We Are Waves: Promises

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Attivi ufficialmente dal 2012 e freschi nuovi protagonisti della scena neo-wave, i torinesi WaW rilasciano il loro secondo disco lungo, il presente ed ottimo Promises, ulteriore step-up rispetto il pur notevole esordio “Labile” dell’anno scorso (hanno per inciso all’attivo pure l’EP omonimo del ’12 ed il singolo anticipatore del presente CD “Lovers loners losers”), aperto da una “1982” che è ben più di una semplice data, bensì una vera e propria dichiarazione d’intenti (e d’amore) per un anno che ben individua lo spirito che anima il gruppo sabaudo. Non retromania fine a se stessa però, Promises si esalta in una ricerca di suoni e di sensazioni che non possono essere riproposte in vitro, perché ovviamente nei duemila inoltrati non è possibile nemmeno ipotizzare un ricupero totale del sentimento che animava quell’epoca (e che chi l’ha vissuta conserva nel cassetto dei ricordi, chi più gelosamente chi meno…). Il mondo era ancora diviso in due blocchi, minore era l’invadenza dei media, non esistevano FB ed i social, le notizie si carpivano dai giornali, pensate poi a come si fruiva la musica, sopra tutto la nostra, era affare quasi carbonaro. Però la strumentale “Monochrome”, con quel suo andamento a-la Ultravox quello spirito lo accoglie in grembo e ne fa tesoro, calandosi nel profondo della wave più ortodossa ed algida. Sì, sono le tastiere ad ammantare di un velo di brina queste composizioni che però sanno colorarsi d’acceso come i fiori che punteggiano i campi in primavera, e la voce stentorea di Fabio Viassone (a tratti ricorda pure il Tony Hadley meno affettato) si dimostra perfetta interprete del mood romantico ma fermamente virile di Promises. Il quartetto (completato da Cesare Corso, Fabio Menegatti e Francesco Pezzali) evita la citazione ovvia e l’esercizio di bella grafia, prediligendo un’impostazione personale che consente al disco di trovare una opportuna collocazione all’interno di questa corrente musicale apparentemente (per nostra fortuna!) inestinguibile. La produzione di Federico Malandrino (Rezophonic) asseconda l’ispirazione del complesso, anche quando le sonorità si fanno decisamente sintetiche mai viene meno il cuore. Fra echi di The Cure (“Children lake”), che omaggiarono con la riproposizione di “A forest”, Sound, A Flock of Seagulls ed OMD, i We Are Waves dimostrano competenza e discrezione, lasciando alle citazioni (volute) il compito di fornire una traccia. Sviluppata poi da musicisti che hanno ben presente l’obiettivo da raggiungere, ovvero non limitarsi al facile ricalco, ma dare libero sfogo alla loro verve creativa.

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