Espelho Mau: Made to last

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Curiosando in scene qui ancora poco conosciute si fanno a volte delle scoperte molto belle, come nel caso di questo gruppo portoghese, attivo già da qualche anno. Questo è infatti il loro terzo album, che ci propone una wave malinconica, spesso carica di sintetizzatori e sempre gravida di saudade grazie alla voce di Paulo Moreira, emozionale, piena di pathos ed enfasi, che risalta particolarmente nei pezzi in cui canta in portoghese, lingua che molti di noi avevano conosciuto ed amato nelle sue sfumature morbidamente romantiche grazie ai Madredeus.
Il cd si apre con “Beautiful”, pezzo di wave abbastanza classica delicatamente melodica, che strizza un po’ l’occhio a gruppi degli anni ’80 come i Tears for Fears. “Shelter the pain” è molto più lenta e struggente, con la voce di Paulo che svetta su una melodia intercalata da un basso lento e tormentato. “Lágrimas de Pão” ha un bel gioco di synth, dolcemente crepuscolari, che il cantato nella loro madre lingua carica di fascino esotico, di suggestioni di immagini, sogni che si perdono per sempre nella vastità dell’oceano, oltre quelle colonne d’Ercole che per molto tempo hanno rappresentato nella credenza collettiva i confini del mondo, le porte che si aprono sul nulla. “Rasgar” è più ritmata, ballabile, ma con al suo interno un senso di precarietà, smarrimento, come a voler rappresentare, metaforicamente, un’ultima danza sul Titanic. “So I don’t dream” è invece lenta, struggente: tutto è dilatato, come un tormento interiore, che dal cuore si espande in tutto il corpo. “Alicia” è come un toccante inno ad un amore perduto, la narrazione del rimpianto di un volto, di un tempo, di sentimenti che hanno ceduto il posto alla solitudine. “All my faith” è un altro pezzo pieno di struggimento, di sentimenti che devastano l’anima con la loro potenza, come i suoni che alternano ritmi più ritmati ed ossessivi a rallentamenti molto forti, come una rappresentazione sonora della perdita delle forze. “Eyes broken” ha invece delle sfumature gotiche, con delle belle chitarre che ricordano i Sisters of Mercy, le emozioni oscure espresse con riff nervosi. “O soffrimento Jaz” è invece lenta, caratterizzata da chitarre quasi ambient, eteree, sulle quali si staglia la voce sofferta, in contrasto con lo stacco dove basso e batteria scandiscono invece ritmi dolorosamente più veloci, come il battito di un cuore in tempesta. “Say you will” è dolcemente struggente, come una supplica, come la tenue luce di una speranza che si ostina a resistere nell’oscurità che incombe. “Made to last” è sempre lento, ma il nervosismo delle chitarre sembra rappresentare un tentativo di resistenza, un appiglio, come quello che può offrire il sorriso del testo della canzone. “Noiva de Jardim” si apre con delle atmosfere rarefatte, sulle quali si inserisce un basso oscuro e deciso, che sembra voler aggiungere enfasi al cantato.

Per informazioni: http://www.necrosymphonic.com/
Web: https://www.facebook.com/espelhomau13
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