Bjork: Vulnicura

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Björk è un personaggio piacevolmente destabilizzante. Non si sa mai cosa aspettarsi e questo è un grandissimo bene. Ogni suo disco è pensato fino all’estremo tanto da risultare sempre un “concept” ideato nella più totale convinzione di creare un universo a sè stante. Da gran genio qual’è ci riesce sempre senza sbagliare un colpo. In questi ultimi anni ha sterzato verso suoni ed arrangiamenti più elaborati tanto da sfociare nella musica colta ma non ha perso i numerosi fans che ancora acquistano in massa i suoi lavori. Vulnicura ha il consueto titolo che è tutto un programma e nasconde il significato più intimo del disco. “Vulnus” e “Cura” ovvero la cura del dolore: la fine del suo rapporto con l’artista/regista Matthew Barney, compagno per molti anni dell’eccentrica islandese. Gran bella copertina , come sempre. Ma la musica è sicuramente la grande protagonista e non ci si può allontanare dal termine “evento” quando si tratta di un suo nuovo lavoro. Accompagnata da sensuali archi e da qualche spunto elettronico – stile qui molto sottotono rispetto al solito – Björk rievoca le tappe del suo dolore personale attraverso nove brani convincenti. Molti pezzi hanno addirittura una data ad esplicare quando sono avvenute certe sensazioni che sgorgano dalla sua ugola. Il canto è più rilassato, la musica scorre come un flusso di emozioni raccontate con sette note che con lei sembrano sempre provenire da un altro pianeta. Le direttive già si stabilizzano con “Stonemilker” e “Lionsong”, i primi due brani. La regina dei ghiacci si strugge ma non è mai patetica, semmai catartica. I degni compagni di viaggio – Arca e Haxan Cloak su tutti – sembrano quasi una presenza invisibile ma è il dosaggio che rende gli elementi equilibrati. Probabilmente il suo lavoro più struggente e aristocratico in assoluto ma anche la riprova che la minuta genietta è in forma smagliante. L’arte come confessione intima: dubito fortemente che i fans non si lascino trasportare da momenti come “Black Lake” e “Family” dove il canto trova un’altra dimensione. Al di là di questo disco si torna tristemente nell’al di qua. Contate quanti nomi del pop riescono in questa impresa. Un album che crescerà dopo molti ascolti come tutte le sue opere.

TagsBjork
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