Psycho Kinder

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Il moniker Psycho Kinder non è certo nuovo per chi abbia seguito Ver Sacrum negli ultimi anni: due singoli, un EP e, nel 2014, il primo full-length, Il Tramonto dell’Evidente sono tutti presenti sulle nostre pagine. All’origine del progetto, il marchigiano  Alessandro Camilletti, autore di testi cupi ed inquietanti che, con il contributo di musicisti, vengono ‘incastonati’ in una trama armonica in stile wave dai suoni plumbei e tesi, secondo una formula di ‘parola in musica’ già sperimentata da altri ma non necessariamente con gli stessi positivi risultati. In questi giorni, preceduto da un bel video a cura di Luca Barchiesi è uscito il nuovo singolo di Psycho Kinder. Vi si trovano due brani, “Vivo e Invisibile” e “Nel Caos dell’Ecumene” che si avvalgono, come ormai è tradizione per Alessandro, delle musiche di Ali Salvioni e del mixaggio e mastering di Michele Caserta. “Vivo e Invisibile”, dal contenuto intimo e profondo  è, per certi versi, una sorta di esaltazione dell’individualismo come ribellione all’‘appiattimento’ e all’‘omologazione’ generale: le parole scorrono su un sottofondo minimale di impostazione elettronica assai ricco di tensione.  Il testo di “Nel Caos dell’Ecumene”  invece è piuttosto orientato al sociale e l’accompagnamento musicale tende a sonorità ancora più cupe. In entrambi i pezzi, il recitato è potente e ricco di tensione.
In questa occasione, abbiamo chiesto ad Alessandro Camilletti di rispondere ad un paio di domande e di raccontarci qualcosa del suo progetto.

Alessandro, Ver Sacrum ti segue fin dal 2011, l’anno in cui uscì il primo singolo a nome Psycho Kinder: all’epoca eravate in tre e le parole di quei due brani avevano un contenuto fondamentalmente filosofico/esistenziale. Che cosa è cambiato nel corso di questi anni?

Lo spirito è rimasto lo stesso del primo singolo, è cambiata soltanto la forma. Psycho Kinder per necessità non è più una classica band con collaboratori fissi ma un progetto indipendente che ha nella voce e nelle liriche, come nella grafica di Marco “El Topo” Luchetti e nella produzione di Michele Caserta, gli elementi di continuità e il proprio marchio.

Le musiche dell’ultimo singolo sono opera di Ali Salvioni, artista svizzero con cui avevo già collaborato lo scorso anno (“Un vuoto insostenibile”), che è riuscito a intercettare con singolare efficacia il mood che desideravo.

Il brano “Vivo e Invisibile”, recentemente pubblicato, sembra legato strettamente ad una tua esperienza personale: vuoi parlarcene?

In sintesi rappresenta il mio modo di vivere. Sposo pienamente l’affermazione di Leopardi secondo il quale “l’impostura è l’anima della vita sociale”. Sono spesso rimasto molto deluso dalle esperienze “di gruppo”, siano esse ludiche, sportive, lavorative, politiche o religiose.
Molte persone si attaccano troppo a qualcosa per costruire una propria identità finendo poi per perderla del tutto. Quasi sempre poi le dinamiche che si vengono a creare nei contesti organizzati portano a un dominio degli individui più meschini e opportunisti su una serie di burattini addomesticati. Ammiro viceversa chi riesce a sfuggire a una perfetta catalogazione, dal lupo solitario all’eccentrico, dall’artista sincero al libero pensatore che scevro di pregiudizi, riesce a scorgere una visione d’insieme e non una semplice parte della complessità dell’esistenza.

“Vivo e Invisibile” è quindi un inno all’indipendenza, a pensare con la propria testa e a seguire la propria via senza curarsi troppo del giudizio di chi comunque “non ti vede”.

E’ corretto dire che la forma espressiva scelta da Psycho Kinder sembra mirare alla sintesi fra poesia/manifesto e musica?  In quale delle due arti ti riconosci maggiormente? Oppure: di quale hai più bisogno?

Mi identifico indubbiamente più nella scrittura che è la mia vera attitudine. Scrivere è per me un atto liberatorio che non avviene mai in maniera predeterminata.

La musica è una passione viscerale che mi accompagna da sempre (sono un divoratore di cd, viva il supporto fisico!) e di cui non potrei fare a meno, tuttavia non ho mai avvertito la necessità di suonare uno strumento.

Psycho Kinder è, come giustamente osservi, una sintesi fra le due arti: la musica deve creare un’atmosfera, uno scenario per le parole.

“Nel caos dell’ecumene” curiosamente contiene, nel titolo, un riferimento alla cultura classica, ma il testo pare piuttosto incentrato su una visione del mondo distopica, legata più che altro alla nostra sensibilità moderna. Vuoi spiegarci?

Se “Vivo e invisibile” descrive il mio modo di vivere, “Nel caos dell’ecumene” esprime il pensiero che ne sta alla base. Sono quindi due brani complementari e decisamente personali.

Non credo di avere una visione del mondo distopica ma realistica perché fondamentalmente  nel mondo sono sempre accaduti e continueranno ad accadere gli stessi fatti: guerre, lotte per il potere, sfruttamento dei più deboli e, citando il compianto Claudio Rocchi, “le pessime abitudini spesso vincono le gare e gli animi gentili si trovano negli angoli, paludi imbarazzanti, travolti da arroganze, deliri di potenza, espliciti inganni, reiterate gelosie”.

Ci sono ovviamente anche delle “isole felici” in cui vivere, degli affetti sinceri e di tanto in tanto uomini illuminati che con la propria opera (artistica/filosofica, scientifica, politica o spirituale) e quasi sempre a suon di sofferenze,  riescono a regalare un po’ di luce ai propri simili.

Come mai non abbiamo ancora avuto la possibilità di vedere Psycho Kinder  dal vivo? Non ti interesserebbe esibirti di fronte ad un pubblico?

Mi piacerebbe molto ma l’attività live richiede più tempo di quello che ho a disposizione e un assetto stabile con cui provare. Sono parecchio meticoloso e in questo momento non riuscirei a organizzarmi adeguatamente.

Forse è una domanda stupida, ma siamo curiosi: a quale dei tuoi brani sei più legato e perché?

Sono particolarmente legato a tre brani: “Un uomo”, pezzo postpunk tirato con cui abbiamo esordito e che ancora oggi è tra i più apprezzati da chi ci segue; “L’Incomunicabile”, primo singolo con tanto di videoclip, grazie al quale il nostro nome è apparso sulle principali riviste musicali italiane ottenendo riscontri molto positivi; “Vivo e invisibile”, che trovo uno dei brani più maturi sotto ogni punto di vista della nostra produzione.

E ora, dopo “Vivo e invisibile”, cosa bolle in pentola?

Ho diverse liriche inedite su cui penso inizierò a lavorare dopo l’estate. Sto prendendo in considerazione anche l’idea di far remixare alcuni brani da artisti che sono sulla nostra lunghezza d’onda.

Quanto a noi, ci proponiamo di continuare a seguire Psycho Kinder/Alessandro Camilletti con tutta l’attenzione e la simpatia che merita.

www.facebook.com/psychokinder

psychokinder.bandcamp.com

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