Filii Eliae: Cimiterivm

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Riemersi dalla tenebra nel 2014 (coll’ottimo “Qui nobis maledictum velit”), i salernitani Filii Eliae si ripresentano nel breve lasso di tempo di qualche mese con Cimiterivm, e mai titolo fu più azzeccato. Il doom horrorifico dei fratelli Maurizio e Roberto Figliolia (hanno adottato come nick del loro progetto la traslazione in latino del loro cognome) è caratterizzato da tastiere sinistre, che tracciano linee di contatto con quanto proposto dai cerimonieri Abysmal Grief e dall’impatto lugubre di tracks come “Funeralis” e come la title-track, lasciando a squarci strumentali di pregevole fattura l’onere di accrescere il senso d’inquietudine profonda che attraversa l’intiera opera. Il lamento della chitarra in “Cinis cineri” ed in “Extrema pars” rimandano all’epica sofferta dei Trouble, che nel doom trovavano la forza per espiare i propri peccati, e l’uso appropriato del latino fa risalire il dark metal di “Odivm aeternvm” ai grandi Requiem ed al curriculum onorevolissimo di Mario “The black” Di Donato, che fu tra i loro fondatori. Segnalo altri episodi significativi di una lista che però dovrebbe compilarli tutti, nella sacrale “Exeqviae”, dolente marcia funebre che non abbisogna di parole, lasciando ancora una volta alla sei corde il ponderoso compito di suggellare la cerimonia col suo canto, in “Plvrimum sangvinis” ed in “Tabula rasa”, ove il ritmo aumenta senza che il pathos di Cimiterivm ne abbia a discapito. Forte di un sound che rivela in più d’un episodio punti di contatto con il black, ottundendone però l’indole più maligna in favore di un processo creativo più ragionato e profondo, Cimiterivm ci porge su una lastra di marmo lorda del sangue dei sacrificati l’occasione per andare alla scoperta dell’altro occulto monile sonoro rilasciato da Ossibus Ignotis e da Martirium (questi i nick-name adottati dai Figliolia), il citato “Qui nobis maledictum velit”, e la vostra sete di doom verrà tosto placata. Il basso su Cimiterivm è suonato dall’ospite Vastum Silentium, degli altri strumenti si occupano direttamente i due leader (già attivi nei primi ottanta con band dai nomi che poi sono entrati nella storia del metallo, seppur ben più a Nord della solare Salerno, ossia Mayhem ed Enslaved!).

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