombra di un uomo” è molto fiorentina… un incrocio tra le atmosfere cupe dei Diaframma degli esordi e le chitarre che tessono angosciati vortici dalle sfumature rock e la potenza vocale dei Litfiba: cinque minuti di oscura frenesia.
“Stanze vuote” è ancora molto dura, con le chitarre in controtempo e i suoni che si affievoliscono per dare ancora più risalto alla voce e creare momenti sincopati, in cui il nulla si contrappone all’agitazione.
“Fotofobia”, un pezzo strumentale, ha un’atmosfera claustrofobica, vicina al baratro esistenziale dei Joy Division più nervosi, come la rappresentazione sonora di una corsa, di un tentativo di fuga disperata.
“Goya” è un bell’omaggio ad un grande della pittura, cosa che fa piacere in tempi in cui è sempre più raro imbattersi in gruppi che si ricordano che la musica non è un’isola, ma parte di un universo artistico, di un modo di sentire, di fascinazioni e riferimenti condivisi. Qui le chitarre emettono pura ansia, in un ritmo serrato, un battito vicino al collasso, come uno spasmo di un essere stremato che non si vuole arrendere ai suoi demoni.
“Lasciami entrare”, brano probabilmente ispirato al film, è un meraviglioso inno dannato, gravido di oscurità, angoscia, sentimenti che bruciano nella loro devastante furia…. Musicalmente ricorda i Diaframma più rabbiosi, ma forse sono reminiscenze nostalgiche…… che invadono il cuore ascoltando questi suoni, che ci fanno capire che il messaggio della new wave, degli anni ’80 è stato recepito anche dai ragazzi che in quegli anni sono nati e che ora portano avanti, meritatamente la scena del terzo millennio.

Per informazioni: https://www.facebook.com/zoomband13
Web: https://zoomband.bandcamp.com/album/s-t-ep
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