Omrade: Edari

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Sorprendente, Edari degli Omrade, duo francese al suo esordio. Non traccia riferimenti certi, perché fornisce una tale mole di indizi che seguire un percorso univoco non ha senso. Ascoltarlo con attenzione è l’unica soluzione possibile. Eppoi magari giocare ad incastrare le tessere del puzzle sonoro, per addivenire ad una soluzione che può però venir completamente stravolta alla successiva analisi. Come la rilettura dei canoni industrial-dark cari alla scuola CMI della prima parte di “Mann forelder”, presto abbandonati a favore di una forma più leggera, che stempera la sensazione di Apocalisse imminente che il principio lasciava presagire. Il disfacimento delle armate di Mordor, sotto il sole che squarcia le nubi. Emozioni che si affastellano l’una sull’altra, gli In The Nursery che fanno capolino in “Ottaa sen” e che poi si allontanano alla chetichella, la tromba che pare quella di Kenny Wheeler al servizio di David Sylvian, e che intarsia uno degli episodi meglio riusciti di Edari, disco che tritura decenni di rock e che poi manipola la poltiglia che ne deriva a suo piacimento. Si è detto, sono in due gli Omrade, Jaen-Philippe Ouamer e Christophe Denbez, e la Francia che ha dato loro i natali sovente ci ha sorpreso, in virtù di pubblicazioni ai margini, ma Edari sa andare anche oltre. “Satellite and narrow” si pregia di una voce femminile che pare quella di una Bjork Gudmundsdottir che s’abbandona al puro piacere del canto,  “Aben dor” mette paura, come quelle fiabe per bimbi che lasciano intravedere altri mondi ed altre creature, nemmeno troppo lontani da noi… Un senso di sospensione, di minaccia incombente dettato dalle scarne note di un piano suonato da un esecutore folle, e che richiamano dai confini dell’Universo esseri occulti che la nostra ragione non può accettare. V’è una radice metal in più d’uno degli otto episodi che compongono l’albo, ma evoluto ad un livello tale che può risultare difficoltoso distinguerla. Un disco come Edari lo si ama o lo si odia, senza compromessi o ripensamenti (come “Friendly herpes”, titolo che può far sorridere, ma non i suoi contenuti…). Quasi naturale che gli Omrade pubblichino per My Kingdom Music, etichetta assai attenta e curiosa, pronta a dar sostegno alle forme meno catalogabili della musica classificabile come rock. Una stella che si confonde nell’immensità del Firmamento, ma che potremo riconoscere con un piccolo sforzo, il lucore che emana è infatti assai sinistro…

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.facebook.com/Omradetheband
TagsOmrade
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