Geometric Vision: Virtual Analog Tears

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I ragazzi crescono e i risultati si vedono. Virtual Analog Tears è il secondo lavoro di una band italiana che abbiamo notato fin dal promettente debut album (Dream) di meno di due anni fa e per questo abbiamo deciso di seguire. Questo tempo ha portato con sé avvenimenti e, soprattutto successi, grazie anche alle numerose date, molte delle quali all’estero, che hanno fatto dei tre Geometric Vision esponenti prestigiosi della nostra ‘scena’ italiana ed hanno addirittura fatto parlare di una specie di ‘scuola’ napoletana: infatti, anche gli Hapax e gli Ash Code – tutti e i tre gruppi nella scuderia della Swiss Dark Nights che finora ha dimostrato un certo acume nelle sue scelte – provengono dal capoluogo partenopeo e condividono con i nostri sonorità ed umori ‘depressi’. Virtual Analog Tears contiene dodici tracce curatissime, dall’atmosfera oscura e decisamente ‘cold’: gli arrangiamenti minimali propongono a volte passaggi limpidamente ‘geometrici’, ma non mancano momenti più ‘tirati’ e trascinanti, molto adatti ai dancefloor di genere. Lo si comprende già dall’ottima opener “Black Heaven”: esordio elettronico teso, basso impeccabile come sempre, chitarra di Amato davvero ‘tranchant’ e poi la voce di Ago, ormai inconfondibile, che ‘buca’ impetuosa le tenebre. “Think”, un omaggio al classico ‘dark’, fa pensare ai Cure – il basso è quello! – mentre in “Hills”, una delle mie preferite, la chitarra tira fuori le sue note più ‘romantiche’ ed il contributo della voce femminile concorre ad evocare ‘gotiche’ malinconie. Con “Another Day Without Blue”, ecco un altro brano vagamente ‘cureiano’, vivacemente ritmato e con una melodia accattivante da morire; sulla stessa linea “Generation A” in cui è impossibile non apprezzare basso e chitarra davvero splendidi. La seguente “In Your Silent Room” è uno degli episodi a mio avviso più belli: qui è proprio Ago Giordano a farsi onore, con il canto che sembra provenire da distanze cosmiche e la tastiera che traccia gelide pennellate. Da questo punto in poi i pezzi offrono comunque un’impronta più peculiare: di “Panic”, per esempio, sono le laceranti note di chitarra da evidenziare e il ‘lato’ più tirato dei Geometric Vision dà un bel po’ di soddisfazione; “Joy” propone una parte vocale più ‘parlata’ che cantata e suggestive sonorità minimali, mentre la title track sprofonda il paesaggio nell’oscurità e la voce diviene ‘robotica’ e inquietante. Cito ancora soltanto la bellissima “Nenia”, dal tristissimo testo in italiano, che colpisce con suoni sinistri e frasi dolorose: in lontananza vi si odono perfino i lamenti delle cosiddette  ‘chiangimuerti’, le donne che nel sud piangevano – e a volte ancora lo fanno! – al capezzale dei defunti e che una voce femminile ‘traduce’, echeggiando il clima di una tragedia greca. Si conclude con questa piccola ‘perla’ che, con musica e parole, definisce in salsa ‘dark’ un legame emotivo con la nostra sfera di esperienza, un disco che mi sento di consigliare senza riserve.

Per informazioni: https://swissdarknights.bandcamp.com/album/virtual-analog-tears
Web: https://www.facebook.com/pages/Geometric-Vision/217664595068152?fref=ts
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