Prong: Songs from the black hole

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Tommy Victor volge lo sguardo al passato, ed ecco che Songs form the black hole prende forma. Dieci cover che spaziano dal punk californiano ai The Sisters of Mercy, non mancando di citare i Killing Joke e pure Neil Young. Ne risulta un buon disco, ove il trio rilegge ogni singolo episodio mettendoci del proprio, e se analoghe iniziative possono dare adito a più di qualche dubbio (contratto in scadenza da onorare, mancanza di idee o di stimoli…) non mi pare che questo sia il caso. Ovviamente il primo pezzo ascoltato dal sottoscritto è quella “Vision thing” che attribuisce il titolo all’ultimo albo pubblicato da Andrew Eldritch, forse il più discusso e quello che ha suscitato più perplessità. La versione degli americani spoglia il brano d’ogni residuo goth (perchè l’originale era pur sempre una canzone dei Sisters!), indurendola quel tanto da renderla ideale per le esibizioni live, e chi sa che il buon Victor l’abbia rielaborata proprio pensando a questo. Eppoi “Kids of the black hole” degli Adolescents, anno 1981 (o giù di lì…), amici, c’era Sir Rikk Agnew alla sei corde, ed i Prong mostrano grande rispetto nei confronti di uno dei più influenti chitarristi dell’epoca (l’entrata di “Romeo’s distress”, serve citare il disco di provenienza?, è da manuale), “Kids of the…” rifulge in tutto il suo decadente splendore. Dei Killing Joke c’è “Seeing red” (da “Killing joke”, 2003),  non potevano mancare essendo parte della formazione artistica di Victor, poi Husker Du, Black Flag, Fugazi, Bad Brains, una lunga carellata che sa di lezione di storia per chi non c’era, Butthole Surfers e Neil Young, ma lo start è affidato ad un altro grande classico minore, quella “Doomsday” (da “Never again” del 1982!) che appartiene al repertorio di uno dei complessi più discussi del punk inglese, i Discharge (erano i tempi di “Hear nothing…”). Ottima introduzione per un disco che, pur scevro da qualsiasi auto-compiacimento, suona davvero come manuale della musica alternativa. Onore al veterano Tommy Victor, ed osservate bene la copertina… mi ricorda quei vinili che provenivano dall’assolata California, zeppi di brani veloci e melodici, che urlavano al mondo una rabbia che pareva covare lontana… Sono certo che l’amico Magou apprezzerà Songs form the black hole, devo mandargli un messaggio…

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